Le donne si fermano

E se si fermano le donne,

si ferma anche il mondo.

Non una di meno ha indetto l’8 marzo uno sciopero globale in tutta Italia

Oggi è l’8 marzo, ma oggi non si festeggia. Oggi si sciopera. Oggi si lotta.

 

La giornata dell’8 marzo è nata come rincorrenza, serviva per ricordare tutte le donne che hanno lottato con forza e coraggio per ottenere gli stessi diritti degli uomini, pari uguaglianza nel lavoro e in qualsiasi ambito.
Eppure, negli ultimi anni il significato di questo giorno ha preso una connotazione consumistica, una rincorrenza del tutto celebrativa che non ha niente a che vedere con le origini di questa giornata. In cui più che le donne si sono festeggiati gli spogliarellisti.
Del tutto inutile una festa delle donne, non abbiamo bisogno di un giorno per ricordarci che siamo donne. Ma abbiamo bisogno di un giorno per ricordare le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne. Per ricordare tutte le discriminazioni e le violenze che hanno subito. Per ricordare chi con sacrificio ha lottato per tutte le donne.

“Se le nostre vite non valgono,

noi ci fermiamo”

Oggi non si festeggia.
Oggi le donne si fermano.
Quest’anno niente cioccolatini o mimose, oggi si sciopera.
Perché a distanza di anni le donne lottano ancora contro un mondo sessista, maschilista e discriminatorio in cui regna solo violenza.
Un mondo che non accetta le donne ma che al contrario le gira la faccia.
Oggi non si festeggia perché non c’è niente per cui festeggiare.
Si sciopera per urlare al mondo che noi donne valiamo, che uomini e donne valgono alla stessa maniera.
Oggi si lotta per la dignità delle donne, per far si che realmente esista una parità salariale. Oggi si lotta contro la violenza e il sessismo. Si lotta per l’uguaglianza.

Immagine inerente alla (dis)parità salariale tra uomo e donna

Protestare è importante per far valere i nostri diritti.

Senza tutti gli scioperi, proteste e manifestazioni avvenute negli anni non avremmo alcun ruolo. Noi donne non esisteremo neanche.

Perché è grazie all’audacia e la perseveranza, alla voglia di lottare che nel 1963 la donna ha potuto accedere alla carica di magistrato, che nel 1975 ha iniziare ad usare il proprio cognome -sino ad allora per una moglie italiana era impensabile farlo – e sempre nel 1975 è riuscita ad ottenere la parità tra coniugi nel diritto di famiglia ( la pian parità giuridica tra i figli nati dentro e fuori dal matrimonio è arrivata solo nel 2012).

Queste manifestazioni sono state essenziali, senza queste l’adulterio femminile non sarebbe stato abolito nel 1968 e il delitto d’onore non avrebbe cessato di esistere nel 1981.

Ogni lotta è stata necessaria e rilevante e ha fatto si che nel 1970 fosse fatta una legge per tutelare la scelta di una donna ad abortire. Vittoria simile ottenuta in Polonia nel 2016 in merito ad una legge del Parlamento in cui veniva imposto un divieto totale all’interruzione di gravidanza. E ancora, nel 1978 fu emanata la legge sul divorzio. E sempre grazie a chi ha voluto combattere per i propri diritti che nel 1950 sono state introdotte forme di tutela per le donne e per le mamme lavoratrici ed è stato vietato il licenziamento fino al primo anno del bambino e venne introdotto il trattamento economico dopo il parto.
Nel 1956 fu emanata la legge retributiva tra uomo e donna e nel 1963 si dichiararono finalmente nulle le “clausole di nubilato”. Se fossero state zitte e avrebbero accettato che lo Stato le mettesse da parte ora non ci sarebbero state leggi che istituiscono la scuola materna e asili comunali (1971) o la parità nel congedo parentali, tra madri e padri(1983) e non vi sarebbe stata nessuna indennità di maternità per le lavoratrici autonome (1987) e per quelle disoccupate (1998).

Nessun diritto se avessero taciuto.

La violenza sessuale e lo stalking, la legge contro il femminicidio non sarebbero mai diventati reati, rispettivamente nel 1996, 2009,2013.

Sciopero Polonia ottobre 2016

Ora però tocca a noi lottare.

Tocca a noi combattere per i nostri diritti.
Perché nonostante gli oltre sessant’anni di proteste non abbiamo ancora vinto. Ne sono esempio il crescente numero di obiettori di coscienza che fa sí che molte donne non possano rispettare il proprio sudato diritto, i servizi scarsi o talvolta nulli di sostegno alla maternità, a nessuna legge in merito alla fecondazione assistita, nessuna quota di genere alle elezioni per il Parlamento. E per quanto vi sia una legge che sancisca la parità salariale in realtà questa non viene ancora rispettata.

Dobbiamo quindi ancora lottare per far sí che i sacrifici di chi ci ha preceduto non siano andati invani.

Per questo 8 marzo non regaliamoci mimose, cioccolatini, cene in ristorante e/o serate a base di spogliarellisti. Oggi regaliamoci la libertà, l’eguaglianza, regaliamoci la vita. E lottiamo giorno dopo giorno fin quando il mondo non riconosca il nostro valore, fin quando saremmo apprezzate in quanto persone e non in base alla lunghezza della nostra gonna. Lottiamo fin quando cesseranno frasi e atteggiamenti sessisti. Lottiamo fin quando la donna sarà uguale all’uomo.

 

Grazia Scano

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