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Le 10 considerazioni di un sabato di calcio

Poche ore di sonno, un divano che chiama ma che ancora aspetta risposta: è il sabato prima di Pasqua, uno strano sabato di calcio

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  • L’entusiasmo da cambio di proprietà solitamente non lo capisco, è un covo di insicurezze, specie di questi tempi. Ma come fai a non compatire i tifosi del Milan dopo gli ultimi anni dell’era Berlusconi?
  • Pioli mi ricorda quei sindacalisti che provano a salvare il posto in ogni modo davanti al picchetto, ma hanno già firmato le dimissioni con lauta buonuscita.
  • Comunque non è un caso che a 6 giornate dalla fine i grandi bomber abbiano già superato i 20 goal. Anzi, ritengo sia l’indice perfetto per la dimostrazione di una tesi popolare: oggi la Serie A è spaccata in due e la divisione ha portato ad un generale abbassamento del livello.
  • Gasperini ha rigenerato pure Cristante. Bergamo è la nuova isola felice del calcio italiano. Sembrano una squadra di amici che sta per vincere un torneo universitario in Erasmus.
  • Il Palermo è in mezzo a una strada, ma da almeno due anni. Lo scorso anno li ha salvati Vazquez, quest’anno li dovrebbe salvare Balogh?

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  • Paulo Sousa ha deciso che si può tranquillamente giocare senza centrali difensivi e terzini. Necessità, virtù o follia?
  • Questa Juve è la cosa più vicina che si sia vista alle tre big europee dal 2010 in avanti. Chi non ricorda la data può puntare il cannocchiale a Setubàl, passando per Madrid.
  • Simone Inzaghi la riacciuffa con il jolly dalla panchina. Anche il giorno della promozione in B, ribadiamo: Simone > Pippo.
  • Ma il regolamento lo consente di spedire in B anche l’Empoli, il presidente Preziosi e la costante placidità del Chievo?
  • “Arrivare secondo significa soltanto essere il primo degli sconfitti”. Spalletti come Ayrton Senna, Roma avida e oscura come i meandri di Moria.

 

Stefano Uccheddu

 

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