Manu Ginobili: did you miss me?

Sono le 22.15 circa a San Antonio, Texas. Dentro l’AT&T Center la folla non ha ancora smesso di applaudire. Davanti alla panchina dei padroni di casa c’è un signore di quarant’anni; è stanco, sorride, tutti lo abbracciano. Lui esulta in modo genuino, agita il pugno come chi vuole gioire ma davvero non ha nemmeno un briciolo di energie rimaste per farlo. E’ la sua partita, è la partita di Manu Ginobili. Potrebbe tirarsi la canotta col numero 20 fin sopra la testa per far leggere la scritta sulla sua maglia della salute, elegante critica a chi lo avrebbe voluto uomo spogliatoio, leggenda e giocatore finito: “did you miss me?

Ha appena giocato 32 minuti di una partita di playoff, l’ultima volta che è stato sul parquet per così tanto tempo durante la fase finale è stato in gara 1 delle Finals contro Miami, il 5 Giugno 2014 (in regular season comunque non sarebbe molto distante: 18 Dicembre dello stesso anno, in una partita dai 3 overtime contro i Grizzlies).

Ha appena giocato 32 minuti, dicevamo, e non solo; Manu ha messo le mani su ogni momento decisivo per la vittoria della sua squadra.

Il suo contributo alla partita è stato molto maggiore di quello scritto sul tabellino che comunque recita 12 punti, 7 rimbalzi, 5 assist, 1 stoppata e +8 di plus/minus (il più alto fra i suoi); Ginobili ha impattato il morale dei suoi compagni con giocate decisive, alcune talmente vintage da ricordare i suoi anni di Bologna.

White men can’t jump

San Antonio inizia bene la partita, gli speroni si portano avanti e mantengono il vantaggio rispondendo colpo su colpo ai canestri dei Rockets. A metà del secondo quarto, sul +3 per Houston, Ginobili conquista un rimbalzo difensivo e fa ripartire velocemente l’azione; il suo marcatore Beverley ritarda il rientro e Manu riceve da solo sul perimetro. La corsa e l’attacco al ferro, la schiacciata con la mano destra, la panchina che si alza ed esulta incredula. Linfa pura ed energie fresche per i suoi compagni come il canestro con tanto di penetrazione e slalom del 76-77 nel terzo quarto. Di ben altro spessore invece il canestro del pareggio a 101, 34 secondi al termine della partita.

“How can that man at 39 [..] slam so hard?”

Clutch Manu

L’overtime si conclude con un parziale di 9-6 per San Antonio. Ginobili rientra in 6 dei 9 punti segnati dai suoi con due assist per Danny Green ma non sono questi i punti più decisivi sui quali mette mano.

A 9 secondi dal termine vi è una palla a 2 poco fuori la linea del tiro da 3 in area Spurs. Manu è in marcatura su  Anderson e sa perfettamente che non sarà lui a prendersi il tiro finale, sta aspettando Harden. Il barba infatti arriva e prende palla con 5 secondi sul cronometro, lo marca Simmons ma Ginobili cambia e aderisce al Barba che però lo batte sul primo palleggio e si porta a tirare da solo: 8 decimi di secondo alla sirena.

Dal nulla una mano compare sopra il pallone del candidato MVP della stagione che salta e prova a rilasciare il tiro senza alcun esito. Emanuel Ginobili lo ha stoppato, con un movimento che solo lui poteva pensare.

MANU GONNA MANU

Mai stato meglio

Il quarantenne sigilla così con la sua prestazione, la vittoria di San Antonio in gara 5 che li porta a Houston a giocare il primo match point e un insieme di rivendicazioni che doveva a sé stesso, ai suoi compagni, a noi che lo amiamo immensamente.

Perché immenso è Manu Ginobili, un artista del Gioco, la prova vivente che l’età è solo un numero per gli individui  dotati di una mente superiore e immenso è il dono che riceviamo nel poterlo ancora osservare in movimento sul parquet.

 

Alessandro Billi

Rispondi