Manchester by the Sea: lo strano mondo delle debolezze e delle responsabilità

In sala dal 16 febbraio, Manchester by the Sea è un film su un uomo qualunque, chiamato a prendersi cura del suo presente e di suo nipote. Tra risse da bar e lunghi silenzi, quello verso la felicità è un viaggio che non va fatto da soli.

 

L’ultimo film di Kenneth Lonergan, nominato per ben 6 categorie agli Oscar di domenica sera, porta sullo schermo un tema spesso affrontato dal cinema hollywoodiano “impegnato”, quello dell’elaborazione del lutto. Tra i più recenti si hanno esempi celebri come Demolition – Amare e vivere e Shutter Island (in cui era presente la straordinaria Michelle Williams), solo per citarne alcuni. Ma se per questi ultimi la sfida dei protagonisti era legata all’accettazione della morte attraverso una battaglia con i propri incubi, in una sfera più mentale e quasi onirica, quella dei protagonisti di Manchester by the Sea è una sfida quotidiana col dolore, una lotta con le responsabilità di tutti i giorni.

Non ci sono qui rappresentazioni mentali di un passato doloroso che paralizza i personaggi. Ci sono invece scazzottate nei pub, pratiche da sbrigare e un’ironia quasi surreale a comporre la realtà di Lee e suo nipote.

una scena del film Manchester by the Sea
Lee Chandler (a sinistra) e suo nipote Patrick (a destra)

Chi sono i Chandler

Lee Chandler (un Casey Affleck straordinario) è un burbero tuttofare che vive a Boston, la città più vicina al luogo natio di Manchester by the Sea, quando viene a sapere della scomparsa di suo fratello Joe. Prendersi cura di suo nipote Patrick (Lucas Hedges), il figlio di suo fratello, è ora priorità assoluta. Una priorità imposta dal testamento, piuttosto che dal proprio volere.

Ecco che Lee si ritrova a far fronte alle necessità (poche, a dir la verità) di suo nipote: un ragazzo pieno di forza, giocatore di hockey e circondato continuamente dalle ragazze della sua età. Tra gite sulla barca di famiglia (il primo vero punto di incontro tra i due) e continui viaggi in macchina, la relazione si fa lentamente più solida.

La via della guarigione

Il film del regista americano Kenneth Lonergan (candidato all’Oscar come miglior regista) è il racconto della perdita e del vuoto che lascia. Il lutto risulta particolarmente pesante da affrontare perché, prima ancora che un adolescente, lascia in eredità infinite responsabilità da affrontare tutte insieme. Questo perché il minore dei fratelli Chandler convive con il dolore causato dalla scomparsa dei figli, avvenuta in circostanze che non lasciano Lee esente da responsabilità, e dal conseguente distacco dalla moglie (Michelle Williams).

La perdita del fratello arriva dunque per porre il protagonista di fronte ad un bivio: lasciarsi trascinare nel buio di una vita solitaria o cercare di costruirsi un presente accanto a Patrick.

il regista del film
Kenneth Lonergan

Presentato ai festival cinematografici che privilegiano film “d’autore” come il Sundance Film Festival e l’evento nostrano della Festa del Cinema di Roma, è ora nelle sale un film toccante e allo stesso tempo ironico, dove il dramma si mischia allo humour quasi irreale dei Chandler, in un gioco di contrasti che caratterizza l’intera pellicola. Con lo scorrere del film si giunge a chiedersi se sia davvero il ragazzo rimasto orfano a dover essere protetto e non lo stesso protagonista. È una delle domande che ci pone questo piccolo capolavoro, più che mai in corsa ad avere il giusto riconoscimento nella notte degli Oscar di domenica 26 febbraio.

Alberto Mancuso

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