Mark non c’è più tempo, pensaci tu.

La macchina Facebook sembra essere entrata in un momento di profonda crisi dove paradossalmente numeri e statistiche servono a ben poco.

 

 

Attuale come non mai risuona l’espressione di Andy Warhol In the future everyone will be world-famous for 15 minutes”. Forse perché in quel ”future” ci siamo ormai da un pezzo, era il febbraio 1968 quando apparve per la prima volta, forse perché ritrovarsi ”world famous”, con le dovute proporzioni, sta diventando estremamente facile.
L’avvento dei mass-media prima, quello dei social network poi nonché il culto pagano per il binomio Visibilità-Celebrità ha fatto sì che quella che suonava come una semplice “profezia” non solo si avverasse, ma iniziasse a rappresentare un vero e proprio imperativo categorico.
Ma se numeri e statistiche eleggono Facebook a social network per eccellenza, per citare qualche cifra 1,09 miliardi sono le persone che lo utilizzano attivamente su base giornaliera28 milioni il numero di utenti italiani registrati (Fonte: JeffBullasStatistaDMR), un problema di natura diversa tra creando non pochi grattacapi al suo fondatore.

 

Dopo anni di velati sentori d’allarme, Facebook sembra aver iniziato nell’ultimo anno a pagare una politica interna poco consapevole della metamorfosi del prodotto stesso.
Sono numerosissime le accuse arrivate da ogni angolo del globo, in particolare dall’opinione pubblica e dai media americani di tendenza liberal, che dopo l’elezione di Donald Trump alla Presidenza degli Stati Uniti si sono uniti in un fuoco incrociato contro il colosso nato ad Harvard. L’accusa è chiara: per colpa di un’omissione nel controllo editoriale, della veridicità delle notizie, la piattaforma ha accelerato la diffusione di notizie false, principalmente avverse alla Clinton, favorendo così il candidato Repubblicano nella corsa a Washington.
Ulteriori critiche arrivano dalla Germania, è infatti notizia di pochi giorni fa l’intenzione del Ministro della giustizia tedesco Heiko Mass e di Angela Merkel di salvaguardare le prossime elezioni politiche minacciando sanzioni penali per chi diffama o diffonde notizie false sulla piattaforma.

 

Insomma la guerra fredda tra informazione e disinformazione è definitivamente scoppiata.
Mark Zuckerberg è corso ai ripari con un lungo post sulla sua bacheca dove apre ai critici, ammettendo che la questione è assolutamente rilevante e l’azienda intende affrontarla da subito con impegno.
A tal proposito Adam Mosseri, che sovrintende la squadra che cura il ”News Feed” , ha spiegato che il problema ”bufale” verrà affrontato con tre strumenti e su piani differenti: un piano interno che renderà più semplice la segnalazione dei contenuti fasulli da parte degli utenti, un piano esterno che coinvolgerà organizzazioni aderenti all’International Fact-Checking Network (IFCN)  incaricate di dimostrare la non veridicità di una notizia attraverso il link di un articolo capace di dimostrare il contrario, ed un piano intermedio che prevede un miglioramento dell’algoritmo che sceglie i contenuti da mostrare nella sezione Notizie.

 

 

In definitiva Facebook è di fronte ad una grandissima sfida con la quale forse non avrebbe mai pensato di doversi confrontare: puntare sulla Qualità e non più sulla Quantità.

 

Filippo Gabetta

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