italiano

Alla ricerca del nuovo talento italiano

L’Italia avrà un nuovo campione?

Diversi i giocatori interessanti, ma da chi può realmente ripartire il movimento italiano?


La situazione del calcio italiano è quantomai difficile e priva di sbocchi. Non sembra esserci ancora quella rivoluzione da tanti auspicata e il nostro movimento rimane impantanato in una fanghiglia di difficoltà economiche e di talenti inespressi. Ci sono alcuni giocatori  talentuosi, che potrebbero far parte di una nazionale del futuro, ma esiste un potenziale campione? Un uomo a cui la nazionale italiana possa aggrapparsi?

Insigne e Verratti?

In questo momento, i due giocatori italiani più forti si chiamano Verratti e Insigne. Talentuosi, con esperienza internazionale e hanno già dimostrato di poter giocare ad alti livelli. Tuttavia, in nazionale hanno spesso e volentieri fallito. Forse sono sopravvalutati, forse rendono solo in un certo contesto di squadra, forse non sono stati messi in condizione di esprimersi ai loro livelli (soprattutto Insigne). In ogni caso, non hanno saputo trascinare la nazionale verso un destino migliore, anche se ne hanno avuto l’occasione (soprattutto Verratti). L’impressione è che entrambi siano ottimi giocatori, ma non fenomeni, non trascinatori nel senso moderno del termine. Non Neymar, non Griezmann, non Kroos, non Isco: tutti giocatori che sono stati fenomenali nel dare apporto alla propria nazionale e che hanno dimostrato di essere campioni assoluti a livello mondiale. 

Finti talenti o sopiti da un contesto fallimentare?

Bernardeschi?

Ci sono diversi giovani italiani che sembrano pronti al salto di qualità. Il primo è Bernardeschi, che potrebbe essere stato danneggiato da un passaggio frettoloso alla Juventus. Una situazione in cui la competizione è massima e in cui non bastano una o due buone prestazioni per assicurarsi il posto da titolare (chiedetelo a Douglas Costa). Uno stato da comprimario da cui è effettivamente difficilissimo uscire, se non dimostrando qualità fenomenali di cui Bernardeschi non dispone. Non mi sembra essere lui il nuovo fenomeno che stiamo cercando, anche se con una crescita graduale può diventare un giocatore di sicuro affidamento per la nostra Nazionale. 

Verdi, Chiesa?

Verdi è forse il giocatore italiano tecnicamente più talentuoso al momento. Resta tutta da comprovare la possibilità che diventi grande. D’altronde, giocare nel Bologna senza particolari pressioni è poco indicativo per valutare realmente le capacità di un giocatore. Inoltre, all’unica presenza in nazionale Verdi ha fallito. A quasi 26 anni, sembra un po’ tardi perché possa diventare il campione italiano del futuro. Per Chiesa vale invece il discorso opposto. Caratterialmente è quasi sempre un valore aggiunto, gli mancano le capacità tecniche per poter fare sempre la differenza. Prevedo una fulgida carriera per il talento della Fiorentina, ma mi sento di dire che non possa raggiungere livelli da campione assoluto a causa di alcuni limiti naturali.

Belotti?

Resta ancora da decifrare la reale caratura di Belotti, uno dei grandi tradimenti di questo inizio di stagione. Uno degli attaccanti su cui sono state riposte più aspettative e che pare essersi perso nel momento di massimo splendore. Che sia un periodo di appannamento o che sia stato casuale quell’anno e mezzo ricolmo di gol? Sarei più per la prima ipotesi, ma mi sento di dire che Belotti vada ancora fortemente messo alla prova per darne un giudizio reale. E aggiungo che non sia il fenomeno che per qualche mese abbiamo pensato fosse, ma un buonissimo attaccante con tanti pregi e tanti difetti (specialmente tecnicamente parlando).

Cutrone?

