La chiamano ”follia”

Psicosi, impeto o estro?

La psicosi è sinonimo di allarme e di paura. La follia è ciò che mette in crisi tutte le nostre persuasioni 

Perdere il controllo

Luigi Pirandello in una celebre frase affermò: ‘’Trovarsi difronte a un pazzo sapete cosa vuol dire? Trovarsi davanti a chi vi scrolla delle fondamenta, dalla logica di tutte le vostre costruzioni’’.

Sono le dieci di sera e sono davanti a uno dei locali più frequentati della città. Un uomo si avvicina e mi chiede una sigaretta. Gliela porgo. Dopo la prima boccata di fumo incomincia a parlare a casaccio. Cose sconclusionate, sconnesse, senza filo logico e significato intrinseco. Si gratta la testa in modo convulso e risucchia il fumo come se fosse ossigeno. Tutti ridono, qualcuno si butta occhiate ambigue. Altri entrano nel locale a rifugiarsi dalla paura. Rifletto e mi domando cosa spinge un essere umano a temere la follia di un altro essere umano, quasi identico a se. Mi sono data un semplice risposta. Perdita di controllo. Ciò che fa così paura agli uomini che sono apparentemente sani è il pericolo di perdere il controllo sulla realtà. Perdere il controllo su tutto ciò che è così terribilmente prevedibile ed ordinario. Gli psicotici vengono derisi, stigmatizzati, confinati ai margini della società. Ciò succede essenzialmente perché la società non è in grado di controllare tutto ciò che non è abituale, comune, banale. 

Una linea di confine

Psicosi, deriva dal greco psiche (anima) osi (degenerazione), significa degenerazione dell’anima e questo vuol dire: disturbo ossessivo compulsivo. Disturbo schizofrenico delirante. Istinto suicida o omicida. Disturbo ansioso – paranoico. Delirio di onnipotenza. Attacchi di panico, mancanza di attaccamento alla realtà. La psicosi ha un raggio d’azione talmente ampio da diventare invalidante, totalizzante, centralizzante. La psicosi è, ad oggi, considerata una patologia a tutti gli effetti. In teoria. Infatti nella pratica non viene né trattata e né gestita come una vera patologia. Piuttosto viene trattata come un allarme , quindi è sinonimo di pericolo. Pazzo  è il termine usato per censurare chi ne è affetto. Lo stesso termine con cui viene svuotato dalla sua umanità e personalità il soggetto che ne è vittima. Il termine pazzo  serve sostanzialmente a mettere una linea di confine tra loro e gli altri. Al contrario , invece di gestire l’allarme con distacco, bisognerebbe fornire alla società strumenti per tutelare quello che è uno dei fondamentali diritti umani e che conferisce dignità all’uomo in quanto tale: l’integrità mentale, la capacità di discernere, di intendere e volere.

Fenomeno eterno nel tempo e nello spazio 

La psicosi esiste da sempre e per sempre, non è una novità del presente. Poco prevedibili e con tanti aspetti oscuri e sconosciuti, sono tanti personaggi che si affacciano sullo scenario della letteratura e dell’arte mondiale da sempre. Molti gli chiamano i ‘’poeti maledetti’’ oppure ‘’generazione persa’’ . Coloro che hanno cambiato i paradigmi letterari e gli hanno stravolti scavando negli angoli più oscuri e angoscianti delle loro menti. Artisti dotati di una spiccata sensibilità e di un estro strabiliante. Anime tormentate e inquiete. Da sempre arte e fantasia si sono coordinate con impeto e assurdità.  Come, ad esempio, Nietzsche che ha citato: ‘’ Se guarderai a lungo nell’abisso, l’abisso guarderà dentro di te ’’. Verlaine che quando parla della sua scrittura la descrive come tecnica del voyance cioè una percezione lacerata che supera i cinque sensi tramite l’utilizzo di alcool, droghe e allucinogeni. Baudelaire che ci parla del prototipo del ‘’genio e sdregolatezza’’. Bukowski , uno dei poeti più vicini ai nostri giorni, stereotipo di artista maledetto. Van Gogh, il pittore che per dipingere meglio il suo orecchio lo recise.  

Un limite dell’essere umano

Spesso, quando si parla di follia, bisogna guardare la realtà da varie angolature. In realtà la linea di demarcazione che c’è tra i folli e gli ordinari non è poi così tanto spessa. E’ sottile e impercettibile. Tutti gli esseri finiti e umani conservano una parte di sdregolatezza nel proprio ego. Perchè convivono con l’idea del limite. Cioè l’idea che dopo la vita, c’è sempre la morte. C’è un limite a cui la natura umana tende, perché non può trovare le risposte e tutti gli interrogativi. Per non patire, spesso, l’uomo si aggrappa alla religione. Un Dio che da sostegno alle angosce e che spiega tutti i perché, in modo innaturale ma necessario. Proprio questo ci rende vulnerabili e timorosi difronte alla follia. La follia è l’ennesima cosa che ci spaventa, in un mondo che non possiamo controllare. Un mondo sconosciuto e incognito. Il mondo sfugge alle logiche della razionalità. Ma noi abbiamo la presunzione di inquadrarlo in uno schema fuori dall’irrazionale. Tutto ciò che ci circonda perde colore e particolarità, se non accogliamo e valorizziamo ciò che è insolito e singolare. Siamo intimoriti da un fenomeno che ci caratterizza come uomini. Un fenomeno che prova che l’essere umano non è invincibile. L’essere umano è la creatura più vulnerabile, imperfetta e impareggiabile esistente. La follia è qualcosa che ci rende autentici e concreti, e sta li a ricordarci che non siamo né macchine e né solo pelle e ossa. Ci ricorda che  i sentimenti vanno ascoltati e le delusioni metabolizzate. Che i dolori non sono eterni ma sono eterne le cicatrici che ci portiamo dentro. 

 

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