Televisione: la grande scatola

Televisione: tra reale e irreale

La Televisione: la scatola pericolosa

La televisione nonostante l’avanzamento della tecnologia rimane il mezzo di comunicazione più influente. Capace di incidere nella formazione di idee e sentimenti delle persone, la televisione è ancora il più potente strumento di informazione dei nostri giorni.

Ma, esiste ancora la televisione informativa e di spettacolo? O si è ridotta ad essere un semplice contenitore di  idee-spazzatura?
La televisione si sta limitando ad essere un stupido e insensato oggetto di arredamento, di intrattenimento diseducativo? Qual è l’effetto reale che ha sulle persone? In che modo influenza e determina i pensieri degli spettatori ? In che modo la televisione può influenzare la mente e i comportamenti di chi vi è esposto? Cosa dovrebbe essere trasmesso ?

La televisione : strumento di intrattenimento o distrazione?

La televisione che prima equivaleva ad aggregazione è oggi diventata sinonimo di dissociazione. Assecondando i gusti del pubblico e utilizzando le sue pulsioni e le sue paure, questo strano apparecchio riesce ad incollarti allo schermo. Usa il suo potere persuasivo con l’intento specifico di attrarre un numero sempre maggiore di spettatori e grazie alla sua stessa struttura comunicativa influenza la cultura e la percezione della realtà, proponendo modelli e stili di vita.

La tv rappresenta, insieme al resto dei mass media, la più potente droga in circolazione. Ci rende dipendenti da essa, ci fa credere che senza non possiamo vivere. Offusca la nostra mente e crea un mondo irreale, mostrandoci ciò che le fa comodo. Offre informazioni in tempo reale, ci intrattiene. Ci disinforma, ci impoverisce. La maggior parte dei programmi televisivi sono volti a diseducare.
Veniamo rapiti e incatenati in una prigione di menzogne e sciocchezze. Uno dei piatti avvelenati e ricco di illusioni drogate ci viene offerto dai reality show, piatti di cui sembra noi non siamo mai troppo sazi.

Amiamo abbuffarci di immagini ed espressioni false e truffaldine. Sebbene non sia difficile comprendere che i reality show non rappresentino il reale ma bensì la realtà della tv o meglio, l’idea che la tv si fa della realtà, questi continuano ad incassare successi prevalendo su quei pochi programmi educativi e sani rimasti in circolazione.

Programmi come il Grande Fratello raggiungono dati incredibili di audience. Ma cos’è che affascina al pubblico? Una casa invasa da ignoranza, falsità, violenza verbale, razzismo, omofobia, come può attrarre così tante persone?

Per tutta la durata del reality viene utilizzato un linguaggio malsano, ma come può osare il linguaggio televisivo agli utenti?

 

Il GF è l’esempio diseducativo, di pessima qualità televisiva a cui mi riferivo prima. Gente rinchiusa dentro quattro mura che vengono riprese 24ore su 24, se ne trasmettono i respiri e persino i sospiri. Uno dei reality più trash che sembra anno dopo anno sprofonda di più nel fango. I concorrenti che ruotano intorno a delle regole di gioco sempre improntate al raggiungimento dell’unico obiettivo: lo share, il successo televisivo, i dati Auditel. I concorrenti che diventano ben presto attori a cui spetta il compito di recitare al meglio il proprio copione.

Un programma televisivo che si basa unicamente su scelte per audience cade nel ibrido burrone della tv spazzatura.

Perché è così difficile oscurare un programma del genere?  Nonostante in ogni puntata il trash cada nello squallore più assoluto questo programma non è stato ancora eliminato. Mai andato in nomination.

