Nikola Kalinic: eroe calcistico moderno

Quando i soldi contano un po’ di meno

Gli eroi del calcio di solito sono quelli che fanno vincere le finali, che danno tutto nel rettangolo di gioco, che segnano un rigore decisivo. Difficilmente un calciatore viene definito “eroe” (termine spesso abusato, come dimostra questo stesso articolo) per delle scelte al di fuori dei campi. Eppure, quello che ha fatto Nikola Kalinic è un qualcosa che va davvero al di fuori dell’ordinario. Il croato guadagna 1,2 milioni a Firenze, una squadra cinese sconosciuta ai più (il Tianjin Quanjian) gli offre 10-12 milioni l’anno di contratto. In pratica decuplicava il suo attuale guadagno, per giocare in un calcio in crescita, con meno pressioni e sicuramente meno competitività. Quasi una pensione anticipata, con 9 milioni di ragioni per accettarla. Il fatto che ci fossero cascati già giocatori importanti come Oscar, Witsel e soprattutto Tevez, era più di un segnale di quale sarebbe stata la scelta più giusta per lui e la sua famiglia.

Fabio Cannavaro, allenatore del Tianjin Quanjian Fc, la squadra che voleva comprare Kalinic

Perché è davvero semplice dire: “sì ma tanto è ricco lo stesso, cosa gli importa se guadagna qualche milione in più”. Non bisogna trascurare il fatto che i calciatori abbiano una famiglia, delle spese molto superiori alle nostre, sono abituati ad un tenore di vita diverso dal nostro. Sanno che sui 35-40 anni la loro carriera si concluderà e l’unico modo che avranno per continuare a guadagnare sarà essere furbi abbastanza per svolgere ruoli dirigenziali o da allenatori. Ovviamente, non sono situazioni drammatiche e non ne va della loro vita se accetteranno l’offerta o meno. Ma resta davvero complicato, in qualsiasi tipo di situazione, rifiutare una così grande quantità di soldi (che si traduce in comodità, beni, semplicità di vita).

Per questo la scelta di Kalinic ha un qualcosa di eroico. E’ in un ambiente che probabilmente non ha più niente da dargli a livello di titoli, Firenze, e non ha la certezza che andrà a guadagnare cifre molto superiori in futuro. Eppure, sceglie di rimanere in un campionato competitivo, sceglie di dimostrare l’attaccamento alla maglia che ha sempre onorato in campo, sceglie di scommettere sul suo futuro, sceglie di togliere alcuni privilegi alla sua famiglia in virtù di un fine più grande. E’ la dimostrazione che qualche valore nel calcio rimane, che i soldi a volte non bastano, che non è tutto asservito a logiche economiche e di brand. E’ una speranza, è un esempio positivo per altri giocatori che riceveranno offerte del genere.

E’ la scelta giusta. Non per la vita stessa del giocatore, ma per invertire la tendenza all’interno del nostro gioco.

Il calcio non sono i soldi. A volte ce lo dimentichiamo.

Alfredo Montalto

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