Meryl Streep: elogio di una donna con le palle

Dopo anni e anni di cinema, l’antidiva per eccellenza continua a stupire.

Di fronte alla notizia della presenza di Meryl Streep nel prossimo film di Spielberg (che vanta anche Tom Hanks tra i protagonisti) potrebbe sorgere spontanea una domanda. Quanti anni ha Meryl Streep?

Meryl Streep
La Miranda Priestly del celebre film “Il diavolo veste Prada”

Una domanda lecita, in fin dei conti. Stiamo parlando di un’attrice che è sulla cresta dell’onda da decenni e i capolavori cinematografici a cui ha preso parte ormai non si contano nemmeno più. Se è poi vero che non è mai buon uso interessarsi troppo all’età di una donna, la risposta la si trova facilmente sul primo motore di ricerca a disposizione. Perché la donna in questione è una celebrità, di quelle con la C maiuscola. Mi porto avanti coi lavori e scopro che Mary Louise Streep è nata nel 1949 e per i motivi sopra citati, lascio fare a voi i calcoli.

Dove tutto iniziò

E dire che avremmo potuto non conoscerla affatto, l’attrice più premiata di sempre. Perché la spinta decisiva verso una carriera cinematografica grandiosa è arrivata non da un premio, ma da un fallimento. Una mazzata, a voler fare i melodrammatici. Questo perché, se si considerano le prerogative per un “posto fisso” a Hollywood, per essere un’attrice, talento e bellezza sono essenziali. E se, un giorno, un gruppo di produttori ti dice che non sei bella a sufficienza per il ruolo femminile in King Kong, allora crollano tutte le certezze.

Meryl Streep
Celebre foto che ritrae l’attrice in metropolitana, dopo il rifiuto della parte

È tutto qui, in questo momento, il perno della vita di Meryl Streep. Perché da momenti come quello o si molla tutto o si continua. Com’è andata, da lì in poi, è storia. A descrivere l’episodio è proprio l’attrice,  nella  didascalia dell’ormai famosa foto, raccontando come decise, nel lontano 1975, di fregarsene del giudizio negativo dei presenti (tra cui Dino De Laurentiis). Niente piagnistei, nessuna rivendicazione di genere nei confronti di un mondo, quello del cinema di allora e di oggi, prevalentemente maschile. Solo una risposta pacata ai presenti: “è solo un’opinione in un mare che ne contiene migliaia. E adesso andrò a cercarmi una marea più gentile”.

Da quel momento nacque la donna che conosciamo, ancor prima dell’attrice: un’antidiva del grande schermo. Meryl è senz’altro più conosciuta per il suo attivismo politico che per il gossip. L’esempio vivente del passaggio da un cinema ancorato all’estetica delle star ad uno più flessibile, alla ricerca dell’interpretazione prima che del volto.

Arriveranno comunque, negli anni successivi, le critiche al reale machismo hollywoodiano. Saranno appunto critiche, senza appigli ad eventuali giustificazioni, mosse da chi il successo l’ha raggiunto col lavoro. Indipendentemente dal sesso.

Meryl Streep, l’antidiva del cinema più amata dal pubblico 

Da quel momento nacque dunque l’attrice-icona che oggi amiamo. Perché è impossibile dimenticare le donne da lei interpretate. È stata Linda ne Il cacciatore, film che le valse la prima di una lunga serie di candidature agli Oscar. È stata diretta da Woody Allen e Clint Eastwood, ha lavorato a fianco di Robert Redford ne La mia Africa e ha portato sul grande schermo la Lady di ferro, Margaret Thatcher.

Ruoli di assoluto rilievo, sia dal punto di vista cinematografico sia da quello puramente culturale, regalando agli spettatori esempi di donne decise, passionali, forti.

La carriera dell’attrice 3 volte premio Oscar continua indisturbata, con l’ultima nomination poche settimane fa per Florence. Concedendosi il lusso della leggerezza, con film che tendono più alla commedia che al dramma, la Streep continua comunque a offrire performance in grado di affascinare tanto lo spettatore più piccolo (la strega di Into the Woods) quanto quello più esigente (la recente Florence Jenkins). Non proprio ruoli secondari come quelli del vecchio sboccato e del pugile con la cataratta, tipici delle recenti interpretazioni dell’altra icona cinematografica, questa volta al maschile. Robert De Niro farebbe bene a prendere appunti.

Alberto Mancuso

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