Tra manifestazioni e possibili tensioni, l’unico nemico da affrontare a Roma è stata la paura

Nonostante gli allarmismi sfilano pacificamente le tante manifestazioni pro e contro l’Europa

Roma attende immobile, sospesa in un’atmosfera irreale. Buona parte del centro storico è praticamente inaccessibile. Strade deserte e posti di blocco per tutta la città. Diverse fermate della metro sono chiuse e non passano nemmeno gli autobus, meno del solito comunque. Restano chiusi anche i musei e i siti archeologici. Alcuni negozianti coprono le vetrine, molti altri decidono direttamente di non lavorare. Si cerca di rimuovere dalle strade qualunque oggetto possa essere utilizzato come arma. Circa 5000 gli agenti messi in campo tra polizia, carabinieri ed esercito. Cecchini sui tetti e blocchi preventivi anche intorno alla città. L’opinione comune è quella di non uscire di casa a meno che non sia strettamente necessario. Roma sembra sotto assedio, alla faccia del suo status di Città aperta. Un assedio che non si vede ma si sente.

E’ guerra dunque? No, non nel senso tradizionale almeno. Soltanto la celebrazione dei sessant’anni dell’Unione Europea e le sue imponenti misure di sicurezza che nonostante gli allarmismi della vigilia sembrano aver funzionato, garantendo il pacifico svolgimento delle tante manifestazioni in programma.

Polizia davanti alla bocca della verità
Lo schieramento delle forze dell’ordine davanti alla Bocca della Verità. Fonte: ilfattoquotidiano.it

Una guerra fredda contro la paura

Le forze messe in campo per evitare incidenti ci danno la misura del clima di paura in cui viviamo. Tale che se in una giornata di questo tipo non succede niente, viene quasi da sorprendersi. Le nostre città da tempo sono occupate da un esercito schierato contro un nemico invisibile, reso tragicamente concreto dai recentissimi fatti di Londra. La paura sembra quasi la normalità in tempi di terrorismo. A questo si aggiungevano i timori per le tante manifestazioni previste contemporaneamente. In particolare le infiltrazioni di black bloc e estremisti di destra e di sinistra. Senza contare gli agenti provocatori vari ed eventuali. 

A posteriori ci si potrebbe chiedere se le preoccupazioni siano state esagerate, strumentalizzate addirittura, ma per quanto riguarda i temi della sicurezza vale il vecchio adagio “meglio prevenire che curare”. Si può giudicare eccessiva la militarizzazione della città ma francamente sappiamo bene che se invece fosse successo qualcosa saremmo stati tutti a criticare le falle nella sicurezza. E fortunatamente a Roma non ci sono stati gravi disordini, nonostante le tante persone scese in piazza in nome di idee politiche nettamente in contrasto.

Merito del lavoro del Ministero dell’Interno dunque e ugualmente degli eterogenei manifestanti che sono rimasti nei limiti di una manifestazione democratica. Pur non ignorando alcuni quasi inevitabili momenti di tensione e le polemiche per il blocco di tre pullman della piattaforma Eurostop, accettiamo che per una volta le cose siano andate bene o non male perlomeno. Apprezziamo il fatto che ci siano da commentare soltanto i contenuti politici delle manifestazioni del 25 marzo, non i loro danni né i loro feriti. Proprio come dovrebbe sempre essere.

Con l’Europa

marcia europa
La Marcia per l’Europa. Fonte: ilfattoquotidiano.it

Perfino tra gli europeisti, nel senso più ampio del termine, il minimo comune denominatore non è stato esattamente il sostegno puro e semplice a questa Europa. C’è la condivisione del progetto europeo ma anche la volontà di correggerlo in qualche modo, nella consapevolezza che l’attuale Unione Europea non sia sufficiente. 

