Meet Nicola Sturgeon, la donna che vuole sfidare Theresa May

Un secondo referendum per l’indipendenza Scozzese sembrava impossibile. Ora, forse, non lo è più.

“Crediamo che il parlamento scozzese dovrebbe avere il diritto di indire un altro referendum se ci sarà una prova chiara ed evidente che l’indipendenza è divenuta l’opzione preferita per la maggioranza del popolo Scozzese. O se ci sarà un cambiamento significativo e materiale delle circostanze che hanno prevalso nel 2014, come far uscire la Scozia dall’UE contro il nostro volere

Pagina 27 del Manifesto completo del Partito Nazionale Scozzese.

Al Times hanno deciso di stuzzicare Nicola Sturgeon, primo ministro della Scozia. In un articolo si è infatti sostenuto che un nuovo referendum per l’indipendenza sarebbe indetto in cattiva fede e in maniera ingiustificata.

La Sturgeon ha risposto con una lettera. Ha scritto che al momento non è previsto nessun referendum ma che no, non sarebbe né ingiustificato né in cattiva fede.

Perché non è ingiustificato

La giustificazione si basa su due elementi. La campagna del No, contro l’indipendenza, aveva sostenuto che la Scozia non aveva bisogno di essere indipendente. Il paese, secondo loro era ascoltato e considerato da tutto il Regno Unito. Inoltre si era affermato che la permanenza nell’Unione Europea sarebbe stata sicura all’interno dell’UK, in pericolo in caso di indipendenza.

Era il 2014 e Nicola Sturgeon era la vice dell’allora leader del SNP e primo ministro scozzese Alex Salmond. Era una sostenitrice del voto per l’indipendenza con il suo partito assieme a quello dei verdi e dei socialisti scozzesi.

Contro di loro si schieravano Labouristi, Conservatori e i Liberal-democratici. Il quesito era: “La Scozia dovrebbe essere un paese indipendente?”. Si votò il 18 settembre 2014, ci fu un’affluenza dell’84,59% e vinse il No con il 55,3% dei voti. Alex Salmond si dimise, nessuno si candidò contro Nicola Sturgeon che divenne segretaria di Partito e primo ministro Scozzese.

La sconfitta al referendum non intaccò però lo SNP che stravinse alle elezioni del 2015. Il partito guadagnò più voti e seggi di Labouristi e Conservatori messi insieme. La Sturgeon ha parlato di un cast-iron mandate, un mandato di ferro da parte dei suoi elettori.

La buona fede

Dopo il risultato della Brexit la Sturgeon ha provato in maniera diplomatica a cercare di proteggere la posizione della Scozia senza ignorare il voto generale.

“Volevo trovare un modo di far quadrare il voto per il Remain della Scozia con il leave generale, anche ascoltando quelli che in Scozia hanno votato per lasciare l’UE.”

In Scozia, infatti, il Remain ha trionfato raccogliendo il 62% dei voti con un’affluenza del 67,2%. In Irlanda si era arrivati al 55,8% di preferenze per rimanere.

Dopo la vittoria del Leave il governo scozzese ha pubblicato un testo attraverso il quale ricercava una posizione di compromesso. Si accettava di uscire dall’Unione Europea ma si chiedeva al Regno Unito di rimanere nel mercato unico o, se non fosse stato possibile, di permettere alla Scozia di negoziare per rimanere.

Theresa May, però, non ha ascoltato questa richiesta e ha portato avanti il suo messaggio. “Brexit means Brexit” ma questo non ha fatto piacere a Nicola Sturgeon.

“Se si presenterà un referendum sull’indipendenza, non sarà colpa della malafede da parte del governo scozzese, ma della pura intransigenza da parte del governo del Regno Unito. Non è troppo tardi per il governo del Regno unito per cambiare corso, ma il tempo sta scadendo.”

Braccio di ferro

Guardando ai fatti non sembra che un secondo referendum sia possibile in Scozia, eppure Theresa May e Jeremy Corbyn, rappresentanti dei due più grandi partiti del Regno Unito, non sono particolarmente sereni all’idea che questo possa accadere.

I numeri non aiutano certamente Nicola Sturgeon, i sondaggi danno il No all’indipendenza ancora in vantaggio, segno che la Brexit può aver spostato qualche voto ma non in maniera decisiva. Inoltre, uscire dal Regno Unito e dal suo single market rappresenterebbe un vero e proprio disastro per la Scozia.

La componente economica è l’ostacolo più grande per l’indipendenza. L’economia scozzese è stagnante. Se  la Scozia divenisse indipendente non sarebbe solo la peggiore in Europa ma in tutto il mondo sviluppato, ha scritto Alex Massie.

