I dolori di un giovane maturando

Ci siamo, mancano ancora pochi giorni e si comincia. Gli studenti di quinta superiore devono lottare con tutte le loro forze tra libri di scuola, sole cocente, tesina e i consigli dei tg su come evitare svenimenti da ciclone africano. Gli stessi telegiornali che puntualmente ricordano gli esami di maturità, riempiendo di ansia sia i maturandi, sia chi su quei banchi di scuola il suo l’ha già fatto e di prime prove non vuole più sentirne parlare. È poi così terribile questo esame?

“Maturità? Era tutto semplice! Io non ho mai avuto paura!”

Senza mettere in dubbio che ci sia stato davvero qualcuno a cui questo momento non abbia fatto paura, mi sento di dire che temere la maturità non è solo comprensibile ma è addirittura giusto. Perché questa ha un peso indipendentemente dal voto finale ed è, probabilmente, la prima sfida professionale che affrontiamo.

Non ho mai creduto alla storia che ci si racconta spesso tra laureandi: “La ‘matura’ era una cazzata, sono gli esami universitari ad essere stressanti!”. Sbagliato: ogni esame scolastico è per noi una sfida, perché per ogni età c’è una prova da superare che prevede un carico di lavoro proporzionale alle nostre competenze. Era impegnativo quello di terza media, lo è stato quello di quinta superiore e lo sarà quello della laurea. In età diverse, la sfida è in egual modo difficile e stimolante.

La maturità io l’ho fatta nel 2014 e mi preparavo agli esami tra bottiglie d’acqua gelata, derivate e dizionari di lingue straniere. Ieri l’esame di quinta liceo, oggi uno da 6 cfu. Le differenze non sono poi così tante, eppure è passato del tempo.

Maturità

Non ho dimenticato nulla di quel giugno 2014. È estate, le giornate le passo in biblioteca, i miei genitori tentano di calmare l’agitazione per la prima prova, c’è l’amico che sembra sempre più preparato di me e la stanchezza la combatto a suon di caffeina. È la prima volta che affronto un impegno così grande e tra le mie qualità non c’è quella di parlare in scioltezza davanti ad una commissione che ti fissa in silenzio. Tra paure (tante) e sicurezze (poche), tra tema e voto finale, c’è di tutto…

L’attesa fatta di musica a tutto volume, davanti alla scuola la sera prima. È un momento utile ad esorcizzare la paura, consolare un’amica e sfottere il più bravo di tutti, che anche lui non vede l’ora di finire e correre in vacanza. Un momento per farci promesse che non si avvereranno mai e per contare le ore che mancano al tema. Gli esami cominciano: prima, seconda e terza prova. Ricordo la delusione degli amici bocciati, comunque presenti per fare il tifo, i professori dagli sguardi stanchi, il compagno che non mi fa copiare, la fidanzata che sa già, lei sì, che non sbaglierò quasi niente.

Un concentrato di emozioni che hanno trasformato quel periodo in un ricordo bellissimo. A pensarci ora mi si stampa sulla faccia un sorriso a 32 denti, perché capisco solo oggi l’importanza di certi momenti e realizzo che quell’esame non è poi peggiore dei test che affronterò in futuro, ma è servito crederlo. Perché se è vero che “gli esami non finiscono mai”, il più difficile è già alle spalle.

Alberto Mancuso

 

 

 

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