La libertà informatica: un mondo dove il parere degli idioti ha un peso

La risposta

Due giorni fa Raiola affermava: “Critiche a Donnarumma? C’è qualcuno che può criticarlo? Prendiamo atto, se poi vogliono che vada via ce lo dicano”. Insomma, il celebre procuratore milionario utilizzava alla perfezione un inspiegabile malcontento di alcuni tifosi milanisti, per i suoi risaputi interessi. Queste “critiche” gli permettevano agevolmente di lanciare una minaccia (non troppo velata e non troppo insensata) nei confronti del Milan, facendo per l’ennesima volta venire i brividi a tutti i supporters milanisti. Ma ricapitoliamo un attimo: chi ha criticato Donnarumma e perché?

Qualche sbavatura

Effettivamente il portiere del Milan nelle ultime partite ha realizzato qualche errorino. Il tiro (comunque difficilissimo da prendere) di Insigne, l’uscita bassa su Callejon con conseguente tunnel, il gol di Pjanic su punizione (fosse stato qualsiasi altro portiere sarebbe stato un tiro imparabile), il tiro deviato non benissimo di De Paul. In tutte queste occasioni, ci sarebbe stato bisogno di un miracolo per evitare il gol. Soprattutto nei casi di Insigne e De Paul, il miracolo era quasi arrivato, ma le mani si sono piegate a causa della potenza del tiro. Ma davvero si può rimproverare un portiere così giovane, mostruoso questa stagione, di non essere stato perfetto in un paio di occasioni? Sicuramente no, anche perché anche nelle stesse partite in cui Donnarumma ha effettuato questi errorini, si è distinto anche con parate grandiose. Come quella su Mertens in Milan-Napoli e quella su Zapata in Udinese-Milan.

Le “critiche”

Riprendendo il filo del discorso, qualche idiota (calcisticamente parlando) dopo questi mancati miracoli ha criticato su Facebook il portiere milanista. Ordinaria amministrazione. C’è sempre lo scemo di turno, a cui non va bene niente, che giudica solo in base all’ultimo intervento dimenticando tutti i precedenti. Ricordo ancora di aver letto molte critiche di tifosi juventini dopo l’errore di Dybala dal dischetto in Supercoppa, giusto per fare un esempio. Nessuno avrebbe badato alle idiozie scritte da questi “intellettuali”, se non che… con un colpo di genio fenomenale, Sportmediaset ha riportato in prima pagina sul suo sito un articolo dal titolo: “Milan, qualche tifoso critica Donnarumma: distratto dal rinnovo” (ecco il link del geniale pezzo, senza il quale non avremmo potuto assolutamente vivere: http://www.sportmediaset.mediaset.it/calcio/milan/milan-qualche-tifoso-critica-donnarumma-distratto-dal-rinnovo_1137395-201702a.shtml).

L’articolo della discordia

Sportmediaset è un importante influencer in ambito sportivo. Di conseguenza, a ruota Sky e altri importanti canali sportivi hanno seguito lo “scoop”, dando un valore mediatico alla notizia di proporzioni colossali. Tanto che, Raiola si è visto costretto a rispondere alle domande degli opinionisti riguardo questo “malcontento” e lo ha fatto a modo suo. Chi lo sa se Donnarumma, 18 anni ancora da compiere, avrà compreso il reale valore (cioè nullo) di questa forma di critiche nei suoi confronti. E chissà se questo non inciderà sul suo futuro, sia per quanto riguarda le prestazioni sia per quanto riguarda le scelte da compiere sul rimanere o meno al Milan. Ma ancor più di lui, è possibile che i tifosi rossoneri si lascino influenzare come agnellini questo malcontento generale, siccome si sa, le mode di pensiero vanno seguite. E allora non sarebbe così impossibile che a San Siro, se fra qualche settimana il portiere rossonero commettesse un errore importante, volassero i fischi nei suoi confronti. E un Donnarumma, che ama il Milan ma che viene disprezzato dal suo popolo, siamo sicuri che sceglierebbe di rimanere a fronte di offerte mostruose?

Tutto a partire da un articolo mal scritto e mal studiato di Sportmediaset. Il problema non sono le clamorose capacità di condivisione e di espressione fornite da Internet, ma il modo in cui esse vengono utilizzate. Non sono le persone ad avere il potere, ma alcuni specifici siti che scelgono cosa rendere visibile e cosa meno. E poi si dice che il giornalismo è morto non conta più nulla.

Alfredo Montalto

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