Mertens e Icardi: centravanti a confronto

Filosofie di calcio diverse necessitano di interpreti diversi, ed il centravanti non fa certo eccezione. Così Sarri e Spalletti hanno a disposizione numeri 9 differenti in tutto: il Napoli, con il suo centravanti atipico si assicura una qualità di palleggio altissima. L’Inter, invece, può vantare uno degli animali d’area più letali al mondo.

DRIES MERTENS

Il terminale offensivo del Napoli è semplicemente un unicum del calcio attuale. La filosofia di Sarri dell’ottenimento del risultato attraverso il bel gioco esalta le qualità di Mertens, un concentrato di genio e spietatezza. Da quando l’allenatore toscano l’ha schierato in posizione di centravanti le prestazioni del folletto belga e del gioco partenopeo hanno subìto un enorme salto di qualità.

Per Mertens l’area di rigore è un punto di arrivo, raggiunto al termine di uno o più scambi che il belga fa anche a 30-35 metri dalla porta avversaria. La parola d’ordine è imprevedibilità: svariando su tutto il fronte d’attacco, Mertens risulta semplicemente immarcabile per i centrali difensivi avversari. Ma attenzione a definirlo un falso nueve: Mertens vede la porta come un vero numero 9.

La crescita e maturazione sportiva arrivano però alla soglia dei 30 anni, a causa di circostanze piuttosto fortunose. Se Milik non avesse patìto quel brutto infortunio, Mertens sarebbe esploso comunque? O avremmo piuttosto assistito alla solita staffetta con Insigne per il ruolo di esterno sinistro? La risposta, agli appassionati di calcio, interessa relativamente.

 

MAURO ICARDI

Il centravanti nerazzurro è invece il prototipo del centravanti vecchio stampo, e Spalletti sta cercando la chiave per stimolare ancora la fame da goal dell’argentino. L’allenatore di Certaldo legge le partite in maniera più pragmatica, sacrificando spesso il bel gioco sull’altare della vittoria. Per Spalletti gli ingredienti giusti per vincere sono organizzazione tattica, attenzione difensiva  e qualche preghiera nell’area avversaria, raccolta spesso dal serial killer con il numero 9 sulla schiena e la fascia da capitano al braccio. Con Icardi a fare a sportellate là davanti, la palla lunga assume tutt’altra valenza. L’area di rigore è il suo terreno di caccia, dategli un pallone sporco e lui saprà cosa farne.

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Mauro Icardi incarna i valori del finalizzatore vero: forza fisica, tempismo e rapidità di esecuzione. Non è molto avvezzo a partecipare alla manovra, anche se ha dimostrato di saperlo fare piuttosto bene, ma possiede quell’innato fiuto per il goal che gli permette di restare nascosto nelle pieghe della partita a lungo, prima di girare in rete l’unico pallone giocabile della sua gara. Il numero sulle sue spalle non mente: Icardi pensa, si muove e segna come un 9.

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L’unica pecca? Essendo un centravanti poco consono alla manovra, soffre terribilmente quando la squadra fatica a costruire palle goal. Le sue caratteristiche non gli permettono di essere determinante lontano dalla porta ed il tiro da fuori non è certo la sua specialità. Se non innescato nella maniera giusta, Icardi diventa una comparsa nel copione della partita.

POTENZIALMENTE AFFINI

Così diversi in tutto, i due condividono però lo stesso vizio: quello del goal. 39 goal in 49 partite da centravanti per Mertens, 80 in 5 stagioni in nerazzurro per Icardi. Le loro caratteristiche permetterebbero loro di coesistere là davanti, con il belga ad agire alle spalle dell’argentino. Fantamercato? Forse. Ma Icardi due stagioni fa era stato accostato insistentemente al Napoli, dopo l’addio in estate di Higuain. L’esplosione di Mertens passa inevitabilmente anche da questo scenario di mercato, rimasto soltanto una suggestione.

In un’ipotetica rubrica “Cosa sarebbe successo se…”, questa coppia da goal meriterebbe certamente una puntata. Per adesso, toccherà accontentarsi di vederli in campo insieme, ma con maglie diverse.

 

Luca Guerri

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