Reality shows: la realtà si mostra.

 La realtà si mostra e mette in difficoltà Donald Trump.

Il fenomeno Trump attira una smisurata quantità di opinioni e analisi su possibili scenari futuri. La copertura mediatica riservata al Presidente degli USA è, infatti, quasi paragonabile a quella di un reality show. Grazie ai social la copertura delle notizie è in tempo reale e la realtà si mescola alla finzione.

Nell’ultima settimana, però, sono successe due cose che nemmeno The Donald poteva gestire senza alzare un polverone.

Il consigliere per la sicurezza nazionale Michael Flynn si è dimesso il 13 febbraio. Andy Puzder,  la scelta da Trump per il dipartimento del lavoro, si è ritirato il 15 febbraio.

I fatti

Riassumiamo brevemente qui cosa ha costretto Flynn e Puzder a farsi da parte. Il 9 febbraio il Washington Post ha pubblicato un articolo dove nove funzionari governativi raccontavano  che il 29 dicembre 2016 Flynn aveva telefonato all’ambasciatore russo Sergey Kislyak. Lo stesso giorno della telefonata Obama annunciava di aver imposto delle sanzioni alla Russia in risposta agli attacchi informatici subiti durante la campagna elettorale appena conclusa.

Trentacinque diplomatici russi sono stati espulsi, la Russia non ha reagito, Flynn ha telefonato a Kislyak. Prima infrazione: secondo una legge federale del 1799, il Logan Act, un privato cittadino non può fare accordi o discutere altre situazioni diplomatiche con altri paesi sostituendo il governo. Il 29 dicembre 2016, Flynn era ancora un privato cittadino. Per il Logan Act, però, non è mai stato condannato nessuno e Flynn non dovrebbe essere il primo. 

Non è finita qui, Flynn potrebbe aver mentito all’FBI sul contenuto delle telefonate e la polizia federale sta indagando adesso per verificare se questo sia accaduto. Questo sarebbe un problema molto più grande per l’ex generale. 

Il nome Michael Flynn era già uscito durante questa campagna elettorale, ma quella volta si parlava del figlio Jr. Il trentatreenne ha infatti perso il suo posto nel team di transizione di Trump dopo aver diffuso false notizie su una cospirazione ordita dalla Clinton conosciuta come pizzagate.  

Meno di 48 ore dopo le dimissioni di Flynn, cade un altro membro del Gabinetto, Andrew Puzder si ritira e rinuncia alla carica di capo del dipartimento del lavoro. Le accuse contro di lui cominciavano a diventare troppe, violazioni di diritti dei lavoratori, violenze sulla moglie – che dopo l’accusa ha ritrattato-  e, last but not least l’assunzione di una collaboratrice domestica immigrata illegale. 

Confusione

Am I missing something? (Fonte giphy.com)

Cosa significa tutto questo per Trump

Chiaramente il colpo è stato accusato, l‘indice di gradimento di Trump è al 40%. Scherzando qualcuno ha detto a Nate Silver su Twitter che solo William Henry Harrison aveva iniziato peggio. 

La morte di William Henry Harrison

William Henry Harrison è morto di polmonite dopo 31 giorni di presidenza (fonte www.ebay.com)

Flynn non è la prima persona vicina a Trump a dimettersi per aver avuto connessioni con la Russia. In questa lunga chat di Fivethirthyeight si discute se e quanto l’amministrazione Trump sia nel caos. C’è sicuramente del disordine ma sembra ancora presto per parlare di crisi.

La strategia di Trump sembra abbastanza chiara. La lotta contro i media corrotti continua e sembra un tentativo perpetuo di tenersi stretti una base di believers.

I believe Donald (fonte youtube.com)

A questo punto la battaglia fra Trump e i suoi oppositori sembra combattersi su un campo davvero particolare: la realtà. Trump vuole raccontare la sua realtà per continuare ad informare i suoi sostenitori. Per fare ciò bisogna aumentare la spaccatura fra loro e i media più sgraditi.

Trovare le contromisure non sembra facilissimo. Sicuramente eventi come quello di Flynn e Puzder sono importanti e influenzano l’opinione pubblica. 

Il punto è che la concezione di realtà che Trump sembra avere, ricorda molto quella descritta da Indro Montanelli mentre parlava di una nostra vecchia conoscenza. 

“Berlusconi è un uomo che ha risorse inimmaginabili, che ha della verità un concetto del tutto personale, per cui la verità è quello che dice lui. E a questa sicumera, forse a forza di dire bugie, ci crede, forse diventa un bugiardo in buona fede perché questo lo faceva anche prima”

 I possibili scenari

Non sappiamo veramente se Trump a forza di dire bugie creda veramente a quello che dice o se addirittura stia cercando di creare un nuovo flusso di informazione proveniente da lui stesso e dai media a lui vicini come Breitbart. 

Quello che sappiamo è che servirà una particolare cura per comprendere realmente cosa accadrà dall’altra parte dell’oceano. Trump ha dimostrato di saper lottare fino alla fine e anche se questa volta il suo avversario sembra particolarmente ostico, non è da escludere che i fatti alternativi diventino una vera fonte di informazione per parte della popolazione.

Chi prende parte a questa lotta può scegliere una fazione. L’informazione ormai, purtroppo o per fortuna, può davvero appartenere a tutti. Chi si schiererà con Trump accetterà inevitabilmente di ricevere e ridistribuire informazioni perlopiù basate su fatti alternativi, notizie false o addirittura inventate.

Chi invece vorrà cercare di raccontare la realtà basandosi sull’attendibilità dei fatti dovrà stare attento a consacrarsi a questa missione piuttosto che a quella di rovesciare politici ritenuti pericolosi. Ogni notizia falsa che screditerà il presidente  diventerà  un’arma per aumentare il dissenso verso i media corrotti.

Esistono delle persone stanche di essere prese in giro ma disposte ad impiegare del tempo per informarsi e capire. La posta in gioco sono loro. Chi riuscirà a far sentire la sua voce più forte del proprio avversario sconfiggerà molto probabilmente quest’ultimo. Ma chi vincerà avrà in mano una delle armi più potenti: la realtà.

 

 

Matteo Gabbrielli

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