Marijuana: quando un referendum è ragionevole

L’evoluzione (degli altri) è cosa buona e giusta

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La legalizzazione negli Stati Uniti

Al di là di tragedie, catastrofi naturali e vittorie politiche improbabili, là fuori c’è un mondo che compie passi da gigante riguardo al mondo delle dipendenze. Delle droghe, in particolare.

Sì, perché nel mese di novembre gli americani hanno votato in merito alla legalizzazione della marijuana a scopo terapeutico e a scopo ricreativo: il referendum ha sancito la possibilità, per i maggiori di 21 anni, di possedere circa 28 grammi di marijuana e tenere con sé ben sei piante.

Ad oggi, il numero di americani a favore della legalizzazione è il 57%: circa cinquant’anni fa, i favorevoli erano solo il 10%. È comprensibile, allora, che in Massachusetts, Nevada, California, Florida e North Dakota la vittoria sia stata quella del sì.

La depenalizzazione negli States

Per chi non lo sapesse, la legge federale negli Stati Uniti proibisce l’uso e il possesso di marijuana, presente nella lista delle sostanze più pericolose stilata dal Comprehensive Drug Abuse Prevention and Control Act nel 1970.

Nel corso degli anni, però, alcuni Stati hanno approvato leggi autonome che depenalizzano l’uso della cannabis per scopi medici o ricreativi.

Nonostante il diffuso timore di coloro che pensavano ad una catastrofe umanitaria, l’uso di tale sostanza non è aumentato: “I tassi di incremento sono più alti tra i giovani tra i 18-24 anni, quindi ci aspettavamo che questo si sarebbe tradotto anche tra i più giovani, ma così non è stato.” ha detto la dottoressa Nora Volkow, direttrice dell’Istituto Nazionale di Abuso di Droga.

Uno studio condotto in Colorado ha mostrato come, dal 2011 ad oggi, l’uso di marijuana da parte degli adolescenti non si sia innalzato nonostante la legalizzazione della sostanza: dal 22% nel 2011 siamo passati al 21%. Ricordiamo che il Colorado è stato il primo stato ad aprire negozi di marijuana con vendita al dettaglio, nel 2014.

Più legalità, meno consumo

Mason Tvert, portavoce del Marijuana Policy Project, aggiunge che “Il modo migliore per prevenire l’uso di marijuana tra i giovani è educare e regolarizzare, non privare le persone malate di marijuana a scopo terapeutico.”. Ethan Nadelmann, direttore esecutivo della Drug Policy Alliance (DPA) dichiara che “Siamo riusciti a rendere la cannabis noiosa”. Inoltre, ad oggi, i più giovani segnalano che si ha la più scarsa disponibilità di marijuana degli ultimi 24 anni: a partire dal 1992, la marijuana è diventata sempre più difficile da ottenere.

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Il Caso del Portogallo

Se non vi sentite molto legati a questo argomento, forse è perché riguarda paesi oltreoceano. Ma parliamo del Portogallo: qui lo scenario apocalittico previsto era ben peggiore. La decisione di decriminalizzare – legalizzare non era permesso a causa di vari trattati internazionali – riguardava, infatti, tutte le droghe.

E con tutte intendiamo soprattutto l’eroina e la cocaina. Assurdo, abominevole, una condanna a morte. “Ci saranno aerei pieni di studenti diretti in Portogallo per fumare marijuana e prendere ben di peggio, sapendo che non li metteremo in galera. Promettiamo sole, mare e qualsiasi droga preferiate” disse Paulo Portas, leader del partito popolare di orientamento conservatore. E invece no.

Dal 1995, le droghe iniziarono ad arrivare in quantità massicce e a basso prezzo: era appena finita una dittatura e nell’aria si percepiva la voglia di trovare un simbolo di ritrovata libertà. L’eroina era perfetta.

Una diminuzione netta

Dopo aver compreso che arresti e sentenze carcerarie non erano in grado di arginare un fenomeno che decretava il Portogallo come uno dei due principali punti di accesso per la cocaina in Europa e come luogo con la percentuale più alta d’Europa di casi di Hiv tra tossicodipendenti, si giunse ad un compromesso: chi faceva uso di droghe non era un criminale, ma commetteva un atto simile al parcheggio in divieto di sosta. Molto semplificato, ma ancora oggi è così.

Ed ecco i dati apocalittici: tra il 2001 e il 2006, l’uso di droga tra i giovani di età tra i 13 e i 18 anni è calato per quasi tutte le sostanze considerate. Le morti legate all’uso di eroina sono scese da 281 nel 2000, a 133 nel 2006,  a 16 nel 2012.

La Commissione per la Dissuasione dalle Dipendenze dalla Droga, composta da un medico, un assistente sociale e un avvocato, è, ancora oggi, l’unico ente che si occupa delle delle sanzioni e dei casi di detenzione.

Ogni passaggio del processo è studiato per eliminare ogni nozione di colpa dall’uso di droga enfatizzando i suoi aspetti sanitari e di trattamento.

Quindi niente tragedie, nessun peggioramento: solo ed esclusivamente piccoli – si fa per dire – esempi pratici di come potremmo evolverci guardando ai cugini portoghesi e agli zii americani.

Chiara Manetti

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