Il M5S attacca la stampa: qual è il confine tra verità e persecuzione?

Di Maio denuncia la “campagna diffamatoria” contro la Raggi: l’ultimo atto di una dura critica ai media.

“La libertà di stampa è un valore irrinunciabile” premette Luigi Di Maio nella lettera consegnata al presidente dell’ordine dei giornalisti per segnalare nove giornalisti per le falsità diffuse sul conto del Movimento 5 Stelle a Roma. Continua così la polemica da tempo condotta dal M5S nei confronti dell’informazione giornalistica considerata “di regime”.

Il M5S contro i giornalisti

Non è certo la prima volta che il M5S mette in dubbio l’affidabilità dei media tradizionali, che si sarebbero coalizzati per infangare l’immagine del movimento a difesa del vecchio sistema dei partiti. In particolare Di Maio contesta le ipotesi che si sono diffuse intorno alle polizze vita stipulate da Romeo a favore della sindaca Raggi, viste come possibile strumento di finanziamento illecito. Sotto accusa sarebbe innanzitutto la straordinaria copertura giornalistica riservata alla giunta, facendo spesso apparire come romani la maggior parte dei telegiornali nazionali.

Un mese fa aveva destato scalpore la proposta di Beppe Grillo di istituire una giuria popolare per verificare le notizie dei media. Questa presa di posizione rientra in una visione più generale che considera la stampa tradizionale espressione dell’establishment politico da combattere. In contrapposizione viene esaltato il valore delle notizie che circolano nel web e nei social, habitat naturale del movimento. Una strategia già adottata in modo vincente da Trump negli Stati Uniti.

Beppe Grillo
Beppe Grillo, fondatore e leader del Movimento 5 Stelle. Fonte: metropolinotizie.it

La giunta Raggi: i fatti oltre le illazioni

In questi primi otto mesi non sono mancati alla giunta capitolina scandali ed ogni tipo di ricostruzione giornalistica. Tuttavia bisogna ammettere che il M5S è stato altrettanto generoso nell’offrire tante opportunità alla vorace stampa in agguato. Ultimo il caso delle polizze vita stipulate a beneficio della Raggi da Salvatore Romeo, ex capo della segreteria politica. A riguardo non c’è nessuna contestazione da parte dei pm.

Ciò nonostante non sono mancate le ipotesi di illecito e perfino di segrete relazioni d’amore. Un episodio quantomeno insolito, quasi tragicomico se si considerano le ben più gravi crisi affrontate. Quello che i giornali di certo non hanno inventato sono le due indagini a carico di Virginia Raggi. Entrambe per abuso d’ufficio, legate alle nomine di Romeo e del fratello di Raffaele Marra. Non una sentenza di colpevolezza ma certo una notizia.

Senza dimenticare la tribolata formazione della giunta tra abbandoni e indagati. Si sono dimessi in ordine il capo del gabinetto Raineri, l’assessore al bilancio Minenna, il suo successore De Dominicis, il ragioniere del Campidoglio Fermante, l’assessore all’ambiente Muraro e quello all’urbanistica Berdini, con le sue recenti esternazioni contro la Raggi, si mette in fila. Mentre Romeo è indagato per la sua nomina e Marra, ex capo del personale, è in carcere per corruzione.

La negazione della realtà

Che alcune delle critiche mosse alla Raggi siano politicamente mirate ad attaccare i 5 stelle? Probabile. Non è un segreto, e neanche un bene, che molta della stampa italiana abbia un indirizzo politico preciso. Di solito, guarda caso, lo stesso del proprio editore. Tuttavia questa denuncia non può diventare un mezzo per eludere la realtà oggettiva, bollando i media come costitutivamente falsi.

Bisogna chiedersi se dietro questa attenzione mediatica ci sia una logica persecutoria, come sostiene Grillo, o semplicemente la logica. E’ normale che il M5S sia sotto i riflettori, a Roma come altrove. Allo stesso modo è proprio del giornalismo avere un atteggiamento critico, almeno se argomentato. Del resto ai tempi di Mafia capitale non mancarono gli attacchi nemmeno al PD e all’ex sindaco Marino, che si dimise per poi essere scagionato.

Negando la validità delle fonti di informazione si rischiano di negare anche le proprie responsabilità, che ci sono. Esistono i fatti prima degli articoli e di quelli risponde un politico. Non a caso non si è sentito parlare allo stesso modo dell’Appendino a Torino. Bisogna saper distinguere la menzogna, da quello che potrebbe essere soltanto un punto di vista diverso dal nostro.

Di Maio e Raggi.
Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera dei deputati, e la sindaca di Roma Virginia Raggi. Fonte: nextquotidiano.it

Due pesi, due misure

Le critiche generalizzate alla “stampa di regime”, anche se talvolta fondate, semplificano in modo manicheo l’informazione dividendola tra Vero e Falso, tra il popolo del web e gli altri contro di noi. Il punto è che il M5S non si limita a criticare l’informazione tradizionale ma si propone esso stesso come mezzo di informazione.

Attraverso la Casaleggio Associati risulta in effetti legato a una rete di siti e account social che non si fanno problemi a diffondere notizie false, che compensano la mancanza di veridicità con la diffusione virale, spaziando dal complottismo alla propaganda filorussa. D’altro canto Grillo in persona non ha mai risparmiato a nessuno attacchi personali, al limite dell’insulto, se non oltre.

Il pericolo di delegittimare l’informazione

Nessuno ha il monopolio della verità, tanto meno quello della falsità. Ben venga lo spirito critico ma delegittimare tutto il sistema di informazione italiano è un pericolo per la democrazia e un mirabile strumento di mistificazione della realtà. Non esiste una buona politica dove non c’è una buona informazione. Come testimonia il recente titolo di Libero dedicato alla Raggi, esiste del pessimo giornalismo in Italia ma demonizzarlo in modo indiscriminato ci priverà anche di quello buono.

Emanuele Monterotti

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