Milan, sfortuna o altro?

16 punti dopo 11 partite, ottavo posto in classifica, 16 gol fatti e 16 subiti. Medie pessime, ma da cosa derivano?

Esistono diverse correnti di pensiero per quanto riguarda l’analisi di questo primo scorcio di stagione milanista.

  • Quella tatticista, che riporta tutti i problemi del Milan ad una struttura tattica sbagliata. Ipotesi sensata, come dimostra il fatto che Montella stia cambiando modulo ogni partita. Appare, inoltre, abbastanza evidente la mancanza di una mezzala di ruolo che possa effettuare lo stesso lavoro di Kessié (magari meglio).
  • Quella nichilista, che tende a distruggere tutto ciò che ruota attorno all’ambiente milanista: dall’allenatore, ai giocatori, alla proprietà. Ovviamente, si tratta di un punto di vista abbastanza semplicistico e riduttivo.
  • Quella casualista, legata ad una assenza di fortuna che porta ad una assenza di risultati. Sembra essere la posizione della società milanista stessa. In molte interviste rilasciate, per esempio quella post-Juve, si tende a far passare la squadra rossonera come la classica sfortunata che ottiene meno punti di quanto meriterebbe. Mi concentrerò su quest’ultima per verificarne o meno la veridicità.

Analizzando le prestazioni della squadra di Montella e soprattutto le partite “imputate” di sfortuna, si può notare come le vittorie delle avversarie del Milan fossero spesso (almeno parzialmente) giustificate da alcuni numeri. Il sito della lega calcio offre le cosiddette “heatmap” delle partite, cioè le posizioni di campo occupate maggiormente dai giocatori delle due squadre nel corso di un match. Ecco la “mappa di calore” del derby contro l’Inter, una delle partite in cui la dea bendata, a detta di molti, avrebbe influito maggiormente.

Visibile a sinistra la maggiore pericolosità dell’Inter nelle parti più calde del campo.

Ecco invece il primo tempo di Milan-Juve: per molti opinionisti, i rossoneri avrebbero fatto di più per impensierire la Vecchia Signora, ma la heatmap riporta dati differenti.

Juve stazionata nei pressi dell’area avversaria e Milan molto sulla difensiva.

Questo dato ci fornisce delle indicazioni importanti per comprendere l’andamento nefasto del Milan in questa prima parte di stagione. Giocare pochi palloni nelle zone più pericolose del campo fornisce sicurezza alla difesa avversaria, che non rimane inoccupata per larghi tratti della gara e si può permettere di riposare mentalmente. In poche parole meno interventi devi fare, meno hai possibilità di commettere errori, anche perché si può spegnere e accendere il cervello quando serve senza lasciarlo “surriscaldato” e sempre in funzione. L’opposto per quanto riguarda la fase difensiva milanista, che viene continuamente sfidata nel corso della gara e più facilmente commette errori. L’errato di posizionamento di Biglia, ad esempio, che permette a Dybala di ricevere palla e di concedere l’assist a Higuain, diventa più giustificabile in un contesto in cui la Juve era continuamente in pressione e lavorava fra le linee di difesa-centrocampo dei giocatori milanisti. Lo stesso discorso vale per gli avanti milanisti che, giocando meno palloni, sentono maggiormente la pressione di ogni tocco, faticano a ottenere fiducia poiché fuori dal gioco e perdono di efficacia.

I tiri dicono altro…

A onor del vero, in entrambe le partite il Milan ha realizzato più tiri verso la porta rispetto agli avversari, contro l’Inter 14 a 16, contro la Juve 10 a 8. Inoltre, se si vanno a raffrontare le statistiche del Milan rispetto a quelle delle altre big del campionato, non si notano differenze nette. I tiri in porta realizzati dalla formazione di Montella dall’inizio del campionato sono 143 a raffronto di 16 gol. Per l’Inter 145 tiri e 22 segnature, per la Lazio 132/31, Juve 133/33, Roma 122/17, Napoli 177/32. Bisogna aggiungere che il Milan ha una più alta percentuale di tiri fuori rispetto alle magnifiche 5.

Anche per quanto riguarda le parate di Donnarumma, il Milan riporta numeri strani per la sua posizione in classifica: sono 25 gli interventi richiesti al portiere del Milan, solo Buffon e Reina hanno dovuto parar di meno con rispettivamente 22 e 20 interventi. La Lazio è seconda in tutta la Serie A con 51 parate di Strakosha.

Per concludere la rassegna, l’unico dato statistico negativo (senza considerare quelli che incidono effettivamente sulle prestazioni come gol fatti/subiti, poiché dovrebbero essere conseguenza degli altri dati).  Nella classifica dei km percorsi il Milan è terzultimo: Montella e Fassone hanno trovato nella condizione fisica il problema da risolvere.  Proprio per questo è stato licenziato il preparatore atletico Emanuele Marra. Peggio dei rossoneri solo il Torino e la Sampdoria (che comunque sta facendo un ottimo campionato ed è davanti al Milan in classifica).

Il problema è la testa

Insomma la presenza di statistiche così contrastanti rende difficile risolvere l’arcano. Vedendo i big match del Milan  e non tenendo in considerazione i dati statistici, sembra essere quasi sempre fuoriuscita una inferiorità (più a livello di mentalità che di gioco) dei rossoneri contro le avversarie. Contro l’Inter e la Juve viene concesso un tempo agli avversari, errore fatale in partite di tale importanza. La Lazio è una debacle. Contro la Roma, il Milan gioca la sua miglior partita, ma è clamoroso come spirito e voglia di vincere vengano completamente meno al momento del gol di Dzeko. Contro la Sampdoria, la peggior partita della stagione, non vi è la classica reazione da grande squadra al gol subito.

Il tiro da lontano di Dzeko, deviato da Musacchio, causa il gol del vantaggio della Roma. Il problema non è l’evento sfortunato e negativo, ma la mancanza di reazione ad esso.

Per concludere il discorso, effettivamente arzigogolato e pieno di contraddizioni (che rappresenta appieno la situazione milanista), quello che sembra mancare al Milan non è qualcosa che si possa appurare dalle statistiche. I rossoneri, secondo i dati, non meritano la posizione in cui risiedono in questo momento. Quello che sembra mancare è quindi un dato psicologico, evidente nei momenti delicati e nelle prestazioni dei singoli giocatori, che ha condotto la squadra di Montella ad un deludentissimo ottavo posto in classifica.

Per invertire la rotta, insomma, manca un upgrade dal punto di vista mentale. Che può passare anche da impostazioni tattiche differenti (pensate alla Juve dei 4 attaccanti dell’anno scorso) o da episodi fortunati (sempre Juve, gol di Cuadrado nel derby di due anni fa), ma che appare difficile da realizzare nel clima di sfiducia totale in cui versa la formazione milanista. Il rimanere positivi nelle dichiarazioni, serve sicuramente a dar fiducia ad una squadra che di fiducia non ne ha, ma al tempo stesso sotterra l’evidenza di una mancanza di spirito che va a incenerire i risultati della squadra rossonera.

Alfredo Montalto

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