Nadal deluso

Nadal, nuona versione disponibile. Aggiornare?

Nuove vie sono necessarie al tennista spagnolo Rafael Nadal per poter tornare ad essere il computer che era in precedenza

Scegliete una famiglia facoltosa. Scegliete uno zio calciatore professionista. Scegliete un altro zio tennista. Scegliete lo zio tennista come allenatore. Scegliete la corsa. Scegliete la reattività. Scegliete la potenza. Scegliete l’indomita voglia di vincere. Scegliete una mente sopraffina. Scegliete tutti gli istinti animali che il tennis possa concedervi. Scegliete la mano sinistra. Scegliete un diritto paragonabile alla frustata più forte che abbiate mai sentito e visto. Scegliete un rovescio meno potente ma più funzionale. Scegliete la costanza. Il risultato che otterrete è ovviamente una macchina da guerra perfetta. Ma ogni macchina, per quanto completa, ad un certo punto si deteriora, diventa fuori moda, viene surclassata. E così è necessario aggiornarla. Eccoci entrati nel pianeta Rafael Nadal.

L’automa

Nadal è di gran lunga il giocatore più impressionante che abbia mai calcato i campi da tennis negli ultimi anni. Lo zio Toni, tennista di modeste abilità, è stato fautore della creazione, crescita, sviluppo e perfezione di un computer che non solo è semplice da utilizzare, ma anche programmato e in grado di adattarsi alle varie condizioni di partita e dello scambio. Quello che stupisce è la sua capacità di adeguarsi all’avversario e di fornire sempre le armi giuste per ciascuno, a volte non garantendo prestazioni monstre, ma sempre ottenendo l’obiettivo prefisso, quello della vittoria.

Toni e Rafael Nadal
Un giovane Rafael assieme allo zio Toni Nadal

Le specifiche tecniche

L’elemento base è la corsa: Nadal è il più efficiente tergicristallo umano che sia mai stato creato; seguendo le orme della tradizione spagnola, Rafael raggiunge velocemente qualsiasi parte del campo, ribattendo pressoché ogni bordata dell’avversario. Ma non si ferma solo a questo, sarebbe troppo normale: il colpo che lui produce è potente e soprattutto vincente. In questo Nadal è rivoluzionario: quando effettua un recupero quantomeno difficile, anziché giocare un colpo difensivo, ne ricerca uno potente, rischioso ma preciso sulla linea, in qualsiasi condizione di equilibrio. Inoltre la sua accuratezza, a partire dalla prima di servizio, lo rende agli occhi di tutti un automa che difficilmente si manda in crisi. Il fatto poi di essere mancino – alcuni dicono forzatamente, Nadal infatti scrive con la mano destra! – lo rende un avversario difficile ed anomalo; per informazioni si chieda al povero Federer, che contro il maiorchino è in svantaggio 23-12 negli scontri diretti.

I successi

Queste qualità si sono riflettute negli ormai noti successi al termine degli anni 2000 e agli inizi di quelli 2010, portandolo ad essere considerato a ragione uno dei più forti tennisti di tutti i tempi. 14 slam vinti, il Career Golden Slam e lo strapotere sulla terra battuta sono solo alcuni dei grandi obiettivi raggiunti dal tennista spagnolo.

Il calo di prestazioni

Ma non è tutto oro quello che luccica. Negli anni 2010, a 25 anni, qualcosa comincia a scricchiolare nei meccanismi perfetti del maiorchino, con la crescita dei vari Djokovic, Murray e Wawrinka. Il termine scricchiolare non è poi così casuale, in quanto gravi infortuni fino ad oggi hanno contraddistinto gli ultimi 5/6 anni di carriera di Nadal. I numeri sono impietosi: nei 6 anni successivi al 2011, in quella che può essere considerata l’età più prospera per ogni atleta, il maiorchino ha vinto solo 4 slam a fronte dei 14 totali e solo 10 dei totali 28 Masters 1000 conquistati. Se poi non consideriamo la preferita terra battuta, lo slam conquistato sarebbe solo 1 (US Open 2013) e solo 3 i Masters 1000. Non solo, lo spagnolo non dà più l’idea di lucidità in campo e manca della costanza che è stata sempre il suo punto di forza in ogni avvenimento.

I motivi

Le ragioni di questo calo sono riconducibili a vari fattori, che vanno analizzati in quanto uno interconnesso con l’altro. La base, il vero e proprio motivo della discesa, sono i continui infortuni: dal 2012 in poi il suo ginocchio principalmente gli ha dato noie, tanto da fargli saltare svariati tornei, compresi slam. Per tale motivo sembra di assistere a un invecchiamento precoce del tennista, non più in grado di correre, scattare e recuperare come in precedenza. Gli allenamenti cui veniva sottoposto sin da piccolo dallo zio (si narra che un’intensità simile non sia da alcuno pareggiabile) hanno sì da un lato creato la leggenda Nadal, ma hanno anche affaticato il fisico di un atleta che si ritrova ad aver percorso il doppio dei chilometri di un pari età. Risultato di tutto questo è la paura di tentare il recupero di ogni palla, di gravare in maniera eccessiva sul proprio corpo, di poter garantire prestazioni adeguate alla partita che si sta giocando; in altre parole paura di essere Nadal.

Detto questo, la gestione degli obiettivi nel recupero del Nadal infortunato non è stata del tutto idonea da parte del suo staff. Anziché adattarsi a questo anticipato calo delle prestazioni, Nadal ha continuato a giocare a tennis così come era abituato, pur non avendone più le possibilità. La corsa e la prestanza fisica hanno continuato ad essere l’obiettivo di ogni partita, tralasciando un eventuale miglioramento e aggiornamento tecnico, come proposto ad esempio dall’amico Federer. In altre parole, ci si è accorti troppo tardi che il povero maiorchino non era più in grado di mantenere i ritmi alti cui era abituato fino ai 25 anni e che il suo tennis andava sistemato tecnicamente per sopperire alle mancanze fisiche.

Ultimo punto, non di secondaria importanza, riguarda gli avversari che si sono interposti tra Nadal e il successo. Lo sport che ci accomuna in Italia è quello di considerare scarsi quelli che perdono e forti quelli che vincono, senza mai fornire delle valutazioni assolute e cambiando opinione a seconda di dove tira il vento. Se Nadal ha avuto difficoltà in questi anni è perché l’ascesa di Djokovic, la costante minaccia di Murray e la tarda maturazione di Wawrinka hanno ostacolato in maniera sempre più crescente il percorso del tennista spagnolo verso la vittoria.

Speranze di nuove versioni?

Alcuni segni di ripresa in realtà ci sono, pur non avendo ancora conseguito vittorie in questo 2017, Nadal è riuscito a raggiungere la finale agli Australian Open e al torneo di Acapulco. Negli stessi tornei Djokovic, l’ex numero uno della scorsa estate, ha ottenuto risultati chiaramente peggiori. In aggiunta a tutto questo, al termine dei Masters 1000 di Indian Wells e Miami, inizierà la stagione propizia del rosso, che culminerà col tanto amato Roland Garros. Per Nadal questa è la vera e propria occasione per ricostruire una storia di successi, avvantaggiandosi del fatto che Murray e Djokovic, attuali guide del tennis mondiale, non stiano vivendo un momento così continuo.

Ma questo accadrà solo se il sistema Nadal verrà aggiornato con cambiamenti consoni al fisico del maiorchino. Solo allora il computer sarà in grado di contrastare in maniera continuativa la concorrenza.

Filippo Tessarollo

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