I numeri o le vittorie: cosa serve per essere MVP?

Il premio al più forte?

Il premio di MVP, acronimo di Most Valuable Player, viene assegnato dalla NBA a partire dalla stagione 1955-56. In quell’occasione sollevò il trofeo un’innovatore del gioco, nonché futuro Hall of Famer, come Bob Pettit, ala grande degli Atlanta Hawks.

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Bob Pettit: il primo MVP della storia (1956)

Nelle successive 60 stagioni NBA il premio è stato assegnato ad altri 30 giocatori, dei quali Kareem Abdul-Jabbar, con i suoi 6 MVP, è il più titolato.

Per cercare di comprendere il livello dei giocatori premiati, vi basti pensare che tutti gli MVP ritiratisi da almeno due anni sono inseriti nella Hall of Fame. In poche parole, l’Alta Società della palla a spicchi.

Ma qual è il valore del premio al Migliore? Va specificato, innanzitutto, cosa intendiamo per Migliore.

Cito dall’Oxford Dictionary: “Valuable: 1.1 Extremely useful or important”. Tradurre “Valuable” con “Migliore”, quindi, è perlomeno riduttivo. Sarebbe più corretto considerare l’MVP il giocatore più utile/importante PER la propria squadra.

La corsa al titolo 2017

La margherita dei candidati MVP 2017 è andata via via sfogliandosi nel corso della stagione. Ad un certo punto i candidati erano addirittura 6: LeBron James, Kawhi Leonard, Isaiah Thomas, Kevin Durant, James Harden e Russell Westbrook.

Proprio gli ultimi due, a tre gare dalla fine della Regular Season, sono gli unici veri pretendenti al trono. Cerchiamo di capire chi dei due ha più chance di portarsi a casa la tanto agognata statuetta.

Perché scegliere Harden

James Harden sta concludendo la sua quinta stagione agli Houston Rockets. Per numeri, leadership e risultati di squadra, di gran lunga la migliore della sua carriera.

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L’espressione di James Harden quando gli dici che non merita l’MVP

Innanzitutto le Stats: 29.2 punti, 8.1 rimbalzi e 11.2 assist. Dati impressionanti, da Leader Maximo dell’intera Lega. Peccato che in questo campo ci sia chi fa meglio di lui…

L’impatto del Barba sui risultati della propria squadra rappresenta, invece, il vero punto di forza nella corsa all’MVP.

A distanza di un anno, infatti, gli Houston Rockets sono passati dall’ottavo record ad Ovest al terzo assoluto dell’intera NBA (dietro solamente a Warriors e Spurs). Questa impennata non è dovuta all’assemblaggio di un roster ipercompetitivo, né dall’inserimento in squadra di All-Star: il tutto è opera del Barba e di coach D’Antoni che ha avuto l’intelligenza di disegnare una squadra attorno alla propria stella.

Se è vero che l’MVP è il giocatore che, con il suo gioco, riesce a portare la squadra e i compagni ad un altro livello, allora la candidatura di Harden è più che legittima.

Perché scegliere Westbrook

Russell Westbrook si è trovato, per la prima volta in carriera, a non dover dividere il palcoscenico con compagni ingombranti. Dopo l’addio di Kevin Durant della scorsa estate, il go-to-guy degli Oklahoma City Thunder è lui.

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Non dite a RW che non vincerà lui l’MVP

E le stats lo confermano: 31.7 punti, 10.7 rimbalzi e 10.4 assist di media a partita. Disumano. A tre gare dalla fine della RS, le cifre gli garantiscono di concludere una stagione con una tripla doppia di media. Dopo Oscar Robertson nei primi anni ’60, altra era cestistica, è il primo a far registrare numeri tanto sensazionali.

A differenza di Harden, tuttavia, RW ha preso l’intera stagione come una sfida uno contro tutti. I Thunder, infatti, pur concludendo con l’accesso ai play-off, fanno registrare solamente il sesto record ad Ovest. Troppo poco per l’MVP?

Russell di fatto ha messo in piedi un one-man show ad ogni occasione, forzando tantissimi assist e andando a rubare, letteralmente, rimbalzi in testa ai compagni. Il tutto per portare a casa un record che ha dell’assurdo per il livello odierno della Lega.

Quanto contano le vittorie e quanto contano le stats

Nell’intera storia della NBA ci sono stati solamente 2 MVP appartenenti ad una squadra con un record complessivo negativo, tutti molto lontani nel tempo: proprio Pettit nel 56 e Abdul-Jabbar alla sua prima stagione ai Lakers nel 1975-76.

L’Era Moderna del basket americano inizia, convenzionalmente, con la Rivalità tra Magic Johnson e Larry Bird a metà anni 80. Proprio da allora, l’MVP è stato sempre assegnato a giocatori le cui squadre avevano fatto registrare uno dei primi tre record in Regular Season.

Detto questo, sembra chiaro chi sia il candidato principale. Harden è stato il giocatore che più di Westbrook è riuscito ad essere valuable, importante per i risultati di squadra.

Tuttavia, quello che sta facendo RW ha dell’incredibile e non può non essere considerato.

Probabilmente il premio lo meriterebbero, per motivi diversi, entrambi. Che la Lega possa prendere in considerazione un ex-aequo? D’altronde l’anno scorso abbiamo assistito al primo MVP unanime della Storia, magari quest’anno assisteremo ad un’altra prima volta.

Daniele Mengato

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