Non Una di Meno fra cinquant’anni

Cosa rimarrà di Non una di meno fra cinquant’anni?

sciopero 8 marzo
Lotto Marzo – Non una di Meno

7 marzo 2068

Come accade da ormai cinquant’anni a questa parte, mi preparo a quello che succederà nella ricorrenza dell’8 marzo. Sono emozionata, non posso negarlo, e sono sicura che siano emozionate anche le mie compagne, in qualsiasi parte del mondo si trovino. Avevo solo diciannove anni quando partecipai per la prima volta al corteo di Non una di meno, era il 2018. E lo devo ammettere, mi trovai lì sia per caso che per curiosità. Ma col senno di poi benedico il fato ed il non riuscire a farmi gli affari miei. Perché se quel giorno non avessi deciso di uscire dalla biblioteca proprio in quel preciso orario, se non avessi deciso di percorrere le vie del centro e se non mi fossi fermata vicino a quel camioncino con la musica ed i cartelloni sgargianti, adesso non saprei che senso dare alla mia vita. Eppure quella era solo una piccola manifestazione, nulla in confronto alle grandi metropoli. E se la memoria non mi giocasse brutti scherzi, potrei giurare di ricordare ancora tutti i volti che ho conosciuto quel giorno.  Allora ci si trovava ancora agli inizi del movimento e nessuna sapeva bene dove avrebbe portato, o perlomeno non ci si faceva troppe domande. Importava solo una cosa: dimostrare di essere unite contro le disuguaglianze e le violenze di genere. Tutto il resto non contava.   


sciopero 8 marzo
8 marzo 2018 – sciopero delle donne

Oggi invece il resto conta un po’ di più, perché le fautrici della protesta sono ultrasettantenni e dagli inizi dei giochi ne hanno viste di cose accadere. Alcune le hanno subite sulla propria pelle. Ed in questa vita dedicata al servizio delle donne io non posso dichiararmi esente da tutto ciò. Nel 2048 ho visto morire una sorella con la quale collaboravo da ventuno anni. Un gruppo di misogini estremisti le ha sparato durante un corteo. Sette anni dopo, una donna trans che si era rivolta a me per chiedere aiuti e visibilità per la comunità che aveva creato, è stata imprigionata ed uccisa dallo stesso gruppo. E questi non sono casi isolati. Altri gruppi estremisti hanno dato fuoco, in nome dell’antico patriarcato, a varie sedi di Non una di meno, non solo in Italia. Mi chiedo se tutto quello per cui abbiamo lottato sia davvero servito a qualcosa. Perché la semplice voglia di ribellione tipica dell’adolescenza, s’è trasformata con il tempo in un progetto a lungo termine. E la rivolta femminista a cui ho preso parte, con un po’ di inconsapevolezza, durante la mia giovinezza è diventata un’organizzazione stabile e potente in tutto il mondo. Volevamo vincere contro i padroni, volevamo essere libere di camminare a pari passo, tutte insieme. Eppure non so se abbiamo vinto davvero.

La marea che ha fatto la storia

La Presidente del Consiglio (sì, avete letto bene, la presidente), ha elogiato il nostro lavoro. Ci ha detto che senza il nostro supporto e l’uguaglianza che abbiamo promosso in tutti questi anni, lei non avrebbe potuto ricoprire questo ruolo. In un discorso tenuto di recente ha parlato anche di dati, da quando Non una di meno milita a servizio dei diritti e della parità, sono state attuate molte riforme in merito. Già nel 2031 il nostro paese aveva promosso la legge sulla completa parità di salario fra uomini e donne. Da allora, parole della presidente, ‘le donne hanno anche iniziato a ricoprire incarichi lavorativi più remunerativi e di successo‘. Mentre dal 2029, anno in cui vennero inaspriti i provvedimenti contro ogni molestia, il numero di abusi è sceso progressivamente in modo incredibile. Ricordo che cinquant’anni fa era difficile non sentire un telegiornale in cui non si annunciasse la morte di una donna, per mano di un uomo. Ormai era una routine, un’abitudine, la gente non si stupiva più, si accontentava di giudicare, magari la vittima stessa. Femminicidio – questa parola mi tormentava, non mi dava pace, mi metteva una gran rabbia addosso. Oggi la si sente poco ma non ci si dimentica di tutte le vittime del passato. E’ anche per loro se le organizzazioni di Non una di meno sono arrivate fin qui. E’ anche per loro se ho scelto di fare quello che faccio.

Lotto marzo, lo sciopero e la vittoria

Domani le mie compagne non mi permettono di marciare per le vie della città, non è servito a niente dire che con le stampelle ce la posso fare. Le mie gambe non sono più quelle di una volta, sarà che anche loro protestano contro le troppe giornate in cui le ho stremate, ore ed ore in piedi nelle piazze delle città. Però una cosa è certa, varcherò la soglia dell’ ingresso con la grossa scritta Non Una di Meno, salirò all’ultimo piano dei nostri uffici, e mi godrò il corteo dal grande balcone della sede. In fondo, sono pur sempre il loro capo e questo spettacolo non me lo faranno perdere finché sarò in vita. Una giornata in cui tutte le donne, studentesse, infermiere, imprenditrici, dottoresse, giornaliste, manager d’azienda, ricercatrici, esponenti di ogni fascia sociale, si uniscono e mettono allo sbaraglio il paese. Cosa c’è di meglio? I primi tempi questo sciopero quasi non faceva paura a nessuno, ora i notiziari ne iniziano a parlare una settimana prima, ovunque. Scendono tutte in piazza, nessuna esclusa. Ed il mondo si ferma, perché senza di loro non riesce ad andare avanti. Aver dimostrato questo, è già una grande soddisfazione. Ma come sempre nella storia, ogni protesta ha una sua controprotesta, gli uomini non si sono mai sentiti deboli come oggi. Ecco perché sono nati gruppi estremisti che inneggiano al patriarcato come fosse un’ideologia e per questa ideologia ancora combattono. Ma nella mia vita ne ho viste di rivendicazioni ‘ideologiche’ sbagliate: gente che non aveva vissuto il fascismo tutto d’un tratto lo celebrava, persone che non credevano in Dio, improvvisamente difendevano il cristianesimo. Insomma, la nuova sommossa sessista non ha più potere e non fa più paura. Lo so, la loro violenza non potrà mai essere del tutto sradicata. Li abbiamo sconfitti, ma, come ho detto prima, non so se abbiamo vinto davvero.

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