Le donne lo sanno!

Dal divario retributivo di genere alle pubblicità sessiste

Le donne lo sanno che, nonostante il ventunesimo secolo e la modernità dell’occidente, la reale parità dei sessi è ancora solo illusoria.

Sanno ad esempio che, in ambito lavorativo, a parità di prestazioni, sono retribuite meno dell’altro sesso e che per arrivare a ricoprire ruoli dirigenziali, devono lottare molto più degli uomini e poche volte vi riescono. Lo statuto del lavoro decreta che uomini e donne hanno gli stessi diritti, ma le donne sanno bene che non è così nei fatti. Sanno invece che, per arrivare ad alti livelli nella scala gerarchica, devono lavorare il doppio e costare la metà.

Per giunta, se le donne decidono di lavorare esclusivamente come casalinghe o perfino ventiquattro ore al giorno, per sette giorni la settimana, senza pause, ferie o malattie, lavorando nel ruolo più importante in qualsiasi società, cioè quello di madre, nonostante le vigenti normative in materia di diritto alla previdenza e alla sicurezza sociale, le donne sanno perfettamente che la società non le tutela come qualsiasi altro lavoratore. Inoltre, se dopo aver svolto per alcuni anni mansioni di madri onnipresenti, le donne si distaccano dal ruolo e provano a ricollocarsi nel mondo del lavoro, a parità d’età non più giovane, si moltiplicano le differenze con l’uomo e più si sale nella scala gerarchica, più si centuplicano.

#NoFertility Day
Roma- protesta contro il Fertility Day

Massaia o femme fatale?

Privatamente poi, l’immagine della donna è spesso confinata in due angoli contrapposti: moglie massaia o sensuale amante. Nel nostro contesto socio-culturale, i mass media influenzano enormemente il pensiero collettivo e rappresentano un’importante chiave di lettura del ruolo della donna nella società. Alcuni studi dimostrano che la pubblicità italiana risulta essere tra le più sessiste al mondo. A prima vista emerge chiaramente, da un lato la donna di casa, la felice domestica tuttofare nel ruolo di massaia, cuoca o donna delle pulizie. Da tutt’altro lato, vi è invece un attraente giovane corpo femminile, sensuale e ammiccante. Un oggetto di desiderio e una preda da conquistare. Spesso in pubblicità, le donne sono solo un mero corpo usato come strumento promozionale, un bel manichino che fa da cornice e calamita a un prodotto o un servizio da vendere. Le donne da tempo, sanno di essere un oggetto di piacere e non un soggetto. 

I ruolo dei media dunque, è decisamente rilevante e divulgando spesso atteggiamenti sessisti, alimentano stereotipi sbagliati. Ad esempio, se si esalta solo l’avvenenza femminile e si bombarda con soluzioni tese a migliorare solo l’estetica, è naturale conseguenza che le giovani generazioni ne subiscano tale influenza. Subdolamente alle donne, s’inculca l’idea dell’apparire e non dell’essere. Si sollecita loro l’estetica esteriore e non la profondità interiore, perché questa è d’appannaggio solo per l’uomo. Infatti, gli uomini in pubblicità sono dipinti come intelligenti, brillanti, professionisti sicuri e affermati. Si auto-genera così, un prototipo distorto di donna e, di conseguenza, le nuove generazioni di ragazzine non ambiranno a diventare donne colte e intelligenti, ma solo belle e attraenti per l’uomo.

Manifestazione donne
Foto Roberto Monaldo- Roma, Manifestazione “Se non ora quando ?”

Infine, quando le donne manifestano per i loro diritti, sono spesso etichettate come egocentriche o femministe. Ma i tempi delle suffragette son ormai passati, e almeno le donne sanno che non si tratta di fare le femministe o guerra aperta agli uomini. Si tratta semplicemente di pretendere reali pari opportunità. Pari opportunità sancite dalla legge, condivise idealmente dalla quasi totalità delle persone e in buona parte poi disattese nella pratica quotidiana. La nostra cultura predica bene e razzola male.

Le donne lo sanno, gli uomini ancora no.

Viola Chemi

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