Opposizione PD alla direzione nazionale

La lotta intestina del Partito Democratico

Fragili equilibri

Il Partito Democratico si avvia verso una fase congressuale quanto mai delicata. Il modo in cui si ridefinirà l’equilibrio dei rapporti di forza tra le fazioni che lo compongono, sarà decisivo per il suo futuro elettorale. 

Matteo Renzi alla Direzione Nazionale del PD
Matteo Renzi discute davanti alla platea degli esponenti del suo partito, il PD

Alle urne

Sulla data delle elezioni, per il momento, non c’è nessuna certezza. Quel che è certo, è che presto gli elettori saranno chiamati alle urne. Così, le forze in campo affilano armi e coltelli. La prospettiva è quella di una tornata elettorale insidiosa e tormentata. Per questo, non sono ammessi errori. Per alcuni, però, non è ancora tempo di elaborare la proposta politica da offrire agli elettori. È il caso del Partito Democratico, afflitto da un groviglio di dissidi e malumori interni da sbrogliare prima che sia troppo tardi. 

Bocciatura popolare

L’implosione dei rapporti di forza interni al PD, è conseguenza dell’esisto referendario del 4 dicembre. Fino a quella data, l’equilibrio delle correnti dem si era retto sulla resilienza agli attacchi esterni del governo Renzi. Ma la bocciatura popolare della riforma costituzionale, ha sancito la fine della formula magica renziana. Soprattutto, ha offerto alla minoranza PD un’occasione irripetibile per riaprire il dibattito sulla leadership di partito. Ed è proprio su questo aspetto cruciale che si giocherà il futuro del Partito Democratico. 

La linea del segretario

Da una parte, c’è Matteo Renzi. L’ex Premier ha ammesso che, alla guida del PD, “si è chiuso un ciclo”. Affermazione che non lascia dubbi sul fatto che il rottamatore si presenterà alla prossima direzione da dimissionario, sancendo in questo modo l’apertura della fase congressuale. Quanto alle tempistiche, è facile intuire che Renzi sia per l’accelerazione delle pratiche. Perché un congresso in tempi brevi, difficilmente permetterebbe all’opposizione interna di individuare un proprio leader. Su questa linea convergono, oltre ai fedelissimi, AreaDem, i Giovani Turchi e Sinistra è Cambiamento.

L’opposizione

Sul fronte opposto, gli antagonisti di sempre. D’Alema e Bersani guidano la lotta intestina al segretario. Più recenti le affermazioni sulla scena degli oppositori di Michele Emiliano ed Ernesto Rossi. Da questa fazione, la minaccia più rilevante è quella della scissione, anche se, per il momento, questa rimane un’ipotesi. La priorità rimane, almeno nelle parole, quella di riaprire il dibattito. Di rimettere in discussione lo schema alla base del partito e rivedere cosa non ha funzionato in seno all’esperienza renziana. Comunque, l’ipotesi della separazione politica rimane la migliore arma a disposizione della minoranza.

Sugli errori degli altri

Le prerogative di tutte le fazioni del PD, per ora, ruotano attorno agli equilibri interni. Ma è evidente che un partito, se vuole essere vincente, deve guardare anche all’esterno. Storicamente, quando un partito si è incagliato troppo a lungo nelle lotte intestine, ha perso. È ancora presto per dire se il Partito Democratico possa incorrere in questo rischio. Ma c’è una certezza: quella di logorarsi dall’interno è una patologia ricorrente nella storia partitica italiana. Allora, nella peggiore delle ipotesi, la crisi interna potrebbe sancire la sconfitta elettorale del PD stesso. A conferma del fatto che, in Italia, le elezioni si vincono sugli errori degli altri. 

Luca Mercanzin

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