Ripulire gli Oceani con Ocean Cleanup

 

Ripulire gli oceani? Sì, dal 2018

Boyan Slat e il suo progetto di pulizia degli oceani


Simulazione del progetto Ocean Cleanup, da www.huffingtonpost.it

Boyan Slat è il 22enne olandese che potrebbe rivoluzionare la questione rifiuti plastici nei nostri oceani.

Boyan Slat & The Ocean Cleanup

Siamo nel bel mezzo dell’Era della Plastica“: inizia così il discorso del giovane Boyan in una conferenza di Ted – Technology Entertainment Design – marchio di conferenze statunitensi gestita dall’organizzazione non-profit The Sapling Foundation. È il 2012, Boyan ha solamente 18anni e si ritrova a parlare di un problema enormemente sottovalutato “dai grandi” di fronte ad un pubblico di scienziati, ingegneri e, soprattutto, di fronte al popolo del web.

C’è chi sogna di fare il pirata, chi la principessa e chi, come Boyan, decide di occuparsi di inquinamento plastico quando ancora frequenta le medie. È qui che trascorre un anno e mezzo ad informarsi sulla tragica situazione dei nostri mari e sui problemi legati alla loro pulizia. Ed è qui che emerge il concetto di pulizia passiva. L’idea principale del progetto è lasciare che le correnti oceaniche facciano il loro lavoro: un’installazione di schermi a forma di U canalizza la plastica verso un unico punto centrale. In questo modo la plastica concentrata può essere recuperata rapidamente e spedita a terra per essere riciclata.

Col tempo sono state apportate delle modifiche di miglioramento: anziché fissare degli schermi sul fondo marino a grandi profondità, The Ocean Cleanup applicherà degli ancoraggi per garantire che questi schermi si muovano più lentamente della plastica. Insomma, anzichè pensare alla tipica barriera massiccia per limitare la fuoriuscita di rifiuti, immaginate una lunga barriera galleggiante composta da un tubo di plastica e una sorta di rete che, scendendo fino a 600 metri di profondità, potrebbe trattenere i rifiuti di passaggio.

Il problema dei rifiuti in mare

Il progetto nasce da uno dei più pericolosi allarmi del Ventunesimo secolo: l’inquinamento marino. Molte zone oceaniche strabordano di rifiuti di plastica e noi comuni continentali, abituati ai sacchetti che galleggiano qua e là sulle spiagge di Rimini, non ci rendimo conto di quanto questo problema affligga il nostro pianeta.

A causa delle correnti, sembrano essere cinque le isole di spazzatura esistenti: solo nell’Oceano Pacifico si contano 150 milioni di tonnellate di rifiuti che, in particolari zone, superano addirittura la concentrazione di plancton. Boyan aveva infatti ideato Ocean Cleanup per ripulire l’Oceano Pacifico, ed in particolar modo il Pacific Trash Vortex, altrimenti chiamato Great Pacific Garbage Patch, una zona in cui le correnti marine tendono a spingere la maggior parte dei rifiuti finiti in acqua. The Ocean Cleanup ha calcolato che se nessuno intervenisse, entro il 2050 gli oceani conterrebbero più plastica che pesci.

The Ocean Cleanup, da www.theoceancleanup.com

The Ocean Cleanup oggi

Ad oggi l’idea di Boyan Slat ha accumulato una quota di finanziamenti che supera i 30 milioni di dollari, ed è per questo motivo che sembra plausibile la messa in pratica di Ocean Cleanup già nel 2018. Inizialmente, invece, la pulizia era stata programmata nel 2020. Le stime di Boyan e del suo team parlano di un possibile netto miglioramento nel corso di soli 5anni dall’avvio del progetto: infatti, il 50% dei rifiuti del Pacific Trash Vortex potrebbe essere recuperato e riciclato. Senza la barriera di Slat, e dunque soltanto con l’aiuto delle correnti naturali, gli umani ci metterebbero circa 79mila anni a ripulire le acque dalla plastica.

Only if we realize change is more important than money, money will come“, letteralmente “Solo se se comprendiamo che il cambiamento è più importante dei soldi, i soldi arriveranno“: la dichiarazione di un ragazzo, oggi 22enne, che si è confrontato con il mondo dei grandi dandoci l’impressione che, a volte, essere grandi non basta.

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