Sebbene vi siano stati taaaantissimi episodi che hanno irrigidito, scosso e indignato una grande parte della popolazione, i produttori non si sono affatto preoccupati di oscurarlo.
Infatti ai produttori sembra non importare il messaggio che questo reality trasmetta alle società, non è di certo loro interesse l’incitazione alla violenza di cui si rende anno dopo anno protagonista. E gli esempi sono veramente tanti. Basti pensare al caso Bettarini e Russo, un episodio da far rabbrividire. Io l’avrei lasciata morta nel letto. Con questa frase Clemente Russo aveva espresso tutto il suo disappunto nel tradimento dell’ex moglie di Bettarini, Simona Ventura.  Nonostante sino a quel momento stessero stipulando elenchi di amanti avute, con tanto di nomi e cognomi che sembrava più una lista della spesa.
Ma sono tanti gli esempi che il GF ci offre ogni giorno, basta pensare alle frasi omofobe che ci regalano ad ogni edizione. Ogni anno infatti c’è sempre qualche concorrente che suscita un qualche polverone mediatico per via di concetti espressi. Frasi omofobiche, razziste, sessiste, che invece di portare al degrado la casa più spiata d’Italia, sembra dargli più visibilità. Ma a dargli visibilità siamo noi.

La tv ha la responsabilità di decidere i contenuti che immette sul mercato, così come deve avere la responsabilità di preoccuparsi delle conseguenze che i messaggi trasmetti hanno sulla società.

Ma capire perché questi programmi non destino tanta preoccupazione ai produttori televisivi si può sintetizzare con una parola: share. Infatti i dati Auditel dimostrano che :

lo share ottenuto dal GF in data 26 settembre 2016, a un passo dal flop clamoroso rispetto alle altre trasmissioni nella stessa fascia oraria era del 17,69%.

Mentre lo share della puntata successiva, del 3 ottobre 2016, con 4.157.000 spettatori equivaleva al 21,6%.

Dati che dimostrano che il trash paga, ripaga ed attira più di una calamita.

Il trash paga, attira come una calamita, dicono, loro.

 

Cambia canale

I programmi spazzatura esistono, come esistono programmi sani, educativi, di intrattenimento. Siamo noi che scegliamo cosa guardare, siamo noi che scegliamo male.

Mentre noi ingrassiamo i portafogli di produttori televisivi per insulsi programmi, loro gettano su di noi sempre più immondizia. E così diventiamo una discarica senza alcun senso di responsabilità morale.

Ma a questo si può riparare. Possiamo toglierci da addosso i sacchi della spazzatura. Come? E’ semplice. Se è lo share ciò che conta, ciò che determina l’apertura o la chiusura delle trasmissioni, ciò che sposta introiti pubblicitari e dichiara il successo o il fallimento di una produzione..Se lo share lo determiniamo noi telespettatori  decretando il successo di una trasmissione piuttosto che di un’altra, allora la questione è semplice. Noi abbiamo tra le mani l’arma più importante: il telecomando con cui decidere se cambiare canale o se addirittura spegnere la televisione. Dobbiamo solo ricordarci di avere questo potere, e di utilizzarlo nel migliore dei modi.

Etica televisiva ?

Si può ancora parlare di etica televisiva ?

Ci troviamo un’epoca in cui la decenza etica e morale sta sprofondando sempre di più nell’abisso e il limite si è più che oltrepassato. Tornando all’esempio precedente dell’episodio avvenuto nella casa del GF 2016 tra Russo e Bettarini, quei due personaggi lì sarebbero dovuti essere puniti penalmente. Hanno divulgato un messaggio sessista e violento. Ogni giorno la cronaca riporta notizie di questo tipo. Ogni giorno la cronaca ci racconta l’omicidio di tante donne. Chi fa televisione ha tra le mani una grossa responsabilità a cui deve far fronte. E mandare in onda tali affermazioni dimostrano come si sia oltrepassato il limite, come si preferisca il trash e lo share al buon senso. L’Italia è uno dei paesi europei con più alto tasso di femminicidio e dove l’omofobia rappresenta un problema critico. Chi fa televisione deve prendere atto di questi dati per combatterli, non approfittarsene e ricorrere in una strada sbagliata per fame di ascolti.

