La federazione russa e le persecuzioni omosessuali

L’orrore dei campi di detenzione per omosessuali in Cecenia: tra realtà e insabbiamento

Nella repubblica cecena il settimanale Novaja Gazeta porta alla luce gli orrori delle persecuzioni omosessuali. Tra i media si diffonde l’idea che dietro gli eventi ci sia Mosca.

torture in Cecenia
Persecuzioni e torture per chi si macchia della “colpa” di omosessualità

Le leggi di Putin

Era il 2013 quando il presidente della federazione russa Vladimir Putin emanò quelle conosciute come “leggi della repressione”. La prima è la legge contro l’insulto religioso, poi c’è quella che punisce la diffamazione e infine la legge anti “propaganda” gay di fronte ai minorenni.

L’ultima di queste leggi è ancora in vigore, ed è stata la causa del divieto ai minori di 16 anni di vedere il remake de “La bella e la bestia” al cinema. Nel film è infatti presente il primo personaggio Disney omosessuale, rappresentato in modo piuttosto offensivo a dir la verità.

Nel 2016 il Parlamento russo si è trovato a discutere di una proposta di legge. Il tema di questa legge doveva essere la sanzione in caso di effusioni omosessuali in pubblico. Fortunatamente, la Duma ha bocciato la proposta.

Il caso ceceno

Il settimanale russo Novaja Gazeta a fine marzo ha denunciato gli orrori compiuti nelle caserme e nelle carceri cecene. La polizia ha iniziato le persecuzioni contro chi è sospettato di essere omosessuale. I “colpevoli” sono uccisi e torturati, rilasciati solo in seguito al pagamento di un’ingente cauzione da parte dei familiari delle vittime.

In Cecenia si vuole insabbiare l’accaduto. Il presidente ceceno Ramzan Kadyrov ha dichiarato prima la denuncia del Novaja Gazeta uno scherzo da primo d’aprile. Poi ha detto che nella regione non vi sono omosessuali, perchè altrimenti sarebbero già stati denunciati e uccisi dalle stesse famiglie.

La Cecenia non è estraneo ad ammonizioni da parte di associazioni umanitarie: dalla situazione di guerra per l’espansione territoriale negli anni ’90 alle elezioni truccate nel 2005. Per questi motivi la Human Rights Watch impone il controllo russo nella regione cecena nel 2006.

Detto questo, possiamo imputare la colpa di questi moderni lager a Putin? no. Non si può negare che la Russia non lascia libertà sessuali ai cittadini, ma la Cecenia non è mai stata da meno anche quando non era sotto il controllo della Federazione.

Pare comunque che l’omofobia sia diffusa tra il popolo russo, il quale ha una percentuale di partecipazione a manifestazioni e gruppi attivisti molto bassa. In questo caso è difficile dire se si tratta di paura o cultura.

putin drag queen
Uno slogan di protesta verso l’omofobia. Simbolo satirico della campagna la caricatura di Putin truccato da Drag Queen. L’immagine è stata bandita.

Il dilemma dell’intervento

Dopo gli orrori dei campi di concentramento della seconda guerra mondiale dei Gulag russi si pensava di aver preso tutti i provvedimenti necessari per evitare ulteriori violazioni di diritti umani. Sono intervenuti in questo caso la rete LGBT e la ong GayRussia.ru; l’associazione “Certi diritti” incita i ministri Mogherini e Alfano a intervenire; Tanya Lokshina di Human Rights Watch si chiede dove sia il Cremlino in tutto ciò.

Tante buone intenzioni ma di concreto poco. A nessuno conviene stuzzicare Putin e rischiare di rompere gli assetti politici formatisi. Intanto, in Cecenia, 800 mila cittadini manifestano la loro solidarietà verso Kadyrov.

Roberta Grimaldi

 

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