La cogestione a Torino

La cogestione a Torino

Due studentesse ci spiegano come l’Einstein organizza il LabDem.


 

Al telegiornale si sente spesso parlare di “occupazione” delle scuole, di studenti che si barricano nelle aule per protesta, impedendo così il regolare svolgimento delle lezioni (azione illegale e disciplinata dall’art. 633 del codice penale). A questa manifestazione, ci sono due alternative legalmente accettate che permettono agli studenti di organizzare assemblee, incontri e dibattiti: l’autogestione e la cogestione.

Essendo meno conosciuta, su quest’ultima ci sono ancora dubbi che la semplice ricerca su internet non riesce completamente a soddisfare. Dopo la lettura di questo articolo e grazie all’intervento di Emma e Marta (studentesse coinvolte nell’organizzazione della cogestione nell’Istituto Superiore Albert Einstein di Torino), saranno chiarite tutte le perplessità e anche le motivazioni che portano a dichiarare la sua superiorità rispetto all’autogestione.


 

1. In che cosa consiste la cogestione?

La cogestione (o LabDem, abbreviazione di Laboratorio di Democrazia) consiste in 3 giornate dedicate all’educazione civile degli studenti con attività diverse dalle normali lezioni scolastiche. I giorni sono divisi in 2 fasce orarie, in ognuna di esse lo studente può esprimere 3 preferenze di laboratori tra quelli proposti e sarà poi il gruppo di organizzatori che lo smisterà al meglio nei corsi.

 

2. Come viene preparata?

Già dal mese di settembre si inizia a formare il gruppo di organizzatori, solitamente guidato dai rappresentanti di istituto e dai loro predecessori. Nei primi mesi scolastici si sponsorizza il progetto agli studenti, cercando di convincerli a partecipare all’organizzazione. Si analizzano quindi i laboratori tenuti negli anni precedenti, decidendo quali riproporre e quali eliminare in base ai feedback ricevuti. Successivamente, gli studenti interessati si incontrano in orario extrascolastico per proporre attività, contattare gli ospiti da invitare e cercare di sistemarli al meglio per poter coprire tutte le fasce orarie.

 

3. Quanto tempo occorre per prepararla?

Come già detto, l’organizzazione inizia da settembre e noi ragazzi ci incontriamo ogni venerdì fino al mese di febbraio. Molti di noi sono incaricati di contattare personalmente gli ospiti dei laboratori e devono quindi mantenersi in contatto con essi per continui aggiornamenti, portandosi pure il lavoro a casa. Dal mese di Gennaio in poi, si tratta solo più di un lavoro di conferma. Circa una settimana prima dell’inizio dei corsi, i ragazzi possono finalmente vedere i laboratori tra cui dovranno scegliere e, giusto qualche giorno prima dell’inizio, gli organizzatori iniziano a smistare le preferenze dei loro compagni (attività che molto spesso li obbliga a incontrarsi pure la notte per riuscire a sistemare tutti gli studenti nei giusti laboratori e raggiungere il risultato migliore possibile).

 

4. Di cosa trattano i laboratori proposti?

Le tematiche trattate sono molteplici: troviamo argomenti sociali, politici, civili, sportivi e religiosi. Molto spesso sono proposti incontri sulla psicologia e sulla sociologia, e solo negli ultimi anni si stanno organizzando corsi sulle scienze (matematica e fisica specialmente).

 

5. Chi tiene i laboratori?

I laboratori sono tenuti per la maggior parte da ospiti esterni, conoscenti degli studenti organizzatori o dei docenti. Un grande aiuto lo offrono i professori che si rendono disponibili per affrontare argomenti non previsti nelle loro ore di lezione, ma anche studenti ed ex-studenti che spesso decidono di fare la loro parte ed esporre le loro passioni o hobby.

 

6. I professori sono attivi nel processo di organizzazione?

Durante l’organizzazione, il lavoro principale è svolto dagli studenti. I professori, oltre a gestire qualche laboratorio e offrire contatti di terzi, si occupano solo di aiutare con la gestione della sicurezza durante le tre giornate.

 

7. Secondo te, la cogestione può aiutare a far crescere il rapporto tra i professori e gli studenti?

Sicuramente sì, i ragazzi così imparano ad avere un rapporto più stretto e meno conflittuale con i loro insegnati, essendo obbligati a comunicare e a collaborare per avere un ottimo risultato. Nonostante ci siano docenti contrari a queste giornate (tutto per paura di non riuscire a concludere il loro programma), anche loro si ricredono vedendo il duro lavoro degli studenti, fieri dei risultati di una cogestione riuscita.

 

8. Può far crescere anche i rapporti tra gli studenti stessi?

La cogestione sicuramente aiuta il rapporto fra studenti, anche tra quelli molto timidi. Noi organizzatori cerchiamo di non mettere troppe persone della stessa classe nello stesso laboratorio, così da incentivare la collaborazione. Gli studenti più piccoli hanno anche l’occasione di comunicare con studenti più grandi per lavorare su un progetto comune e questo fortifica la rete di comunicazione all’interno della scuola.

 

9. La consideri migliore dell’autogestione?

L’autogestione è solitamente un’attività non organizzata e basata unicamente su tornei sportivi e visione di film. La cogestione, invece, ha come obiettivo approfondire argomenti che pensiamo siano importanti e che la scuola non ha il tempo di analizzare. Attraverso ciò, vogliamo trasmettere dei contenuti ai ragazzi e avvicinarli il più possibile alla realtà e al mondo che li circonda.

La nostra cogestione nasce da studenti che non sono riusciti a darsi risposte da soli e hanno deciso di riunirsi e cercare un modo per trovarle. Questa è la ragione per cui vengono contattati esperti che trattino determinati argomenti: dare agli studenti la possibilità di ampliare le proprie conoscenze e creare nuove menti pensanti e istruite.

 

10. In cosa è o non è più utile?

La cogestione è un’attività che ti “obbliga” a comunicare con persone che non conosci, aumentando anche le tue capacità comunicative e relazionali; ognuno è libero di confrontarsi con persone esperte che sanno davvero rispondere alle domande. Al contrario, l’autogestione è molto libera, spesso gli studenti non seguono alcun laboratorio, e la mancanza di una profonda organizzazione porta alla perdita di controllo delle situazioni.

 

Rispondi