Non sono d’accordo alla censura, ma la televisione ha un grande potere e dovrebbe prenderne coscienza. Ciò che potrebbe e deve fare è quello di contestualizzare, spiegare certi contenuti profondamente sbagliati per far si che il peggio abbia una fine. Inutile continuare a pescare nel torbido. La televisione deve riscoprire l’etica televisiva persa. Deve inseguirla, catturarla e tenersela stretta. Deve prendere coraggio e sacrificare gli ascolti per la cultura sociale. Per il bene della società.

Il pensiero collettivo si forma principalmente dentro la comunicazione televisiva di massa, molto più che dentro i luoghi tradizionali di formazione del pensiero, per questo, questa deve rispettare alcune delle regole di pedagogia e l’etica televisiva.

Infatti alcune di queste regole impone di non intervistare nell’immediatezza di un crimine un parente della vittima dello stesso; non montare servizi superficiali chiedendo alle persone per strada che sanzione comminerebbero loro al presunto o reale assassino; non dare voce o sguardo a chi lancia proclami di morte; non dedicare pomeriggi o serate intere a fatti di cronaca nera.

Se anche non dovesse esistere un codice televisivo, sarebbe opportuno e necessario che ogni editore televisivo (sia questo pubblico o privato) se lo auto-imponesse, per proteggere e promuovere i diritti umani.

Sarebbe giusto ideare una nuova etica televisiva che appo

rtasse cambiamenti in merito, che ci renda consapevoli e promotori dell’informazione.

Politica e televisione

Ma quando è la politica a far un utilizzo sbagliato della televisione?

La maggior parte delle violenze verbali vengono pronunciate nelle trasmissioni politiche . E a rendersi sempre particolarmente protagonista di episodi del genere è senz’altro l’estrema destra.

I politici dovrebbero dare l’esempio, dovrebbero far un buon uso del linguaggio. Sicuramente Matteo Salvini non è affatto un personaggio che dia un buon esempio in fatto di linguaggio ( e non solo). Basta pensare alla battaglia eterna che l’Italia combatte ogni giorno con il femminicidio, e al fatto che a Salvini non solo la sminuisca ma fa un pessimo uso della parole e dei gesti. Un esponente politico che mostra dal palco a Soncino una bambola gonfiabile definendola “la sosia di Laura Boldrini”, come può non essere punito per istigazione alla violenza? Banalizza la violenza sulle donne, complice di una cultura sessista, il suo linguaggio rimane comunque impunito.  Come è possibile che si permetta di fare certe affermazioni? Specialmente ad un esponente pubblico che viene ascoltato da milioni di persone. Per non parlare degli innumerevoli casi di indecenza televisiva. La violenza verbale sembra ormai appartenere alla classe politica. Trasmissioni politiche invase da un linguaggio scurrile che dovrebbe essere denunciato ma che invece per qualche strano motivo passa inosservato.

I talk-show non sono altro che un duello. Una guerra di opinione contrapposte definite da tempi stretti, caratterizzati da urla e violenze verbali.

Insomma, la televisione ha bisogna di un’etica televisiva, la politica di un’etica morale. Se la televisione e la politica recuperassero le due etiche perse, l’Italia sarebbe un paese migliore, o almeno recupererebbe un po’ di credibilità. Perché è sconcertante guardare un qualsiasi talk-show e assistere ogni qualvolta a episodi malsani, ricchi di violenza verbale. La politica dovrebbe conoscere lo strumento della televisione, dovrebbe rendersi conto che il messaggio viene recepito da milioni e milioni di persone, e che la violenza verbale non può assolutamente essere incitata. E come il Grande Fratello, anche i talk-show dovrebbero essere oscurati, perché i due generi televisivi non hanno grandi differenze: entrambi incitano alla violenza verbale e fisica, al razzismo, al sessismo, all’omofobia.

 

Rispondi