La seconda vita di Carpi e Frosinone.

Se si pensava che l’epopea di Carpi e Frosinone fosse terminata in seguito alla retrocessione in serie B, la stagione in corso sembra raccontare un’altra storia. Saranno le due squadre in grado di confermarsi immediatamente, conquistando una nuova promozione al termine di un solo anno in purgatorio, come solo ai grandi club è toccato in passato? In ogni caso, la capacità di lottare sin da subito per le massime posizioni obbliga a soffermarsi su quello che, probabilmente, si nasconde dietro l’alone della favola sportiva.

Se le grandi imprese sportive compiute da realtà non propriamente abituate alle luci della ribalta si identificano a pieno titolo come uno dei principali leitmotiv nel mondo del calcio, col senno di poi potrebbe rivelarsi un errore quello di iscrivere Carpi e Frosinone a questa suggestiva e romantica categoria. Pare sempre più chiaro che la loro recente epopea non sia stata il frutto di tanto fortunati quanto estemporanei allineamenti astrali, ed il campionato di Serie B in corso di svolgimento non può che fungere da ennesima riprova di quella che sembra essere l‘effettiva realtà dei fatti. Riavvolgendo un po’ il nastro, si scoprirà subito come la tanto decantata promozione in Serie A delle due (presunte) cenerentole, avvenuta nel corso della stagione 2014-2015, non sia che la ciliegina sulla torta di un ciclo di successi che dura da almeno un triennio. La società emiliana, in particolare, si è resa protagonista di una vera e propria cavalcata che l’ha portata, nel giro di poche stagioni, dai sabbiosi campi del dilettantismo regionale ai massimi palcoscenici del calcio nostrano, passando peraltro dalla porta principale e regalandosi addirittura il primo posto nel campionato cadetto. Non da meno è stato il percorso compiuto dalla compagine ciociara, capace di inanellare due promozioni consecutive nel corso del biennio 2013-2014/2014-2015. Durante lo scorso campionato di Serie A entrambe le squadre non sono riuscite a guadagnarsi la conferma nella massima categoria. Nella stragrande maggioranza dei casi accade che si torni alla normalità e che l’alone di magia che aveva investito gli artefici del miracolo sportivo finisca per svanire lentamente, riconsegnando i protagonisti della favola alla dimensione più congrua. Come stanno fronteggiando le due società la discesa negli inferi della Serie B? Siamo sicuri che si sia trattato del più classico dei miracoli sportivi? Cerchiamo di capirlo attraverso una rapida analisi su come Carpi e Frosinone stiano cercando di fronteggiare i rischi dovuti ad una retrocessione e se effettivamente vi sia la possibilità che ci sia di più rispetto a quel che si pensa di due club che hanno si, raggiunto un traguardo storico, ma a detta di tutti quasi per caso.

 
Le foto dei festeggiamenti delle due storiche promozioni in Serie A.

Rifondazione ciociara; Continuità emiliana. Progetti a confronto

Il comune denominatore per le due realtà è sicuramente costituito da una forza economica inedita rispetto al loro passato, tale per cui entrambe hanno potuto programmare la stagione in atto come solo le “grandi” fanno, seppur con differenze sostanziali l’una rispetto all’altra.
Il Carpi, infatti, è riuscito a mantenere praticamente intatto il blocco che si è reso protagonista della promozione e della successiva salvezza sfiorata in Serie A, fatta eccezione per le cessioni di Jerry Mbakogu, rientrato però immediatamente alla base durante la sessione di calciomercato invernale, del veterano Filippo Porcari e di Emanuele Suagher, ai quali si è aggiunto il centrocampista Marco Crimi, partito a gennaio in direzione Cesena. Tanti ottimi giocatori, ambiti persino dai club di massima serie, hanno deciso di legarsi alla società emiliana almeno per un’altra stagione. Non accade spesso, anche a fronte delle sirene provenienti dalla Serie A. Probabilmente il fattore-spogliatoio, che a Carpi ha ricoperto un ruolo di indubbio valore nelle fasi salienti dei campionati appena trascorsi, è stato fondamentale. Non a caso anche la guida tecnica, nella persona di Fabrizio Castori, è stata confermata. Abilissimo nel cementare i rapporti di un nucleo che pare tuttora più coeso che mai, la sua presenza è stata ritenuta imprescindibile per portare avanti un ciclo che pare ancora non essere giunto al proprio epilogo.
Sta di fatto che, sovente, la possibilità di confermare in blocco una rosa artefice di una promozione e di una salvezza sfumata al fotofinish non dipenda esclusivamente dalla volontà del club di appartenenza. Spesso, al contrario, quest’ultimo risulta essere il soggetto coinvolto ad avere meno voce in capitolo, a fronte della capacità contrattuale dei singoli giocatori e di società ben più attrezzate. Già questa potrebbe essere considerata una grande prova di forza sulla carta, che, almanacchi alla mano, quasi nessun club negli ultimi anni è stato in grado di portare a compimento.


