NBA Free Agency: Danilo Gallinari a Los Angeles

Nel 1988 i Clippers non erano una destinazione molto ambita per un professionista NBA. Si apprestavano a chiudere la decima stagione su dieci (fra San Diego e Los Angeles) senza approdare ai playoff, una delle 35 su 39 senza superare il primo turno della post-season (approdandovi comunque in totale per sole 10 volte). D’altronde deve essere stato complesso coesistere nella stessa città, seppur così straordinaria, e nello stesso tempo dei Lakers di Magic Johnson e Kareem Abdul-Jabbar e dello showtime.

In Italia in quei tempi si vedeva pochissima pallacanestro a stelle e strisce, qualche coraggioso la ascoltava nelle frequenze radio delle basi americane o comprava le videocassette. Qualcun altro nella calda estate di Alzati la gonna portava alla luce Danilo Gallinari, uno dei più talentuosi cestisti italiani di tutti i tempi, giocatore NBA da 8 anni e nuovo innesto per la franchigia meno titolata della Città degli Angeli.

 

Lob City, CP3 e Federico Buffa

I Clippers, come ci tenevo a sottolineare in precedenza, non hanno una storia vincente ma negli ultimi sei anni sono sempre approdati ai playoff grazie ad una rinnovata gestione tecnica-societaria e alla presenza di uno dei migliori playmaker che abbiano mai calpestato il parquet: Chris Paul. Grazie al suo acquisto dai New Orleans Pellicans (famoso il clamoroso retroscena secondo il quale gli fu vietato il passaggio ormai definito all’altra sponda di LA) vi è stato un lavoro di ricostruzione molto intenso che fin dal primo anno (11/12) aveva portato molti commentatori a candidarli al titolo finale. Il roster elencava nomi di giocatori di grande prospettiva come Blake Griffin e DeAndre Jordan e di esperienza (Billups e Kenyon Martin).

Nasce allora la nomea di Lob City, sotto l’insegna luminosa degli innumerevoli alley oop serviti dalle mani superlative di CP3 per le schiacciate di Jordan e Griffin. Lo spettacolo però non fa pari con le vittorie; in sei anni i losangelini non raggiungono mai la finale di Conference e i motivi sono tanti a partire dagli infortuni che hanno falcidiato i big nei momenti decisivi fino ad arrivare a sbandate a livello di gestione del gruppo. Purtroppo non abbiamo tempo per questo genere di disamina, quindi lascio volentieri raccontare la situazione dei Clippers dalle parole di un loro grande tifoso:

 

 

Sintesi sentimentale

 

L’Italianissimo

Dall’altra parte della coppia c’è Danilo Gallinari che non esercita la player option per un ulteriore anno a Denver per andare a caccia di una nuova avventura nella lega più bella del mondo.

Danilo ha 29 anni e ne ha passati già 8 in NBA di cui tre ai Knicks (dai quali fu scelto come sesto al draft, sulla panchina c’era Mike D’Antoni) e cinque ai Nuggets. I primi anni sono di buon livello ma soffre di problemi alla schiena (abbastanza comune fra gli europei che approdano nella lega americana) dovuti al sovraccarico muscolare che lo tengono fuori per molto tempo la prima stagione. La trade che lo fa approdare a Denver è quella che porta Carmelo Anthony nella grande mela. Il trasferimento lo rigenera: a Denver inizia ad imporsi come un giocatore di livello, assolutamente degno di far parte della lega. Malgrado salti tutta la stagione 13/14 per la rottura del crociato anteriore sinistro il suo contributo numerico gli fa ottenere due rinnovi contrattuali passando dal guadagnare 11.5 milioni di dollari fino a 15.5 milioni nella passata stagione. il Gallo gioca per i Nuggets 303 gare con 16.2 Pts, 2.2 Ast, 4.8 Rbs, 0.8 Stl e 0.4 Blk per partita.

Questa estate è giunto al momento di svolta che ogni ottimo giocatore nella lega si trova a vivere: la scelta fra un salario elevato in una squadra senza grandi pretese di vittoria o tentare di vincere l’anello supportando la causa di una reale contender. Ha sempre dimostrato di avere fame di vittorie con il suo gioco e anche con le sue parole fuori dal campo  e la scelta di approdare ai Clippers sembra suonare come una via di mezzo fra le due possibilità.

 

Bilanci prematuri

Danilo firmerà un contratto da 65 milioni di dollari per tre anni, quasi 22 a stagione, un bello scatto in avanti sulla sua situazione salariale. Lob City ha perso il suo più grande giocatore che si è accasato ad Houston (si parla di dissapori con coach Rivers sulla sua scelta di non scambiare suo figlio Austin per accogliere in squadra Carmelo Anthony) ma rimane dotata di Griffin e Jordan e altri giocatori capaci comunque di fare la differenza. Sembra che ci siano i tentativi da parte dei Clippers di arricchire il roster con alcuni giocatori funzionali (+ l’uomo che ha fatto innamorare tutti ma proprio tutti Derrick Rose) ma si parla anche di Javale McGee e George Hill.

L’idea è che Lob City non debba finire, e la crescita non sia ancora giunta al suo punto di rottura. I Clippers non stanno smantellando, non hanno intenzione di farlo perché dopo anni passati ad aspettare si trovano davvero vicini ad avere l’autorevolezza che hanno sempre desiderato fin dai tempi di Buffalo. Conoscete un altro che si è “rotto le balle di perdere”, per caso? I Clippers restano i Clippers ma il Gallo a Los Angeles è a caccia della consacrazione che si merita ed è pronto a superare i suoi limiti per farlo.

Alessandro Billi

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