Maturità, tra mito e realtà

L’idea mitizzata della maturità

Film, canzoni, superstizioni, consigli che sono sempre gli stessi da decenni. Attorno all’evento della maturità, negli anni, abbiamo accumulato un bagaglio di informazioni più o meno stereotipate che accompagnano, puntualmente ed inesorabilmente, gli esaminati di ogni generazione.

Generazione dopo generazione 

Come si risolvono i dubbi esistenziali che ci assalgono quando gli esami si avvicinano? Come si riduce l’ansia in vista di quella che è concepita come una vera e propria prova di forza della personalità di ognuno di noi? Credo che nessuno sia davvero in grado di rispondere. Perché, di fronte alla rappresentazione collettiva della maturità in tutti i suoi stereotipi, nessuno sarebbe in grado di affrontarla con leggerezza. Generazione dopo generazione, classe dopo classe, in un modo o nell’altro tutte le credenze e i luoghi comuni sulla maturità come spartiacque della vita di ognuno di noi tornano incombenti.

Pensando a quello che sto per scrivere, mi rendo conto che potrei risultare antipatico. Perché la maturità, idealizzata com’è nell’immagine collettiva, ci fa sentire parte di qualcosa che non esclude nessuno. Essere o essere stati maturandi ci rende partecipi di una comunità, seppur totalmente ideale, che altrimenti non esisterebbe. La sensazione di “essere” -o essere stati- “tutti sulla stessa barca” ci consente di ricordare la maturità come un momento ingombrante, ma anche come una grande prova di solidarietà e fratellanza. Questi sentimenti nobili, che chiunque direbbe di aver provato durante gli esami, si inseriscono perfettamente in un contesto di disperazione, insidioso e pieno di incertezze.

Tutti sulla stessa barca

E proprio dalla necessità di sentirsi parte di quel legame forte, fraterno e solidale nasce la tendenza a spettacolarizzare e mistificare il momento della maturità. È inutile negarlo: ogni anno, in ogni scuola, qualsiasi classe, qualsiasi sezione sarà pronta a dichiarare a gran voce che i presupposti per la propria maturità spaziano dal tragico al catastrofico. Fare un breve elenco di alcune esclamazioni che la stragrande maggioranza dei maturandi/maturi farà o ha fatto proprie può confermarlo. “I nostri commissari interni sono quelli che più ci hanno odiato durante i 5 anni”; “i nostri commissari esterni sono i peggiori di tutta la provincia”; “quest’anno sono uscite le materie più difficili”; “quest’anno il Ministero ha preparato delle tracce impossibili”, ecc.

È facile intuire, a questo punto, per quale motivo ogni maturando arriva alle settimane degli esami con un’immagine ingigantita e spettacolarizzata della maturità. Essere maturandi è una sensazione gratificante, che rende partecipi di un momento comune che difficilmente verrà dimenticato. La “forza dello stare insieme” è indiscutibilmente più forte se il momento collettivo è un momento di difficoltà. E allora, quasi meccanicamente, la maturità diventa il crollo di ogni certezza, l’emblema della disperazione. Un momento infernale dal quale si esce tra mille intemperie. La stragrande maggioranza degli studenti che passano dalla maturità, sarebbe disposta a metterci la mano sul fuoco.

Una maturità ordinaria 

Preferirei poter dire di far parte di quella stragrande maggioranza, ma non è così. Le sensazioni che ho provato durante la mia maturità sono racchiuse dal pensiero finale “tutto qui?”. Nessuno degli stereotipi inerenti alla maturità nella sua immagine collettiva spettacolarizzata hanno caratterizzato la mia. Nessun commissario interno ha odiato la mia classe per tutti e 5 gli anni. Nessuno dei commissari esterni era conosciuto per la sua crudeltà o instabilità mentale. Le materie d’esame erano legate all’indirizzo di studi e comunque, nessuna di queste era tra quelle ostiche. Le tracce delle prove non hanno reso impossibile l’esame. Niente di straordinario, nessun ostacolo impossibile da superare. La mia è stata, insomma, una maturità ordinaria.

Oltre la logica emozione che si prova in qualsiasi caso quando si è messi alla prova, la mia maturità non è stata molto altro. Nell’ordinarietà della mia prova si racchiude la sensazione, quasi di delusione, che ho provato nel constatare che nessuna delle caratteristiche che rendono gli esami un momento quasi mitologico aveva caratterizzato anche i miei. 

Partecipi, ma consapevoli

Da maturo, mi permetto di dare un consiglio a tutti i futuri maturandi, soprattutto ai maturandi 2017. Non rinunciate a sentirvi parte della grande “comunità dei maturandi”. Rendetevi partecipi della sensazione di “essere tutti sulla stessa barca”. Siate fraterni e solidali con i vostri compagni nell’avventura degli esami di stato. Ma sappiate che, probabilmente, arriverete in fondo consapevoli dell’unica cosa che rende la maturità un momento indimenticabile e straordinario: l’idea della maturità, in tutta la sua spettacolarità e distanza dalla maggior parte dei casi concreti.       

Luca Mercanzin

Rispondi