Manuel Gonzalez, l’allenatore muto

L’allenatore muto

“Il calcio è fatto di idee e di emozioni, due cose che difficilmente sono esprimibili a parole. Per questo il fatto di essere muto non rappresenta un grande svantaggio per me”.


Il nuovo allenatore del Parma, Manuel Gonzalez, si presenta così alla Serie A. Ex giocatore e tecnico del Vélez, con il quale ha vinto una Copa Libertadores e un Campionato Argentino in quattro stagioni, il 48enne argentino si appresta a vivere una nuova esperienza sulla panchina di un Parma voglioso di riaffermarsi ad alti livelli dopo anni poco felici.

Una scelta forte

Il Presidente Jiang Lizhang, a 5 anni dall’acquisto dei Crociati, non ha avuto dubbi e ha individuato in Gonzalez la figura più adatta a dirigere un gruppo giovane e talentuoso.

Jiang Lizhang ha acquisito il Parma nel 2017, con l’obiettivo di riportarlo in Serie A e di competere per l’Europa.

La notizia è stata però accolta con stupore e sgomento dalla stampa europea, che non riesce ad immaginare un allenatore in panchina che comunichi soltanto a gesti e tramite il suo fedele vice allenatore, Dani Morello. Da tredici anni, infatti, Manuel Gonzalez non parla più. Un violento scontro di gioco in un Boca Juniors – Vélez del marzo 2009 ha cambiato la sua vita. Gonzalez sale su un calcio d’angolo per cercare fortuna, ma la sua testa incontra i guantoni del portiere avversario Abbondanzieri, lasciandolo privo di sensi al suolo. Il giocatore viene immediatamente caricato in ambulanza, dove riprende conoscenza giusto il tempo di chiedere ad un infermiere: «Ganamos?». Da quel momento in poi, un danno permanente nella zona del cervello dedicata al linguaggio lo colpisce, e Gonzalez diventa per tutti El Mudo.

Un brutto incidente, seguito da mesi difficili. Gonzalez inizia una lenta riabilitazione e viene continuamente sottoposto a test per valutare eventuali altri danni cerebrali. Ma tutto questo non intacca minimamente la sua personalità. Anzi, poco più di un anno dopo fa il suo ritorno in campo, trascinando il suo Vélez ad un’insperata salvezza. La stagione successiva subentra da allenatore ad Angél Torres e, assieme al suo vice Dani Morello, inizia un nuovo capitolo della sua vita.


Il metodo Gonzalez

El Mudo è un allenatore sanguigno, passionale ed estremamente leale. Un leader naturale, così come lo era in campo. La sua storia lo rende speciale, ma lui non cerca autocommiserazione agli occhi di nessuno. Trabajo, trabajo y trabajo. Il lavoro è l’unica strada che conosce per il successo. Non esiste il più forte, solo il più allenato.

Certo, il fatto di non poter comunicare direttamente con i propri giocatori rappresenta una difficoltà ulteriore, ma può essere aggirata attraverso alcuni accorgimenti. Gli allenamenti, ad esempio, vengono diretti grazie all’aiuto di un tablet. Un’app permette all’allenatore di tenere sotto controllo le statistiche in tempo reale di tutti i suoi giocatori: frequenza cardiaca, kilometri percorsi, velocità media. Toccando l’icona di un calciatore sullo schermo si attiva una connessione con il giocatore selezionato, al quale arriva un SMS su un polsino.

Una schermata dell’app creata dallo staff di Gonzalez, sulle orme del famoso Football Manager

Questo accorgimento ha migliorato notevolmente la vita da allenatore di Gonzalez, ma per il momento è utilizzabile soltanto durante gli allenamenti. È stata però inviata una richiesta alla Federazione per permetterne l’uso anche in partite ufficiali, una sorta di deroga per evidenti necessità che – si vocifera – potrebbe presto essere concessa. La squadra ha poi seguito un corso di 10 giorni per imparare i gesti più ricorrenti di Gonzalez durante le partite.

Ma il compito più delicato spetta a Dani Morello. Vice allenatore e amico d’infanzia di Gonzalez, Morello è in grado di capire El Mudo con un solo sguardo, per poi trasformare in suoni le eloquenti mimiche facciali di Gonzalez. Anche in questo caso, però, va formulata un’altra richiesta. Morello deve stare in piedi durante le partite e fare da traduttore vocale al suo allenatore, rompendo quella che è la regola che permette ad una sola persona di stare in piedi nell’area tecnica.

Il rumore del silenzio

Un pallone, una porta e un campo da calcio è tutto ciò che serve. Il resto è solo di contorno

Al di là di queste difficoltà, però, Gonzalez è un allenatore come gli altri. Si arrabbia, gioisce, si emoziona. E vederlo da bordocampo fa riflettere. In un mondo dove le parole sono spesso usate a sproposito, il silenzio di un uomo fa molto più rumore. Il calcio dopotutto è uno sport che si gioca con i piedi e con la testa, non con la voce. L’handicap della parola potrebbe forse fare del bene a questo sport malato che è il calcio, dove i salotti post-partita e le polemiche continue ricevono molta più importanza di quanto accade nel rettangolo verde.

Perciò ben vengano allenatori come Manu Gonzalez, se hanno il potere di farci riflettere.

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