la fotografa Lynsey Addario

Lynsey Addario e l’islam in America

Lynsey Addario racconta con le sue foto la vita delle donne islamiche prima di Trump

Lynsey Addario, pluripremiata fotografa, cattura in un suo recente lavoro la vita e i pensieri delle donne islamiche in America. Questo, prima del bando anti islam di Trump.

 

holly Gobelez
Fotografia di Addario, il soggetto è una donna americana convertita all’islam, Holly Gobelez. “non per questo non sono americana”, dice.

Obiettivo sull’America

Lynsey Addario si è fatta un nome fotografando i conflitti nel mondo musulmano: donne che vivono sotto il regime talebano nell’Afghanistan pre 11 settembre; le guerre in Iraq e Afghanistan; la guerra civile in Libia; il genocidio in Durfur; la crisi dei rifugiati in corso.

Alcune di queste immagini le hanno fatto vincere un “MacArthur Genius Grant” e un Premio Pulitzer, e la sua esperienza (è stata rapita due volte, in Iraq e in Libia) le ha dato abbastanza materiale per la stesura di una biografia (la quale diverrà presto un film diretto da Steven Spielberg con l’interpretazione di Jennifer Lawrence).

Ultimamente, la fotografa cittadina di Norwalk, nata in Connecticut e trasferitasi a Londra, la quale ha vissuto all’estero per anni, ha deciso di portare l’attenzione dei suoi lavori nel suo paese. “Adesso è molto importante lavorare in America” ha detto Lynsey. “Vediamo quest’importanza crescere nell’odio. Le persone sembrano governate dalla paura. Nei miei periodi all’estero ho realizzato che moltissime persone guardano all’America come ad una guida, come fosse il paese da seguire. Le persone sono confuse riguardo a ciò che sta accadendo”.

Il bando islamico di Trump

Quando “Vogue” ha mandato Addario a Baltimora per seguire alcune donne americane musulmane per una settimana, per fotografare la loro routine quotidiana, era l’inizio di Gennaio: Donald Trump era stato eletto, ma non insediato. La retorica islamofoba della sua campagna era fresca nella mente delle persone. Il suo “bando musulmano” e l’onda di protesta che ha scatenato, invece, non erano ancora una realtà. Guardando le immagini scattate da Addario in quell’occasione, c’è un senso di calma prima della tempesta.

Ma c’è anche un senso riguardo al come ogni donna indossa la sua fede, in modo personale. “Noi non siamo un monolito” dice Zainab Chaudry. Chaudry è una musulmana nata a Baltimora, di discendenza pakistana ed è portavoce del Consiglio delle Relazioni americano-islamiche.

“C’è questa idea che siamo tutti fatti con lo stampo. Il fatto è che veniamo da situazioni davvero diverse. Abbiamo tutti esperienze uniche che definiscono chi siamo”.

Zainab chaudry
Zainab Chaudry, del Consiglio delle relazioni americano-islamiche, in una campagna di rivendicazione dei diritti

La situazione americana delle donne islamiche

Se c’è una cosa su cui porre l’attenzione, è quella sul fraintendimento dello hijab. In America le donne musulmane (molte delle quali decidono di coprirsi la testa) sono spesso il più pubblico e visibile simbolo dell’Islam. I loro foulard le rendono dei bersagli, non solo per gli islamofobi ma anche per i non musulamani, i quali li guardano come un marchio di oppressione.

“Potrei scrivere un libro” dice Chaudry ridendo “con tutte le dichiarazioni di accondiscendenza che mi sento rivolgere. Gli sguardi compassionevoli. Gli oh, poverina. Ma io penso ogni volta: no, no. Non sei mai stato in una casa musulmana. In molti casi è la donna a tirare le redini”.

L’articolo è stato tradotto e riadattato dall’originale “islam in America” di Julia Felsenthal, tratto da Vogue Usa dell’8 marzo 2017. 

Roberta Grimaldi

 

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