La solitudine di Giampiero Ventura

Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria
col suo marchio speciale di speciale disperazione
e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi
per consegnare alla morte una goccia di splendore
di umanità di verità
“Smisurata Preghiera” – Fabrizio De André
Parlare di una partita in cui tante cose non hanno funzionato, come quella di ieri sera non è mai facile. Un po’ perché da amante del calcio e tifoso della nazionale porti dentro del livore per quanto visto in campo. Un po’ perché analizzare cosa nello specifico è mancato e manca a questa nazionale non è mai banale.
Partirò quindi dall’immagine più forte che mi resta dei 90 minuti di ieri sera. La palese “solitudine” del CT italiano, Giampiero Ventura, che viaggia, abbandonato, in direzione ostinata e contraria.
Sintesi della partita

Caos tattico

La nazionale italiana arriva a questo spareggio probabilmente nel suo peggior momento. Non tanto di forma, in quanto molti dei singoli più talentuosi sono al massimo almeno nei rispettivi club, quanto mentale. Infatti dopo la batosta rimediata contro la Spagna, una pioggia di critiche sono piovute sulla nazionale. In particolare il capro espiatorio è stato individuato nel CT abruzzese, Giampiero Ventura. Il 4-2-4, unito al gioco espresso ed ai convocati hanno lasciato più di qualche dubbio (per usare un eufemismo) negli addetti ai lavori.

Fatto sta che l’Italia, qualificatasi per i playoff, pesca dall’urna di Zurigo la Svezia. Non il miglior avversario ma sicuramente una contendente alla portata, considerando anche il fatto che sarebbe stata priva del suo miglior talento.

Abbandonate le velleità tattiche del 4-2-4 che calzava troppo male per i giocatori a disposizione, l’Italia torna ad un solido 3-5-2 ( o 5-3-2) di contiana memoria. La Svezia ci affronta invece con un classico e ordinato 4-4-2.
Già da prima della partita le scelte del mister azzurro fanno discutere. Non solo per il modulo scelto, certo più congeniale del 4-2-4 per gli interpreti che abbiamo, quanto per i giocatori scelti. Perso Simone Zaza, che tanto bene stava facendo in Liga (9 gol in 11 partite!) pochi giorni prima del match, Ventura sceglie Belotti come partner di attacco di Immobile. Entrambe le punte italiane vengono da una condizione fisica tutt’altro che eccellente. Inoltre con questo modulo, il CT rinuncia a molti dei giocatori più in forma della nostra nazionale. Primo su tutti Lorenzo Insigne, numero 10 e probabilmente il giocatore con più classe a nostra disposizione. Aggiungiamoci anche l’esclusione di giocatori come Florenzi, Jorginho ed El Shaarawy (rilegato addirittura in tribuna) che stanno vivendo un periodo di forma ottimo con i rispettivi club.

ITALIA (3-5-2): Buffon; Barzagli, Bonucci, Chiellini; Candreva, Parolo, De Rossi, Verratti, Darmian; Immobile, Belotti

Poche idee…

I dubbi del pre partita che aleggiavano su questo incontro si iniziano a concretizzare sin dai primi minuti. La nazionale di Ventura mostra di avere poche idee di costruzione di gioco e soffre tremendamente i ritmi elevati e il pressing degli svedesi dei primi minuti. Caso eclatante è la prestazione di Marco Verratti, probabilmente il miglior centrocampista sulla carta della nostra nazionale. Come analizzato nel dettaglio in questo articolo, il centrocampista del PSG si trova completamente spaesato in questo sistema di gioco. Nei primi 10 minuti dell’incontro toccherà palla appena 2 volte! Numeri impietosi se consideriamo che in Ligue 1 è il giocatore che tocca più palloni di tutti (circa 115 per 90 minuti!).

