Esame di maturità

Maturità: la settimana prima

T’avessi presa prima non sarebbe cambiato nulla

La settimana prima della maturità.

Esaltazione di ansie e bestemmie a denti stretti. La voce di Bruce Springsteen, sigarette, troppe sigarette e un mare di caffè misto redbull. Uno schifo totale. Gli sguardi distratti ad un passato di cinque anni, il cameratismo telefonico di chiamate silenziate in biblioteca. Messaggi, preghiere e altre bestemmie. I sorrisi spavaldi e l’angoscia su per il culo.

Il tempo perso dietro ad improbabili tecniche di copiatura avanzata. Corsi intensivi di auto-motivazione davanti allo specchio del bagno con lo spazzolino in bocca. Cazzo Gian, sei più forte di un esame di merda come questo, mercoledì entri in classe e spacchi tutto. Il ventilatore che mischia le pagine di appunti sul pavimento della stanza. L’odio profondo nei confronti dei pischelli in piazza castello.

La mia maturità

2013. L’accendino scatta compulsivo sulla testa delle sigarette che scacciano lo stress riempiendo la stanza di fumo. A tu per tu con la resa dei conti: latino. Non male, sempre meglio di greco. Manca una settimana esatta al 19 giugno, mercoledì prossimo, il tema. Punto tutto sulla prima prova, mia ipotetica ancora di salvezza. Le dita scorrono rapide sulla tastiera in cerca di aiuto di falsi dei e disperato ausilio dei veggenti di turno per le tracce. Quasi per caso mi imbatto nel testo della versione di greco uscita l’anno prima che infiniti lutti inflisse ai classicisti. 

Le serate di Torino si condensano in un’attesa placida. La frenesia di San Salvario è lontana dalla mia scrivania dove campeggiano torri di carta scritta. In biblioteca e nelle aule studio gli universitari mi guardano divertiti. Cazzo la prima declinazione, come fa già al dativo? – tutto ciò che era scontato fino a pochi giorni fa adesso è brutalmente rimesso in discussione. Il mio amico dello scientifico di fianco a me compila papiri di dimostrazioni algebriche.

Rimangono sette giorni  di agonia programmata. Questo lunedì nella mia testa è già finito, ma l’orologio che ho al polso è convinto siano solo le 19:24.

La vostra maturità

2017. Quattro anni dopo. Passeggio sereno per via Garibaldi. In tasca ho la laurea, in testa pochi pensieri. Guardo incuriosito un gruppo di ragazzi al tavolino del bar. Sono chini sul maledetto nemico: IL. Latino anche quest’anno. Sorrido. Ripensando alla settimana precedente la mia maturità ancora mi attanaglia un po’ di angoscia. Tutto sommato sono emozioni più uniche che rare, imparagonabili con gli esami universitari. Vi è una serie di riti adolescenziali indelebili, primo su tutti quello di sfanculare pubblicamente Venditti per poi piagnucolare ascoltandolo nelle pause studio. 

Continuate ad essere inquieti. Chi vi dice di restare calmi ché tanto tutto andrà bene è – passatemi il giudizio – un idiota. Maturità, oltre che un esame, significa cominciare ad affrontare la vita. Io forse ancora non l’ho compreso a distanza di quattro anni, ma nella vita da maturi sicuramente non va tutto bene. 

Sfibratevi di ansie e teorie complottistiche circa la commissione d’esame; distruggetevi il cervello su quella prolessi del relativo; ricordatevi che la parola “tracotanza (ὕβϱις)” vi salverà sempre il culo, addirittura meglio della barbabietola da zucchero.

Vivetevi ‘sto periodo perché, davvero, è ineguagliabile.

Un augurio a tutti i maturandi.

Gianluca Minuto

 

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