Jean-Luc Mélenchon si fa in sei

Il candidato della France Insoumise ha usato degli ologrammi in campagna elettorale, e può arrivare al ballottaggio.

 

Nell’ultimo anno abbiamo capito che le elezioni, anche quelle che diamo per scontate, sono cambiate. Gli elettori sono meno riconoscibili di prima e questo lascia spazio a sorprese e colpi di scena.

La Francia non vuole essere da meno e, al primo voto per le presidenziali del 23 aprile, ci sono 4 candidati che si giocano il passaggio al secondo turno ed uno solo rappresenta un partito tradizionale.

Marin Le Pen è leader di un partito erede del governo collaborazionista di Vichy, ritenuto una vergogna fino a pochi anni fa. Lo ha molto “normalizzato” e si è allontanata dalla scomoda figura del padre. Emmanuel Macron ha fondato un partito un anno fa, ha 39 anni e vuole andare oltre le divisioni tradizionali destra-sinistra. Fillon rappresenta i repubblicani ma ha scalato il partito da outsider ed ha resistito tenacemente ad una serie di scandali usciti nel corso della campagna elettorale.

Poi c’è Jean-Luc Mélenchon è il candidato della sinistra radicale, un politico di lungo corso che ha lasciato il partito socialista dopo anni di cocenti e umilianti sconfitte ai congressi interni. 

La rivincita di Mélenchon

Di ciascuno di questi 4 candidati si potrebbe raccontare molto. La Le Pen vuole essere il segnale di continuità dopo Brexit e Trump. Fillon sta riuscendo ad arrivare in fondo nonostante le molte critiche che gli sono arrivate a causa di vari scandali durante la campagna elettorale. Macròn, il favorito ad oggi, ha sposato una sua professoressa e, a 39 anni, ha già 7 nipoti acquisiti.

Eccoli qui, ebbri d’amore

Infine c’è Mélenchon che, al 18 di aprile, veniva dato al 19,1%, quarto in classifica ma a solo 4,2 punti percentuali da Macròn.

Il candidato della France Insoumise non è nuovo alla politica, ma sembra nuovo agli elettori. Si occupa della cosa pubblica da quando ha 17 anni. Ha fatto il ministro, il funzionario di partito ed è stato leader della minoranza socialista per decenni.

Ha una posizione anti-establishment e si è rivelato particolarmente bravo durante i dibattiti. 

Ha deciso di puntare molto sulla tecnologia e sembra che la sua scelta stia pagando.

Ologrammi e videogiochi

Il 5 febbraio mentre teneva un comizio a Lione, Mélenchon ha chiesto al pubblico “Dove sono, a Lione? Adesso sono anche a Parigi” e nella capitale è apparso un suo ologramma.

L’idea è piaciuta talmente tanto che martedì 18 aprile il leader della France Insoumise è stato “presente” in sei luoghi diversi attraverso degli ologrammi.

Mélenchon ha deciso anche di affidarsi molto ai social media, tentando di aggirare i media main-stream. Ha varie piattaforme online particolarmente attive e qualcuno ha anche ideato un videogioco con lui protagonista.

Questo è Fiscal Kombat, ne hanno scritto su Valigia Blu

Utilizzare internet fa anche mobilitare l’internet, ed è per questo che alcune persone si sono attivate. Su piattaforme come Discord si dibatte o si cerca di partecipare attivamente alla campagna elettorale, per esempio.

Su Discord è stato aperto questo canale  suddiviso in diverse categorie, dalla discussione generale delle notizie sui social network fino ai canali specifici per ogni progetto.

Come si legge su Valigia Blu, questi attivisti del web hanno risposto alla richiesta di Mélenchon di attivarsi. Lo fanno liberamente, senza tessere di partito o richieste di autorizzazioni.

Il programma di Mélenchon

Quello che è successo con il leader della France Insoumis è qualcosa sulla quale si dovrebbe riflettere. Il suo programma sembra quello di un normale partito di sinistra, ma come scrive Francesco Maselli sulla sua newsletter: “Ha avuto poi la capacità di portare al centro del dibattito pubblico idee talmente superate o trascurate da apparire nuove”.

Nel suo programma, l’Avenir en Commun, si leggono proposte come l’uscita totale dall’energia nucleare, il divieto di licenziamenti collettivi per motivi economici, il ritorno della pensione a sessant’anni, una tassa del 100 per cento sopra una determinata soglia di reddito.

Quello che più interessa a noi è la sua posizione sull’Europa ed è una posizione abbastanza ostile. 

Durante un incontro con la stampa estera, quando gli è stato chiesto se volesse lasciare l’UE Mélenchon ha risposto così:

“Non sono io la minaccia, non sono io ad aver provocato la Brexit o le spinte nazionaliste. La mia posizione è rinegoziare i Trattati per favorire l’armonizzazione dei diritti sociali, quella dei sistemi fiscali e cambiare lo statuto della Bce, allargandone il ruolo alla difesa dell’occupazione”

Rinegoziare i trattati è la missione di Mélenchon, simile a quella che fu di Tsipras. Solo che il candidato della sinistra ha un piano B e sarebbe pronto anche il nome: Frexit.

Uno, nessuno e centomila

Non sono solo gli ologrammi a rendere Mélanchon un candidato con diverse sfaccettature. La sua posizione sull’Unione Europea lo rende più vicino ad un personaggio come Marine Le Pen piuttosto che Macron.

Maselli è andato ad un suo comizio e ha fatto delle domande ai presenti. Ad uno di loro ha chiesto se avrebbe votato contro la Le Pen o si sarebbe astenuto in caso di sconfitta al primo turno di Mélanchon. Lui ha risposto così:

“Guardi che al secondo turno voterei Mélenchon o Marine Le Pen. Il sistema non funziona più, voterò per chi promette di farlo saltare”

Mélanchon ha capito che il sentimento anti-sistema è vivo anche in Francia ed ha proposto un’alternativa di sinistra su tematiche che sembravano di totale appannaggio delle destre.

Un parallelismo potrebbe essere fatto con Bernie Sanders al quale alcuni degli attivisti di Discord Insoumis si sono ispirati. La France Insoumis, però, è arrivata vicina al traguardo con delle possibilità di vittoria. Quattro punti percentuali di distacco nei sondaggi non sono più sufficienti per stabilire vincitori o sconfitti.

Lo scontro più probabile al ballottaggio sarà fra Macron e Le Pen ma Mélenchon si è letteralmente fatto in sei per provare a vincere. Fra tre giorni sapremo se ci è riuscito.

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