Mai Maturi

A giugno 2009 Micheal Jackson moriva. Io facevo la maturità

Mia madre mi ha sempre raccontato un suo incubo ricorrente: era già adulta, lavorava e qualcuno veniva a dirle che il suo esame di maturità non era valido e doveva ripeterlo. Si svegliava terrorizzata.

La trama sembra quella di “Immaturi”, ma non c’era il finale con la casa sul mare, solo paura.

Io la maturità l’ho fatta nel giugno 2009 – sì, è passato del tempo – e nonostante i racconti di mia madre ero abbastanza tranquillo, almeno all’inizio. Sono sempre stato tranquillo, a dire il vero a liceo non ero neanche uno studente modello, studiavo poco e uscivo molto.

Ricordo i pomeriggi passati con la mia amica che viveva al Quadraro, dall’altra parte della città. Lei aveva molta più ansia di me e provava a spronarmi, io ero l’uomo della pausa caffé.

Solo avvicinandomi alla fatidica data della prima prova cominciavo a sentire la pressione. Ricordo che per la prima volta nella mia vita da studente mi ritrovai a saltellare dopo ore di studio gridando frasi sconnesse.

La prima prova

Il giorno della mia prima prova morì Micheal Jackson. Era il 25 giugno 2009, nella stradina davanti al Liceo Classico Manara si allentava la tensione dicendo: “hai visto?”. Non ricordo tutte le tracce dei temi, ricordo il mio sul muro di Berlino. Mi lanciai in un j’accuse verso chi non riconosceva il valore del muro e ci scriveva sopra.

Trovai una chiusura un po’ troppo sprezzante che non piacque molto alla commissione ma bastò per passare indenne questo maledetto esame.

Seconda e terza prova

Versione di Latino, Cicerone se non erro. Ricordo persone che copiavano spudoratamente, nonostante il testo non fosse troppo difficile. Io, da parte mia, non ho mai saputo copiare, nonostante mi avrebbe fatto comodo e mi ritrovai con la mia traduzione che alla fine dei giochi si rivelerà abbastanza mediocre.

L’altro ricordo è il giovane professore esterno di filosofia che si aggirava per i banchi leggendo un testo di Nietzsche. Non ricordo quale, ma tutti immaginammo che in terza prova quello sarebbe stato il tema di filosofia.

Così fu, il magico professore di filosofia non ci tradì e chiese esattamente l’argomento che ci aveva sbandierato nella prova precedente. È l’unica cosa che ricordo dell’ultima prova scritta.

L’orale

Fra la terza prova e l’orale passò un po’ di tempo, il che mi permise di prendermi una ubriacatura colossale dopo la fine dell’ultima fatica negli scritti.

Avevo preparato una tesina sul rapporto fra il teatro e la follia. Era davvero una bella tesina ma la mia scarsa attitudine da studente mi aveva portato a preparare solo le domande che potevano collegarsi al mio elaborato.

La cosa più divertente è che effettivamente azzeccai le domande che mi avrebbero fatto, se non fosse che arrivati ad Inglese, mentre ripetevo la pappardella che mi ero imparato, mi bloccai dimenticando tutto. Fu l’inizio della fine.

Finite le domande – con un inaspettatissimo aiutino da parte della professoressa di chimica, donna difficile – si corressero gli scritti.

Proprio prima di uscire dall’aula l’ormai famoso professore di filosofia mi disse teneramente una frase che mi sono portato dietro per tutta la vita. “Lei è bravo ma le manca il gelo del concetto”. Voleva svegliarmi quel giovane appassionato professore. Io però lo presi come un complimento e, tutt’ora, con il gelo del concetto non andiamo molto d’accordo.

In bocca al lupo maturandi! Maturate, ma mai troppo, che nel gelo del concetto si rimane ibernati.

Matteo Gabbrielli

 

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