NASA – Scoperti 7 pianeti simili alla nostra Terra. Trappist -1 è il loro centro gravitazionale

Scoperto sistema planetario a 40 anni luce dal nostro sistema solare

In questi giorni, la Nasa ha annunciato la scoperta del più grande sistema planetario osservato fin’ora dalla Terra, composto di pianeti molto simili, per via ipotetica, al pianeta azzurro. Al suo centro, la protagonista nana rossa Trappist -1.

Due pianeti orbitano nella fascia abitabile innanzi alla nana rossa Trappist -1
Undated handout photo issued by Massachusetts Institute of Technology of an artist’s impression of two planets passing in front of the “ultracool” red dwarf star Trappist-1.

Se c’è vita, allora sarà già accaduta prima di poterla raggiungere

Per coesistere nel medesimo attimo, sulla stessa Terra non può essere in tutti i punti la stessa ora, il sole scalfisce più orizzonti contemporaneamente e, in quel mentre, ne lascia congelare altri. Per esistere nello stesso momento, lo spazio è plasmato dalla distanza e il tempo è quella serie di istanti fissati a fotografia e proiettate in ogni luogo dell’universo.

Volgiamo lo sguardo al cielo e quanto lontano staremo guardando? E nulla di ciò che stiamo scrutando sta realmente accadendo, ma o è già avvenuto o si verificherà. È un asse, inclinato e condizionato dal punto di osservazione. Così, nel giro di una mezza esistenza umana vissuta alla velocità della luce, quei pianeti hanno oscurato una “piccola” zona luminosa, orbitando intorno a una nana rossa (è una stella di classe spettrale M8 D – catalogo Simbad), una stella più piccola e fredda del nostro Sole, delle dimensioni paragonabili a quelle di Giove. TRAPPIST-1 è la possibile fonte di calore di sette pianeti gravitanti intorno a essa, tre dei quali vagano nella fascia di abitabilità e pertanto potrebbero essere ospitanti di acqua allo stato liquido.

Pianeti in scala, confronto tra i due sistemi planetari
Questa infografica mostra alcune rappresentazioni artistiche di come potrebbero apparire i sette pianeti in orbita intorno a TRAPPIST-1 – inclusi alcuni possibili oceani d’acqua – insieme a immagini dei pianeti rocciosi del Sistema Solare. I valori delle dimensioni e dei periodi orbitali di tutti i pianeti sono indicati per confronto; i pianeti di TRAPPIST-1 sono tutti di dimensioni paragonabili a quelle della Terra.

Troppo lontana anche per essere fotografata

La tecnologia attuale non ci consente di avvicinarci a tale ipotetica presenza di vita, in qualunque forma essa si sia manifestata o si potrà sviluppare. Con la sonda più veloce ad oggi a nostra disposizione, lo spazio è percorribile, in assenza di umanità a bordo, a 70 km/s. 160 mila anni per sbarcare su un pianeta forse vissuto. Nemmeno i telescopi sono tanto potenti da catturare una luce così distante e nessuna immagine di quel sistema planetario a 40 anni luce da noi, nella costellazione dell’Acquario, è ancora stata scattata.

Trappist -1, la “fredda” nana rossa

Il nome dato alla stella deriva dal Transiting Planets and Planeteslmals Small Telescope south, un telescopio da 60 cm di apertura, installato all’Osservatorio di La Silla sulle Ande. La funzione di tale apparecchiatura, insieme a un suo gemello installato nell’emisfero nord, è quella di monitorare un campione di stelle nane, al fine di scoprire nuovi pianeti.

Sole e Trappist - 1 a confronto
Questa immagine mostra il Sole e la nana ultrafredda TRAPPIST-1, in scala. La debole stella ha un diametro pari all’11% del diametro del Sole e ha un colore molto più rosso.

Arroganti abitanti alla periferia della galassia

Siamo inseriti in un contesto, deformato e plasmato da un tessuto spazio-temporale, definiti e fluenti in un’infinità di sistemi, dinamiche e forme, in cui tutto accade nel medesimo istante ma in momenti differenti a seconda di chi e da dove si osserva. Pecchiamo forse di presunzione nella supposizione per cui qualcosa può essere vita solo se similare al nostro pianeta, un piccolissimo sassolino alla periferia della galassia?

 

Alessia Savoini

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