Se Montella non fosse stato esonerato

Montella confermato, cambia tutto?

Attraverso una puntata del Club, il destino del Milan con Montella

Si presentò davanti alle telecamere di Sky con il suo solito sorrisetto, nonostante la sconfitta per 3-1 contro il Genoa. Gli avevano appioppato questo marchio di fabbrica ed ora rimaneva fedele al suo tratto caratteristico. Aveva già spiegato pubblicamente perché sorrideva anche dopo sonore batoste: glielo aveva chiesto quel citrullo di Zazzaroni due settimane prima alla Domenica Sportiva. Non aveva detto la verità, ma qualcosa che lo facesse apparire migliore. “Sorrido perché cerco sempre di rimanere positivo in vista del futuro”. Non era neanche lontanamente vero. Il sorriso era una maschera che si metteva per non lasciar trasparire le sue emozioni negative. Lo usava anche con la moglie, quando litigavano. Lei si imbestialiva.

Massimo Mauro aveva passato un weekend difficile. La compagna Federica aveva scoperto il suo ennesimo tradimento e stavolta non sembrava intenzionata a lasciarglielo passare. Ha detto “io e te abbiamo chiuso, stavolta per sempre” e lo aveva bloccato/eliminato su ogni piattaforma social. Lui era incazzato nero, perché Federica aveva scoperto tutto per colpa di quella puttanella: lo aveva chiamato con un numero sconosciuto mentre era a casa e invece di dire come tutte le persone normali “Pronto”, la stronza aveva introdotto la chiamata con “Amore“. Federica era vicina a lui nel letto e lo aveva sentito. Si presentò al Club senza nessuna voglia di fare il suo lavoro e, quando Montella si presentò ai microfoni, si rasò i peli che aveva sulla lingua e gli chiese “Non ti sembra un miracolo essere ancora allenatore del Milan?”

Effettivamente, la domanda di Mauro per una volta aveva un senso. Un mese di dicembre positivo gli aveva permesso di mangiare il celebre panettone. Le vittorie contro Benevento, Bologna, Verona e Crotone e i pareggi contro Atalanta e Fiorentina sembravano aver dato nuova linfa al campionato dei rossoneri. Questo nonostante la sconfitta nel derby di Coppa Italia, causa papera di Antonio Donnarumma ai supplementari (incredibile si fossero infortunati i due portieri professionisti). Dopo la pausa, il nuovo crollo. Pareggio a Cagliari, sconfitta con la Lazio, pareggi contro Udinese, Spal e Samp e nuove sconfitte contro Roma e Genoa. Nel mezzo il passaggio di turno, soffertissimo, contro il Ludogorets e la sconfitta nell’ottavo di finale a Lipsia per 1-0. Il Milan si ritrovava decimo in classifica e con mezzo piede fuori dall’Europa.

Non era bastato il risveglio di André Silva, che aveva raggiunto i 5 gol in Serie A e che si era guadagnato il posto di titolare fisso. Non era bastato il ritorno al 4-3-3. Non era bastato il fatto che Bonucci avesse iniziato a giocare ai livelli della Juve o quasi. Il Milan rimaneva una squadra instabile, senza fiducia e piena di flop. Calhanoglu, Biglia, Kalinic, Rodriguez avevano perso il posto, la difesa era una delle più battute del campionato e Donnarumma e Suso erano in partenza per Parigi e Madrid (sponda Atletico).

“Ammetto che la stagione non sta andando come avevo previsto. La colpa è certamente mia”. Mauro, nonostante Caressa gli lanciasse un’occhiata, rincarò la dose: “Ma se pensi che la colpa sia tua, perché non ti dimetti?”. Una domanda che aveva una logica, se ne rese conto anche Montella. Si prese due secondi per rispondere, finse di non aver sentito la domanda e allora Peppe Di Stefano gliela ripeté. “Perché penso sempre di poter fare meglio, studio continuamente nuove maniere per rivitalizzare questa squadra. Inoltre, più i giocatori si conoscono, più miglioriamo”. Mauro non era sazio di cattiverie e gli disse: “Vincenzo, però siamo a marzo. Mi sembra un po’ tardi per rivitalizzare”. Montella divenne rosso, finse nuovamente di non aver sentito dando la colpa agli auricolari e quando quell’idiota di Di Stefano gli riportò l’affermazione del bastardo, rispose: “Forse hai ragione” e se ne andò.

Il giorno seguente, Sky Sport 24 fu la prima emittente a lanciare la notizia: “Montella si dimette, al suo posto Gattuso come traghettatore“.

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