come è cambiata la lingua degli italiani

Come è cambiata la lingua degli italiani?

Questioni di lingua

Le questioni riguardanti la lingua italiana interessano il nostro paese già da molti secoli prima che raggiungesse l’unità politica. Quella che adesso è, a tutti gli effetti, la nostra lingua, è stata un importante fattore di unità nazionale e culturale. Dalle tre corone fiorentine del 1300 a Pietro Bembo, dall’ Accademia della Crusca a Manzoni. Le discussioni in merito hanno interessato intellettuali di ogni epoca fino ad arrivare al secolo scorso. Proprio nel ‘900, quello che ora definiamo come ‘italiano’ è stato mezzo di comunicazione che ha unito le masse provenienti da diverse regioni nell’esercito durante le guerre. Poi grazie all’amministrazione, alla burocrazia e alla scuola dell’obbligo l’italiano si è sempre più diffuso contrastando i tradizionali dialetti regionali. 

Insomma, la nostra lingua è stata al centro di lunghe riflessioni prima di raggiungere lo stato attuale. Ma negli ultimi settanta anni sembra essere continuamente evoluta. Quali sono i fattori che hanno contribuito a questo continuo cambiamento?

Una lingua in continua evoluzione

Un progresso storico come quello iniziato dallo scorso secolo è molto singolare e non può non avere effetti anche sul nostro modo di parlare.

Parlare in dialetto ormai è diventato quasi sinonimo di arretratezza, pur con alcune eccezioni. Il dialetto è usato di frequente a scopo espressivo per esempio nei film o nella comicità: con una cadenza e qualche espressione tipica di qualche regione è molto facile suscitare una risata. Questo perché i dialetti rispecchiano fin troppo facilmente gli stereotipi regionali.

E se parlare in dialetto è sempre meno  frequente, l’italiano di uso medio non ha meno problematiche. Sia l’italiano scritto che quello parlato sono spesso soggetti a errori (grammaticali, lessicali..) anche quando usati da persone di media cultura. Se ci pensiamo, quante volte abbiamo sentito pronunciare degli ‘orrori grammaticali’? E quante volte li abbiamo letti anche in documenti ufficiali? L’ultimo caso è stato quello del MIUR e delle sue ‘traccie’. E’ vero, molto spesso si tratta di sviste, ma se raggruppate tutte insieme queste sviste sembrano uccidere l’italiano corretto.

Chi sono le buone ‘maestre d’italiano’ ?

Nessuno sembra essere esente dal cattivo italiano. Esempi noti ci arrivano anche dalla televisione. Coloro che con le parole intrattengono il pubblico sembrano non prestare più attenzione al loro ruolo. E così un errore diventa quasi un tormentone. 

Se una volta la radio ed il cinema erano maestre d’italiano, oggi anche loro sembrano adattarsi ai nuovi ruoli. In un mondo che va veloce, tutti sono connessi e hanno quasi l’impressione di conoscersi. Per questo i toni sono più informali, le frasi più semplici. E’ questo il modo di coinvolgere il pubblico, anche a costo di rendere l’italiano meno solenne.

E se l’italiano scritto vuole mimare quello parlato, la discrasia temporale tra mittente e ricevente non esiste più. Questo è possibile grazie alle nuove tecnologie e al loro assoluto dominio. Si può mandare un messaggio e ricevere risposta in meno di trenta secondi, magari abbreviando la frase per fare più in fretta. Perché la lingua non può perdere il passo con i tempi, si deve adattare. E se le notizie circolano in tutto il mondo in pochi istanti grazie ad internet, bisogna scriverle in fretta, come se si stesse parlando. La stessa regola vale parole, ormai sempre più collegate al mondo del web. Da tempo ormai lo stile dei social influenza anche la lingua degli altri, più tradizionali, mezzi d’espressione e d’intrattenimento. 

come cambia la lingua italiana
le influenze sulla nostra lingua

Informalità e simultaneità sono i capi del linguaggio sul nuovo mezzo di comunicazione che ci permette di osservare e comunicare col mondo. Questo, però, non riguarda solo l’italiano.

Carola Varano

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