Pesa soprattutto la mancanza di entrate dal petrolio che doveva essere la risorsa per garantire l’indipendenza. Le entrate nel 2016 sono state di 60 milioni di sterline. Salmond aveva previsto di guadagnare 8 miliardi solo tre anni fa. Altrettanto vero è che la presenza nel mercato unico del Regno Unito vale per la Scozia 4 volte quella del mercato unico Europeo.

C’è sempre un però

Eppure Theresa May è costretta a confrontarsi con questa possibilità che darebbe forti segnali di indebolimento del suo governo. Soprattutto renderebbe necessaria la creazione di nuovi movimenti pro-UK che dovrebbero confrontarsi con movimenti indipendentisti ben più strutturati ed oliati.

“Aspetteremo le elezioni locali a Maggio, quando gli elettori di tutta la Scozia avranno la possibilità di mandare un chiaro messaggio all’SNP che loro non vogliono un secondo referendum per l’indipendenza votando i Conservatori e gli Unionisti il 4 maggio”

Ha detto il Primo Ministro Britannico. Anche Corbyn aveva già da tempo affermato di essere contrario ad un secondo referendum.

Chi, invece, non crede che una seconda chiamata alle urne sia impossibile è Tony Blair. Già nel discorso del 17 febbraio a Open Britain, aveva detto che preferiva che la Scozia rimanesse nell’UK. Pur riconoscendo che il mercato unico del Regno Unito era troppo più importante di quello Europeo non ha nascosto che il risultato della Brexit cambiava inevitabilmente le cose e consentiva al governo scozzese di riproporre questo tema.

Due punti di vista

Insomma, l’opinione pubblica e i media non hanno certezze sulla possibilità di un secondo referendum per l’indipendenza. Da una parte ci sono dei limiti economici che potrebbero rendere impossibile questo evento. Dall’altra il 2016 ci ha insegnato che nulla è impossibile e Nicola Sturgeon non sembra intenzionata a lasciar perdere.

In un interessante podcast di The Spectator si sono confrontati Alex Massie e Fraser Nelson. Il primo si è detto sicuro che prima o poi il referendum avrà luogo. Il secondo, invece, ha sostenuto che i rischi, soprattutto economici, dell’indipendenza sono troppo alti per riuscire a riaprire questo dibattito.

Nonostante questo, Nelson ha riconosciuto la scarsa abilità degli Unionist a fare campagna elettorale il che potrebbe essere un problema. Ha anche ammesso di aver creduto improbabili o impossibili eventi che nel 2016 si sono poi effettivamente verificati. Quando gli hanno chiesto di scommettere sulla possibilità di un secondo referendum ha risposto così

“Ho smesso di fare predizioni in politica alle ultime elezioni generali e ho avuto buone motivazioni per continuare così. Questo è quello che mi rende così nervoso riguardo questa questione. La mia testa dice che non può succedere ma la mia testa aveva detto che tutta una serie di cose non poteva accadere. Quindi lascerò la mia testa sul sedile posteriore per un po’.”

Le possibili strategie

Alex Massie ha sottolineato come la Scozia dovrebbe chiedere una Legislative Consent Motion a Westminster per indire il referendum. Addirittura secondo il giornalista, la Sturgeon potrebbe chiederlo il 17 o 18 Marzo durante la conferenza dell’SNP a Aberdeen. Effettivamente il manifesto di partito avvertiva che alcune condizioni avrebbero potuto rinnovare la necessità di indipendenza della Scozia.

Questo renderebbe difficile per Westminster negare la consent motion. Massie non ha sminuito il ruolo della componente economica ma ha sostenuto che quella psicologica sia molto più forte di prima. L’SNP può adesso chiedere agli scozzesi se vogliono decidere e sbagliare da soli o dipendere da un governo di destra con sede a Londra senza la presenza di una vera opposizione di sinistra. Questo tipo di argomentazioni nell’ultimo anno hanno avuto un discreto successo.

La tattica della May, secondo Nelson, è quella di considerare possibile un nuovo referendum solo dopo l’uscita dall’UE. Questo renderebbe le cose molto più difficili alla Scozia che dovrebbe applicare per rientrare e, di nuovo, le condizioni economiche del paese non sarebbero il miglior biglietto da visita. 

Non ci resta che aspettare

Se dovessi trasformare la situazione attuale in un video sceglierei senza dubbio questo

Clint Eastwood nei panni di Nicola Sturgeon, Lee Van Cleef è Theresa May e Eli Wallach il povero Corbyn

Sembra che nessuno voglia davvero sparare il primo colpo, ma non è escluso che qualcuno lo farà. Allora parleremo ancora di referendum, di Unioni e di scissioni e ancora una volta non potremo fare altro che attendere e vedere chi la spunterà.

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