“The longest way”, passi che trasformano il volto

Da Pechino a Urumqi, chilometri che accorciano le distanze

Impercettibili scanalature rigano il volto, le palpebre non sono più stanche dopo che sguardi sconosciuti sono entrati in intimità, per quel momento, impregnato di esistenza, ovunque nel mondo, in chiunque.

 

Christoph Rehage ritratto alla partenza e al ritorno di un viaggio a piedi attraverso la Cina. Passo verso la scoperta di sé
THE LONGEST WAY: IL 26ENNE CHE HA PERCORSO LA CINA A PIEDI PER SCOPRIRE SE STESSO

Vittime di uno statico “medesimo”

Ogni giorno incrociamo sguardi, ascoltiamo distratti parole che ci lasciamo alle spalle, insieme a passanti e a intrecci di storie per cui pensiamo non avere il tempo di approfondire. Quanti chilometri percorsi, quanti pensieri taciuti, non detti, quanti posti mai visti. Sarà valsa la pena, un giorno, aver camminato tanto ed essere rimasti fermi, coccolati e protetti dalla sicurezza dello statico “medesimo”? E se invece avessimo dato un senso a quei passi, al rovente asfalto sotto ai piedi, alla terra umida, all’aver sempre ritenuto uno sbaglio di equilibrio lo scontro apparentemente casuale con ignoti, senza essersi mai fermati a raccontarsi. “Pardon”.

Christoph Rehage, i passi alla scoperta di sé

Il tempo scandisce il sentiero di uomini erranti, verso un ignorato dove. Il tempo scolpisce l’iride, scava le pupille, accorcia le distanze, separa la prima e l’ultima pagina di un libro; crescono i capelli, sfumano le incomprensioni. Gli ci sono voluti 5 anni. I suoi passi lo hanno condotto per 5000km a non tralasciare il non detto, il non visto. “Pardon”, adesso ho voglia di stare a sentire.

Christoph Rehage ricerca nei suoi giorni l’emozione di svegliarsi sempre in un luogo diverso. Si rasa capelli e barba. E il 9 novembre 2007, il ventiseienne parte per un viaggio a piedi, partendo da Pechino, con il fine di raggiungere la sua terra natia, la Germania.

Sono 30-40km al giorno di storie che si incontrano a tessere nuove trame, proiezioni di possibilità di esistenza che si realizzano e concretizzano in ogni partenza, quella stessa che in ognuno è alimentata dall’esigenza di contestualizzarsi, di spogliarsi da condizionamenti culturali e scoprirsi.

Con una sorta di diario fotografico, Christoph si immortala ogni giorno, nella stessa posa, in una parte di mondo differente, determinata da tempo, luogo e circostanza. Si imbatte nella varietà di realtà che permeano questo pianeta, ha attraversato metropoli, villaggi, deserti, ha incontrato businessman in abito, bambini che non avevano mai visto un uomo occidentale, compagni di viaggio e una ragazza cinese che diventerà la sua compagna di vita.

Chriatoph Rehage attraversa la Cina a piedi

Camminare è l’intensa scansione di sé

C’era qualcosa di speciale in quella camminata. Ricordo che le mie domande erano: dove posso dormire? Che cosa posso mangiare? Nessuna questione metafisica o grande preoccupazione, solo problemi pragmatici da risolvere“.

Camminare è uno dei modi più intensi di viaggiare. Si viene a creare una scansione di sé stessi nel tempo e nello spazio e l’intimità di starsi ad ascoltare. Spostandosi a piedi, si entra profondamente in contatto con il luogo che si visita, il popolo che lo abita, percependone la cultura in maniera graduale.

Fotogramma dopo fotogramma, il suo sguardo cambia, la tensione in volto scema in stupore e consapevolezza, il taglio degli occhi è più morbido, non più soffocato agli angoli, via da quelle convinzioni impostate, predefinite, tramandate senza vissuto.

Lo stupore, il cambiamento, il ritorno. I nostri sguardi

Il suo viaggio si conclude a Ürümqi, nella Cina Occidentale. Non consegue l’obiettivo di raggiungere a piedi la sua terra natia partendo da un posto così lontano, ma il punto di arrivo non è stato così determinante come la meraviglia delle persone incontrate e di un paese affascinante come la Cina, visto e vissuto lentamente, a piedi.

A ogni ritorno qualcosa viene trasformato, è impossibile che nulla venga smosso. Christoph mette a confronto la foto scattata al suo volto il primo giorno di questo viaggio e l’ultima, dopo aver compiuto l’ultimo passo, dopo aver fluito nel vortice di esperienze, chilometri, luoghi, persone, sensazioni. Pare sia due persone differenti. L’espressione del viso cambia e con esso i tratti, la fisicità, plasmata dai pensieri e dalle emozioni.

“The longest way” è il viaggio e sono le intenzioni che lo hanno preceduto, quelle che sono cambiate e quelle che resteranno invariate.

Alla prossima spalla su cui andremo a sbattere, lasciamo che qualcosa di intimo e profondo accada, essere coinvolti in un viaggio di pochi chilometri, dal mio sguardo al tuo sguardo.

Alessia Savoini

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