LowLow-Sfera: le due facce del nuovo rap italiano

Il rap italiano sta vivendo la sua fase di maggiore successo, raggiungendo pubblici fra i più distinti e ottenendo una diffusione mai ravvisata in passato. Ciò è dettato soprattutto da un’ibridazione del genere, prima considerato da molti come “parole su una base”, ma che ora si sta aprendo a ritornelli e a versioni più musicali e quindi ascoltabili anche da chi non è appassionato del genere. Fa specie il fatto che fino a qualche anno fa le visualizzazioni su youtube per un video rap di Marracash (non il primo che passa) difficilmente raggiungessero i 2 milioni di views, mentre ora i 10 milioni sono diventati una meta più volte ottenuta dal rapper milanese.

Sfera Ebbasta

Sfera Ebbasta, insieme ovviamente alle influenze estere, ha cambiato l’industria rap degli ultimi due anni: ha sfondato, in ambito nazionale e non, attraverso la musica trap (quindi autotunes, drum machine e tastiere al comando), molto leggera e più ascoltabile rispetto al rap originale. La sua fama aumenta costantemente, sia in Italia che all’estero, permettendogli di raggiungere grandissimi numeri su Youtube e diversi “sold out” ai suoi concerti. Per i più puritani, tuttavia, Sfera Ebbasta ha rappresentato un allontanamento dal rap stesso, diventato un qualcosa di commerciale. Commerciale non per le vendite ottenute, ma per il modo di proporsi alla gente: un nuovo stile che si basa non sui testi o sulle rime, ma su una base orecchiabile che “rimane in testa”. Sfera Ebbasta è il rappresentante principale di questa innovazione del genere in Italia (anche se non è stato il primo, preceduto da Maruego ad esempio). La sua “esplosione” è derivata proprio dall’utilizzo della musica trap. Molti lo hanno seguito, adattandosi ad una suono molto più orecchiabile e “da tormentone”. Ne è esempio l’album “Santeria”, di Marracash e Guè Pequeno: i due celebri rappers italiani fanno ampio utilizzo di autotunes e di strofe cantate. L’album di due padrini del rap della penisola, come Marra e Guè, ha certificato il cambiamento che sta avvenendo. Le visualizzazioni raggiungono numeri spaziali e il nuovo genere raggiunge persone sempre più lontane dal rap duro e puro.

LowLow

Ma proprio quel rap, più parlato, che sembrerebbe oramai superato da trap e stili musicali più ad ampio pubblico, resta ancora vivo. LowLow ne è la dimostrazione. Il suo rap è aggressivo, ti spara la sua vita in faccia a forza di parole, con pochi ritornelli e senza autotunes. Niente di completamente nuovo insomma. Eppure funziona. Quasi 9 milioni per il suo singolo insieme a Mostro “Supereroi falliti”, ben 7 per “Ulisse”. E pensare che fino a qualche anno fa LowLow era un rapper conosciuto solo dai più “underground”, dai più inseriti nella cultura rap. A cosa si deve questo boom? Forse proprio questo ritorno al passato, questo rifiuto delle nuove tendenze musicali del rap, questo essere anti-trap (solo nello stile, ha recentemente realizzato un featuring con Sfera), sono ingredienti che hanno contribuito al successo di LowLow. A ciò va aggiunto, ed è stato un impulso fondamentale, l’aver firmato con l’etichetta “Sugar Music”. Si tratta di una delle major più importanti nel panorama italiano, che ha i diritti musicali di Bocelli, Negramaro, Tiziano Ferro, Elisa e altri.  Sugar che ha organizzato perfettamente la campagna pubblicitaria del rapper romano, permettendogli di raggiungere risultati impressionanti.

Riduttivo, poi, dire che il rap italiano viaggi su sole due strade: continuano ad esistere i Salmo, Gemitaiz, Fabri Fibra, con i loro stili unici che costituiscono dei percorsi a sé. Tuttavia Sfera e LowLow hanno iniziato la costruzione di due nuove autostrade di questo genere. Uno affidandosi al nuovo e alle influenze estere, l’altro al vecchio e rivisitando la tradizione italiana. Dove porteranno e se saranno interrotti i lavori non ci è ancora dato saperlo.

Alfredo Montalto

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