I giocatori del Carpi festeggiano la rete di Di Gaudio nella vittoria per 2-0 ai danni del Latina

Il Frosinone, dal canto suo, ha optato per una politica sensibilmente difforme. Anche in questo caso, la riconferma dei pezzi pregiati è stato un passaggio obbligato, su tutti il tandem d’attacco Dionisi-Ciofani, autentici trascinatori della squadra dal punto di vista realizzativo e della leadership, capaci di assicurare alla compagine ciociara la bellezza di ventisette e diciotto gol rispettivamente nelle annate della promozione e di serie A. Ma la differenza sostanziale rispetto al club emiliano è costituita dai significativi investimenti effettuati nella sessione di mercato invernale, che hanno dato luogo ad una piccola rivoluzione tecnica, portando tanti nuovi giocatori alla corte del neo tecnico Pierpaolo Marino, abilissimo a sua volta nell’apportare qualche ritocco ad un sistema di gioco già di per sé collaudato ed a facilitare il graduale inserimento di quelli che per la serie B risultano veri e propri pezzi pregiati. L’identikit dei giocatori sopra citati corrisponde a tipi di profili ben definiti: si tratta di elementi che, rispettivamente, possono vantare numerosi campionati di serie A alle spalle (come Lorenzo Ariaudo ed Emanuele Terranova), hanno già dimostrato di saper recitare un ruolo da protagonisti nel campionato cadetto (è il caso di Luka Krajnc ed Antonio Mazzotta) oppure in cerca della definitiva consacrazione in quanto prelevati da club di serie A che ne avevano intravisto il potenziale ma a processo di maturazione non ancora compiuto, la cui mancata affermazione può essere dovuta probabilmente all’eccessiva competitività che un giovane può soffrire a dispetto delle molteplici soluzioni che una rosa di serie A è in grado di garantire (si pensi a Raffaele Maiello o Riccardo Fiamozzi).


La presentazione del tecnico Pierpaolo Marino, qui affiancato dal Presidente gialloblu, Maurizio Stirpe.

Paradossalmente, le politiche poste in essere dalle due società – a prescindere dall’esito in entrambi i casi negativo della stagione passata – si presentano come opposte a quelle che le stesse avevano tentato di attuare per conquistare la salvezza nel massimo campionato.
Durante la stagione di Serie A, il Carpi aveva tentato di rivoluzionare il proprio organico con l’innesto di tanti nomi nuovi che, nel corso del campionato, sono stati mano a mano accantonati per lasciare spazio ad un ritorno in auge della vecchia guardia. A beneficiarne sono stati prima di tutto i risultati fin dallo scorso campionato, con la salvezza sfuggita per due soli punti. Inoltre, va sottolineata una ritrovata compattezza dell’ambiente nel suo complesso, che ha permesso agli emiliani di affrontare la stagione in corso, come detto, affidandosi ad una rosa praticamente identica alla precedente.
Il Frosinone, invece, a fronte di un campionato meno brillante rispetto a quello del Carpi, dove si è creduto sin da subito nel blocco artefice del doppio salto di categoria permettendo ai protagonisti di questo storico risultato di giocarsi le proprie carte anche in Serie A, ha deciso di apportare un graduale rinnovamento alla propria rosa, culminato nella scoppiettante sessione di mercato di riparazione.
Anche i risultati ottenuti possono considerarsi invertiti: se gli emiliani avevano meglio figurato rispetto ai ciociari nella stagione passata, oggi il Frosinone guarda tutti dall’alto, forte della prima posizione in campionato, mentre il Carpi sarà costretto ad impegnarsi a fondo per agguantare i play-off e tentare di raggiungere una nuova promozione attraverso gli spareggi, in quella che sembra l’unica prospettiva percorribile.