Sono stati più del previsto i partecipanti alla Marcia per l’Europa, organizzata dal Movimento federalista europeo. Circa 5000 persone, con la presenza del leader dell’Alde Guy Verhofstadt, dei radicali e del candidato alla segreteria PD Orlando (contestato per il decreto sui migranti). “Contro il nazionalismo e il populismo. Per un’Europa che contrapponga l’unità alle vecchie divisioni e ai nuovi muri” recita il programma. Non soltanto quindi il sostegno a questa Europa ma la rivendicazione di più Europa, come si suol dire. In senso federalista e sovranazionale, nell’ottica quindi di un crescente rafforzamento dell’unione politico-economica che oggi è solo parziale. “Non abbiamo bisogno di nuove dichiarazioni, ne abbiamo abbastanza, abbiamo bisogno di azioni concrete per una vera Europa”, sottolinea Verhofstadt

Al fronte pro Europa si aggiunge la coalizione di sinistra “La Nostra Europa. Unita, democratica, solidale”. Tra i partecipanti Arci, Cgil, Legambiente, Cobas, Sinistra Italiana, Rifondazione Comunista e l’ex ministro greco Varoufakis col suo movimento Diem25. Si critica l’Europa ultra-liberista che ha generato “austerity, disuguaglianze, disoccupazione e la frustrazione sociale che favorisce movimenti reazionari e nazionalisti”. Allo stesso tempo però rimane la speranza di poter cambiare l’Europa dall’interno: riformarla quindi, non distruggerla. Proprio su questo punto si è consumata la spaccatura con il resto del panorama della sinistra movimentista italiana.

Contro l’Europa, da sinistra

Sono stati annunciati come il pericolo pubblico numero uno i partecipanti al corteo Eurostop, “Contro l’UE, l’euro e la Nato”. Tra le diverse anime della protesta studenti, movimenti per la casa, anarchici, il sindacato Usb, il Movimento No TAV, la Rete dei Comunisti e diversi collettivi della penisola. A differenza della posizione degli “europeisti critici” viene esclusa ogni possibile soluzione all’interno dell’Europa, vista come strumento di potere delle classi dominanti e priva di qualunque legittimazione democratica. “I devastatori veri si sono trovati questa mattina sotto le telecamere. Sono le banche, i poteri e i governi che da trent’anni stanno devastando la nostra libertà. Il nostro futuro comincia quando l’Unione europea finisce”. Le parole di Mauro Casadio, uno degli organizzatori.

eurostop
La manifestazione organizzata dalla piattaforma sociale Eurostop. Fonte: sinistracontroeuro.it

Sono stati tra i 3000 e 5000 i partecipanti, meno degli 8000 attesi dalla Questura. Ci sono state polemiche per il fermo di 122 persone, di cui 13 allontanate con un foglio di via, provenienti in pullman dal Piemonte e dal Veneto e trattenute per diverse ore dalla polizia. I controlli hanno ritardato l’inizio del corteo che tuttavia si è svolto in modo pacifico, in contrasto con gli allarmismi della vigilia. Paure più indotte dai media che reali è lecito pensare. Momenti di tensione solo quando un gruppo di manifestanti è rimasto distanziato dalla testa del corteo sul Lungotevere Aventino ed è stato circondato dai mezzi delle forze dell’ordine, impedendogli l’arrivo alla Bocca della Verità. “Una provocazione e un atto ingiustificato” per i manifestanti, che comunque alla fine sono stati fatti passare.

Contro l’Europa, da destra

Contro l’Europa, anche se da posizioni politiche diametralmente opposte e con ragioni diverse, si è mobilitata anche la destra sovranista e nazionalista. “Siamo contro questa Europa che ha prodotto il fiscal compact, la direttiva Bolkestein e la legge Fornero” dichiara Gianni Alemanno tra gli organizzatori del corteo di Azione Nazionale insieme a Francesco Storace e Noi con Salvini. Un migliaio i partecipanti, in ogni caso meno del previsto. Il corteo si è svolto senza intoppi se non per il tentativo di carica di alcuni militanti di Forza Nuova. Si manifestava l’opposizione alla moneta unica e ai vincoli dell’UE, in nome della sovranità e dell’identità nazionale.

Invitati a partecipare anche gli esponenti di Fratelli d’Italia, che invece hanno organizzato un convegno su “L’Italia sovrana in Europa” per stilare un Manifesto per un’Europa dei popoli. “Vogliamo affermare il principio del ‘prima gli italiani’ – rincara la dose Giorgia Meloni – e difendere la nostra identità dall’ideologia mondialista che ci vorrebbe tutti uguali”. Con la richiesta di uscita dall’euro si rivendica poi il diritto del popolo di esprimersi per via referendaria sui trattati internazionali. 

azione nazionale
Il corteo di Azione Nazionale guidato da Gianni Alemanno. Fonte: ilfattoquotidiano.it

Emanuele Monterotti

Rispondi