L’essere così lontano dalla costruzione dal gioco porta l’Italia a giocare un calcio prevedibile fatto di isolamenti sulle fasce e lanci lunghi. Infatti quando la palla parte dalla difesa, di solito dai piedi di Bonucci, le punte svedesi oscurano la visuale per un passaggio a De Rossi che si trova da solo senza compagni intorno. Nel frattempo sia Verratti (già in posizione avanzata) che Parolo si schiacciano sulla linea degli attaccanti lasciando un vuoto in mezzo al campo. E’ come se l’Italia ignorasse la propria migliore qualità tecnica e di palleggio rispetto all’avversario. La palla quindi va spesso a finire nei piedi degli altri due centrali che ovviamente mostrano delle lacune in fase di costruzione.

In totale Verratti effettuerà solo 57 tocchi, contro i 125 di Chiellini: questi sono i numeri del fallimento tecnico della partita di andata con la Svezia.

Forse questa ammonizione toglie un pensiero in più all’Italia che non sarà “obbligata” a schierare il suo miglior centrocampista in un sistema tattico nel quale risulta creare più problemi che vantaggi. 

e poche motivazioni

Oltre ai problemi tecnico-tattici, quello che in maniera più inquietante emerge è la fragilità mentale e motivazionale di questo gruppo. Ventura non sembra essere riuscito a creare un gruppo voglioso e motivato di lottare in mezzo al campo.

In determinate partite, soprattutto dove il divario tecnico resta elevato, non bisogna per forza giocare benissimo per portare a casa il risultato. Eppure ieri tanti giocatori sembravano insofferenti durante tutto il match. E’ difficile capire come giocatori che giocano ad altissimi livelli e ritmi nei rispettivi club trovino difficoltà nel trovare motivazioni in una partita da “dentro-fuori” come questa.

Si può capire molto dal linguaggio del corpo di alcuni giocatori per intuire che qualcosa non va in questo gruppo. Tipo quando al ’68, già sotto di un gol, Verratti riceve palla sulla fascia sinistra, quasi sulla linea laterale, da Chiellini, che è alla sua destra. A sinistra c’è Darmian, fermo. Ognuno è seguito da un avversario. Il centrocampista temporeggia un po’ con il pallone e poi torna indietro dal difensore allargando le braccia sconsolato.

Oppure dopo l’ingresso di Insigne, quando l’Italia era passata al 4-2-4, a dieci minuti dalla fine, che vede il fantasista azzurro giocare in modo sconclusionato quasi mezzala. Addirittura all’ 82′ viene a toccare una palla sulla linea difensiva. La allarga e poi un po’ disorientato risale il campo. Guarda verso la panchina, dice qualcosa e allarga le braccia spostandosi più avanti.

Disarmante sconsolatezza

Cosa sperare fra 3 giorni

Ovviamente, punteggio alla mano, la qualificazione è tutt’altro che fuori portata. Anzi nonostante la partita deludente e mal interpretata, l’Italia soprattutto nel secondo tempo, è riuscita a creare delle occasioni per pareggiare quanto meno la partita.

Tuttavia quello che più preoccupa probabilmente gli amanti della nazionale di calcio è lo spirito che si respira intorno a questa squadra. E soprattutto l’aria che si respira intorno al CT Giampiero Ventura.

La squadra può sicuramente qualificarsi, semplicemente trovando un minimo di quadratura in più nel gioco, con qualche interprete diverso. Siamo abituati a vedere la nostra nazionale uscire fuori nei momenti più complessi. Tuttavia la vera domanda che tutti si pongono è: dopo la qualificazione, dove potrebbe davvero arrivare questa nazionale? E sembra quasi che ogni strada porti ad una debacle scontata.

All’inizio dell’articolo ho riportato un passaggio della famosa canzone di Fabrizio De André perché credo che meglio rappresenti il momento che il mister della nostra nazionale sta vivendo. Ventura è attaccato da più fronti e quasi per auto-difesa sta estremizzando alcune sue idee e convinzioni che sembra palese non possano più reggere. Soprattutto perché facendo, così il capitano della barca sta perdendo anche l’appoggio del proprio equipaggio.

Per regalare ai posteri “quella goccia di splendore” il CT dovrà capire che non si può sempre viaggiare in direzione ostinata e contraria.

Alessandro Viglione

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