Chievo Verona 2.0?

Negli ultimi cinque anni, le uniche ad aver centrato la promozione nel massimo campionato al primo anno sono state quattro. Rispettivamente, in ordine cronologico: Sampdoria, Palermo, Bologna, Cagliari. Commentare questa statistica risulta quasi superfluo: si tratta di squadre e, ancora a monte, di società blasonate, abituate a stazionare stabilmente nella massima serie, che corrisponde al loro habitat naturale, dal brillante passato (anche recente), ed assolutamente attrezzate per rispondere alle evenienze imposte da una retrocessione, tanto dal punto di vista tecnico quanto economico. Se pensiamo alla difficoltà in cui spesso incappano club non abituati a fronteggiare la discesa in Serie B, forse è questa la stagione in cui la portata di Carpi e Frosinone può assumere contorni ancora nuovi.

Siamo davvero di fronte ad uno di quei casi in cui, per intenderci, la dimensione di ciò che sta accadendo appare talmente irrazionale da sostituire l’elogio di una politica sportiva lungimirante ed efficace con quel mero sentimento di simpatia diffusa – mediatica e collettiva – con cui si accompagnano le cavalcate di improbabili eroi per caso? Qual è la vera dimensione di Carpi e Frosinone?
Forse è bene soffermarsi sulla continuità che entrambe le società stanno cercando di dare ad un risultato che fino a qualche anno fa pareva irraggiungibile ma che, col senno di poi ed alla luce del campionato in corso, potremmo definire tutt’altro che casuale. Entrambe, infatti, stanno più e meno faticosamente cercando di emulare se stesse e si trovano in piena lotta per le posizioni di vertice del campionato cadetto. Più precisamente, il Frosinone è leader della classifica a seguito della vittoria in terra ferrarese ai danni della ormai ex-capolista SPAL, autentica rivelazione della stagione. Il Carpi, seppur con alterne fortune, si trova ora a metà classifica ma ad una manciata di punti dal classico treno play-off che da qualche anno ci ha abituati ad una lotta destinata a risolversi non prima delle ultimissime giornate di campionato, e può legittimamente ambire ad occupare una delle posizioni valide per tentare di giocarsi la Serie A agli spareggi.


Una simulazione del rinnovato impianto che ospiterà le partite del Frosinone.

Tutto passa dalla capacità di sapersi ripetere nel brevissimo periodo e lo sforzo delle due società pare andare in questa direzione. È questa la differenza principale rispetto ad una fugace apparizione nel campionato nazionale di vertice, ed i due club sembrano avere le carte in regola per poter puntare immediatamente al colpo grosso, ancora una volta. A prescindere dall’esito finale, ciò significherebbe assumere lo status di realtà consolidata nel campionato di Serie B, una dimensione assai ardua da ritagliarsi in un periodo, questo, in cui il progressivo livellamento del campionato cadetto costringe, di anno in anno, a doverne ridisegnare le coordinate. Carpi e Frosinone sembrano avere i mezzi per ambire a portare a compimento questo processo di crescita complessiva, ne sono il principale indicatore gli investimenti messi in atto dalle rispettive proprietà in termini più complessivi, dalle infrastrutture, passando per il settore giovanile ed il sogno che il patron Stirpe culla da tempo ma che potrebbe presto divenire realtà, quello di regalare una nuova casa ai Leoni ed ai propri tifosi. Nel calcio italiano di oggi, il tentativo di dotarsi di un impianto autonomo rappresenta forse la maggiore dichiarazione di intenti che una società può fare, in termini di continuità progettuale ed investimenti futuri.

Magari le maggiori possibilità di ripetersi, che a questo punto paiono ben più che un miraggio, finirebbero per rendere l’impresa di due anni fa un po’ meno epica: per intenderci, anche quella che fu la prima promozione del Chievo Verona in Serie A oggi viene vista con occhi diversi, a fronte della dimensione che i clivensi sono stati in grado di ritagliarsi in seguito ad un’esperienza oramai pluridecennale nel massimo campionato. Siamo convinti, tutto sommato, che per società e tifosi non sarebbe poi un gran danno.

Rispondi