Come fare views con un suicidio

Il video di Logan Paul

Logan Paul, il 22enne che mostra un suicidio in rete


Lo youtuber Logan Paul, da Mondo Fox

Il suicidio diventa protagonista della rete

Parlare di suicido non è cosa semplice. In qualunque modo si affronti l’argomento, che sia da un punto di vista medico, psicanalitico o sociale, si rischia sempre di cadere nel banale o di giudicare troppo in fretta una scelta che in fretta non è stata compiuta.
Parlare di suicidio non è cosa semplice, dicevo, figuriamoci affrontare un tema simile in maniera giocosa, strafottente e ironica come ha fatto lo youtuber statunitense Logan Paul, 22 anni.

Logan Paul: lo youtuber che ha spettacolarizzato un suicidio

Partiamo dal principio. Il 31 dicembre 2017 compare un video su una delle piattaforme più visitate del web, YouTube: la clip, della durata di circa 15 minuti, reca il titolo “We found a dead body in the Japanese Suicide Forest”, letteralmente “Abbiamo trovato un corpo senza vita nella Foresta dei Suicidi Giapponese”. Assurdo pensare che un video del genere, che reca come miniatura il volto dello youtuber di fianco al corpo senza vita citato nel titolo, sia passato inosservato dinnanzi ai controlli di YouTube. Eppure, ha totalizzato circa 6 milioni di visualizzazioni. Ed è stato rimosso dopo 24ore dall’autore stesso del video.

Come ha potuto un ragazzo di ventidue anni credere che fosse giusto pubblicare un video simile? Come è possibile spettacolarizzare un evento tanto intimo quanto pubblico in cerca di visualizzazioni? Mere visualizzazioni, per essere sulla bocca di tutti senza preoccuparsi di quali siano le parole sulla bocca di tutti.

C’è da puntualizzare che Logan Paul non è stato il primo a visitare la foresta per scopi “culturali”, come ha più volte dichiarato nel video, anzi, molti si sono addentrati prima di lui e hanno documentato il tutto caricando video su Youtube. La differenza sta nell’approccio: Logan Paul ed i suoi fedelissimi amici hanno fatto il proprio ingresso trionfale nella foresta a suon di risate, risate e ancora risate. Al momento del ritrovamento del cadavere, i ragazzi si sono comportati come se la cosa non fosse prevedibile, come se le loro reali intenzioni fossero quelle di fare un picnic in una foresta scelta puramente a caso. E si sono comportati esattamente come se stessero facendo un picnic.


I Logan Paul italiani

Ma pensavate davvero che noi italiani potessimo esimerci da una tale figura, vero? E invece no. Recentemente gli Youtuber Matt e Bise – per chi non li conoscesse, meglio così -, hanno deciso di intraprendere un viaggio in Giappone caricando successivamente un video su YouTube che ripercorre le loro gesta. Se desiderate scoprire le meraviglie nipponiche perdendovi tra fiori di ciliegio, usanze ultracentenarie e riservatezza tipica dell’Oriente, allora dovete assolutamente evitare questo video. Si tratta di un mix di cafonaggine e ignoranza che, come al solito, ci rende riconoscibili e tutt’altro che apprezzabili all’estero. Non mostra un corpo senza vita, ma uccide totalmente la cultura nipponica. Grazie Matt, grazie Bise. Chiunque voi siate.

La Foresta dei Suicidi, da GreenMe.it

L’harakiri e la cultura del suicidio

Per chi non lo sapesse, la pratica del suicidio è uno dei più gravi problemi del Paese: il Giappone è la nazione appartenente al primo mondo ad avere il più alto tasso di suicidi. Tra le cause maggiori, i problemi di salute e le difficoltà finanziarie legate alla grave crisi economica degli anni Novanta. La pratica del suicidio, però, risale a tempi antichissimi ed è un fenomeno radicato e rispettato nella cultura giapponese : il noto harakiri, più formalmente seppuku, era l’espiazione di una colpa commessa o un mezzo per sfuggire ad una morte disonorevole per mano dei nemici. Poiché si riteneva che il ventre fosse la sede dell’anima, la morte doveva avvenire tramite una ferita profonda all’addome. Insomma, si è sempre trattato di un gesto d’onore. E la pratica è stata tramandata fino ad oggi, in vesti più pratiche.

Aokigahara non è una leggenda

La foresta di cui abbiamo parlato si chiama Aokigahara, “mare di alberi”, e si trova alla base nord-occidentale del Monte Fuji in Giappone. Tristemente nota come “La Foresta dei Suicidi”, è il secondo luogo al mondo dove si verifica il maggior numero di suicidi, preceduto dal Golden Gate Bridge a San Francisco. L’alto tasso di suicidi ha spinto le autorità del luogo a posizionare dei cartelli che riportano scritte rivolte proprio a coloro che stanno per compiere l’infelice atto: “Chiedete aiuto a specialisti, pensate ai vostri cari, non siete soli”.

I cartelli presemti all’interno della foresta, da Japantime.co

Social Network che non aiutano

Ma, ora più che mai, il suicidio in Giappone sta divenendo uno dei gesti più comuni tra i giovani: il suicidio è la prima causa di morte tra i 15 e i 39 anni. Per trovare un colpevole, basta dare un’occhiata ai social network: esistono siti internet interamente dedicati alla discussione “open minded” sul suicidio. L’ultimo caso risale a ottobre, quando un ventisettenne ha confessato di aver ucciso nove persone, cioè nove utenti che Takahiro, il killer, abbordava su questi siti internet manipolandoli e spacciandosi per paladino della giustizia. “Vorrei aiutare le persone che stanno davvero soffrendo. Scrivetemi via DM.” In nove gli hanno risposto. E sono stati massacrati previa tortura.

Aokigahara al cinema

È proprio a causa di questi racconti del terrore, che racconti non sono, che la Foresta è stata protagonista di molte trasposizioni cinematografiche. La più recente, Jukai – La foresta dei suicidi– parla di una ragazza che attraversa Aokigahara in cerca di sua sorella gemella.

Probabilmente Logan Paul avrebbe voluto creare qualcosa di simile, qualcosa che suscitasse suspense nei suoi iscritti e li facesse saltare sul divano di casa. Probabilmente, poi, la foga delle views l’ha colpito, gli ha fatto pronunciare il peggio che poteva essere pronunciato di fronte ad un cadavere e gli ha fatto cliccare “carica video” il giorno di Capodanno – scelta casuale anche questa, ovviamente-. Grazie Logan, ben fatto. Ora sappiamo tutti chi sei, ma non vuol dire che tu ci piaccia.

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