Cutrone gli assomiglia. Ammirevole la rabbia con cui gioca, altrettanto evidenti alcuni limiti tecnici e il fatto che ogni tanto si estrani dal gioco. Deve migliorare, ma sembra abbia la giusta voglia per poterlo fare. In generale, è fortemente indicativo il fatto che abbia saputo brillare in questa stagione di depressione totale in casa milanista. Lui, Chiesa e sono i talenti italiani che, per dirla con un termine scurrile spagnolo, hanno più cojones. In questo momento, ci serve come il pane gente come loro. 

Qui è nata una stella o rimarrà uno dei picchi della carriera di un buon attaccante?

Centrocampo? 

A centrocampo abbiamo pochissimo, il nome maggiore è quello di Pellegrini. Ammirevoli le sue prestazioni all’Europeo, possiede tutte le caratteristiche per diventare un grande centrocampista. Classe, grinta, inserimenti e coraggio. La speranza è che dopo questa prima fase di ambientamento nella nuova squadra, sappia imporsi nel centrocampo giallorosso. Troppo presto per dire se possa diventare un campione, ma la strada potrebbe essere quella giusta. Cristante è l’altro nome forte, su cui però ripongo più dubbi. Si sta mettendo in luce per i molti gol, ma gli manca ancora un po’ di presenza all’interno delle gare, non domina a centrocampo. Potrebbe diventare un valido giocatore in vista Nazionale, ma difficilmente un perno.

La difesa?

Come quasi sempre nel corso della storia italiana, è in difesa che va cercato il talento. Spinazzola e Caldara continuano a dare ottime indicazioni in questo senso, anche se andranno visti al di fuori del sistema Atalanta (che ha fatto sembrare fenomeni anche Gagliardini e Kessié). Tuttavia mi sentirei di scommettere su di loro: Spinazzola è fisicamente e tecnicamente fortissimo e Gasperini gli sta insegnando benissimo come svolgere la doppia fase. E’ già pronto per la Juve e può diventare uno dei terzini più forti del panorama internazionale. Caldara deve migliorare tecnicamente, ma ha già un ottimo senso della posizione, colpo di testa e capacità fisiche. Poi c’è Rugani, anche lui un po’ inibito dalla grandezza e forza della rosa juventina. Un centrale di sicuro affidamento, anche se non si può parlare del nuovo Nesta o Cannavaro. 

Donnarumma?

E’ lui il vero campione della nazionale del futuro, con capacità fisico-atletiche-tecniche visibilmente superiori alla media. Vedremo se l’opera di Raiola riuscirà a offuscare il diamante più splendente che l’Italia abbia sfornato negli ultimi anni. Sarebbe un’impresa anche per il procuratore che può tutto. Tuttavia Gigio è un calciatore emozionale e non abbastanza intelligente per rendersi conto di quale sia la scelta migliore. E’ un tallone d’Achille che potrebbe non causargli particolari danni, ma che potrebbe anche distruggerlo.

Da chi ripartiamo?

La nazionale italiana deve ripartire dalla sua più grande dote storica: la compattezza della squadra. In un contesto positivo e tatticamente costruito nella giusta maniera, si può creare un gruppo che possa darle un futuro. Non ci sono fenomeni naturali (l’unico è in porta) e bisogna rendersene conto. Ma una rosa di ottimi giocatori, e ne abbiamo diversi che possano raggiungere questa “ottimizzazione”, con un grande allenatore e in un giusto contesto, potrebbero fare grandi cose. Aggiungo che bisogna buttare dentro fin da subito i giovani. Bisogna costruire i nostri giocatori, bisogna dar loro esperienza. Bisogna che si feriscano, che provino esperienze anche psicologiche nuove (per esempio, giocare sapendo che tutta Italia li guarda), confrontarsi con giocatori differenti in contesti differenti. Bisogna puntare su di loro: perché anche in mancanza di talenti puri, questa nazionale può e deve costruirsi un futuro migliore. 

 

Rispondi