Kalidou Koulibaly: il muro incompleto del Napoli.

Con l’arrivo di Sarri, Koulibaly è diventato un giocatore predominante.

Circa un anno fa, con le convocazioni per gli Europei ormai imminenti Didier Deschamps, allora tecnico della Francia ammise di voler convocare Koulibaly. Sfortunatamente però, il difensore partenopeo aveva già scelto di giocare per il Senegal qualche mese prima. Una gaffe che sottolineava però come Koulibaly fosse conosciuto ed ammirato anche al di fuori dei confini italici.

Didier Deschamps avrebbe voluto poter allenare Koulibaly con la sua Francia agli Europei 2016. Il calciatore, però, aveva già scelto di giocare per il Senegal.

Un muro costruito mattone per mattone.

Il merito è di Maurizio Sarri, allenatore vecchio stampo che ha rigenerato e rilanciato molti giocatori del Napoli dal suo arrivo. Il tecnico toscano intravede in lui potenzialità enormi e comincia un lavoro certosino sulla tattica individuale e di reparto. Per stessa ammissione del giocatore, è proprio Sarri ad aver cambiato i metodi di allenamento e di conseguenza le prestazioni di squadra. Le sessioni d’allenamento dedicate ai soli difensori danno i loro frutti. Koulibaly viene plasmato a livello tattico e reso consapevole del suo strapotere fisico ed atletico. Da lì in poi il senegalese ad ogni partita sembra tracciare una linea per terra e dire:”Da qui non si passa.”

La scarsa impermeabilità difensiva del Napoli.

Malgrado una difesa di tutto rispetto, il Napoli di quest’anno ha concesso troppi goal agli avversari. Questo non ha impedito ai partenopei di presidiare le zone nobili della classifica, ma forse ne ha pregiudicato la lotta scudetto. Le cause sono essenzialmente due:

  • il gioco di Sarri, molto votato all’attacco. La verticalità è una parola d’ordine nelle lavagne tattiche dello spogliatoio. Questo comporta però un notevole dispendio di energie, che alla lunga può farsi sentire, e l’incapacità di addormentare le partite una volta passati in vantaggio (vedi Juve, ndr).
  • l’inesperienza di alcuni giocatori. La non-abitudine di molti calciatori a mantenere alta la concentrazione per tutti i ’90 minuti ha condizionato alcune partite che a fine stagione potrebbero poi risultare decisive. L’inadeguatezza di Ghoulam contro la Juve o gli errori dello stesso Koulibaly contro Roma e Real Madrid sono limiti colmabili soltanto con il tempo e la costanza.

Il limite mentale da superare.

L’unico ostacolo rimasto in piedi tra Koulibaly e la sua completa maturità calcistica sembra proprio essere quello mentale. Si parla comunque di un giocatore di 26 anni, al quale qualche errore di “inesperienza” può ancora esser perdonato. La sua eccessiva sicurezza lo porta talvolta a sottovalutare il reale pericolo in campo e a dover rimediare in extremis quando possibile. Il suo intervento in ritardo su Dybala, che causa il rigore del pareggio bianconero, ne è la prova. Koulibaly interviene con la certezza di colpire il pallone, ma la Joya lo sposta all’ultimo e subisce il contatto. Inizia da qui la rimonta bianconera, che vincerà poi 3-1.

 

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Se colmata questa lacuna, la sensazione è che davvero possa diventare un difensore centrale con pochi eguali nel mondo.

Deschamps aveva già pregustato il suo utilizzo agli Europei, Conte avrebbe fatto carte false per portarlo al Chelsea in estate; al momento però l’unico a gioire è Maurizio Sarri. Calcestruzzo e cazzuola sono nello spogliatoio dell’allenatore: il muro deve essere ultimato.

Luca Guerri

 

 

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