Olimpia Milano: Costruire per distruggere

Quando ci si trova davanti ad una società professionistica sportiva, soprattutto di grande livello, si deve gioco forza fare i conti con una certa impossibilità ad avere una visione completa della situazione. Con questo articolo quindi non si vuole dare una risposta al quesito che fra poco ci porremo, quanto si prova a riunire i vari indizi che possiamo cogliere dal cammino europeo di Milano.

La domanda è di quelle da un milione di dollari: al termine della stagione regolare di Eurolega, l’Olimpia Milano al netto delle previsioni di lotta per la conquista di un ticket per i playoff si ritrova con un bottino di 8 vittorie e 22 sconfitte, all’ultimo posto in classifica; perché?

High Hopes

la stagione di Milano parte all’insegna delle buone aspettative; le vittorie dei tre trofei nazionali nella stagione precedente, uniti agli innesti di mercato di esperienza e valore internazionale raccontano l’ambizione della società meneghina di approdare ai playoff di Eurolega. Finalmente, dopo anni passati a smantellare e ricostruire da zero sembra che questo sia l’anno buono per poter fare un passo in avanti nell’evoluzione competitiva della squadra.

L’Eurolega comincia sotto i migliori auspici: alla prima di campionato l’Olimpia stende il Maccabi Tel Aviv al Forum in un finale al cardiopalma; i segnali sono buoni, i titoli e le dichiarazioni del giorno dopo sono speranzosi.

Nessuno lo dice, ma molti ci credono. In fondo Milano ha giocato bene, ha risposto alle insidie del Maccabi ripartendo in contropiede e garantendo una difesa solida quando necessario. Gli innesti sembrano già ambientati alla perfezione, Alessandro Gentile pare aver trovato la serenità con la fascia di capitano affidata a Cinciarini. Coach Repesa è l’uomo forte al comando e la dirigenza sta sondando il mercato per portare a casa un lungo che faccia rifiatare Raduljica nei momenti in cui decide di non dominare sotto i ferri.

Allo stesso modo si concretizza la vittoria in Turchia sul Darussafaka, è evidente la maturità e la freddezza con cui la squadra vince e convince.

La via è lunga ma Milano sembra aver trovato mentalità e gambe per percorrerla.

 

Grinta

Cadere può succedere

Olympiakos e Real Madrid, una dopo l’altra due sconfitte pesanti contro due vere e proprie corrazzate e serie pretendenti al titolo. L’Olimpia gioca le due partite con la consapevolezza di essere sulla carta inferiore, sono due test importanti per una società che vuole crescere. La cartina di tornasole però è impietosa. Non sono infatti le due sconfitte a mettere in luce le prime crepe nella costruzione milanese, quanto il modo in cui giungono.

Mentre infatti può essere comprensibile perdere terreno sotto i colpi di veri e propri fenomeni come l’ex senese Green in forza alla squadra del Pireo e Sergio Llull, specialista iberico del tiro fuori dall’arco, coach Repesa sottolinea in entrambi i post partita la fragilità difensiva della propria squadra. La mentalità carente e la deconcentrazione hanno segnato il fossato che separa l’Olimpia dalle grandi Euopee.

Capitan Cinciarini si allinea alle dichiarazioni dell’allenatore croato sulla necessità di esprimere una maggiore cattiveria difensiva. Il concetto è semplice: in Eurolega è importante difendere meglio piuttosto che lottare a fare un punto in più degli avversari.

Motivazioni (?)

La trasferta a Bamberg giunge nel momento adatto per mettere alla prova le doti mentali della squadra. Gli esiti non sono buoni: i campioni d’Italia cedono la vittoria alla squadra dell’ex Melli. Milano difende bene per i primi 18’ salvo poi lasciarsi recuperare dai tedeschi con un grande break a cavallo dell’intervallo lungo. Dopo è una psicosi di strappi positivi e amnesie difensive che portano alla sconfitta all’overtime. I problemi sono ancora tutti lì, il salto di qualità è ancora rimandato.

Intanto Raduljica stenta, dopo un buon avvio di stagione le sue prestazioni non convincono: paga il poco atletismo in difesa e non è coinvolto a sufficienza in attacco. A Bamberg Milano deve fare a meno anche di Macvan (il migliore fino a questo momento) per un problema fisico.

L’Olimpia torna in serie A, vero campo di allenamento e di prova per la squadra strafavorita per il titolo finale. A Torino i meneghini vincono con difficoltà, ancora una volta con un punteggio molto alto. Coach Repesa esplode in conferenza stampa.

Per un allenatore che nella sua storia ha avuto squadre che facevano della difesa e dell’agonismo il loro punto di forza non è più accettabile una situazione in cui “Tanti giocatori non vogliono piegare le gambe e pensano ai loro numeri personali”. Durante il duro sfogo invita tutti i giocatori a trovarsi un’altra squadra (“Non so se qualcuno però vuole prenderli. Siamo andati sul mercato dopo Maccabi, spagnoli, greci e Cska e nessuno li ha presi”) e indica il punto di non ritorno: “Allenamento doppio domani: o piegheranno le gambe o vanno fuori. Sto anche pensando a soluzioni a livello individuale, sono tantissimi a rischio. Purtroppo”.

“Selfish”

Il gioco si è rotto

Nelle due partite successive la squadra inizia a mostrare segni di miglioramento; vincono con Anadolu Efes e Baskonia in casa mostrando buoni sprazzi di agonismo difensivo.

Un piccolo particolare però salta alla luce: Alessandro Gentile non mette piede in campo nel secondo tempo contro i baschi; il coach interpellato sull’argomento parla di un motivo che “è nostro e rimane dentro la società”.

A chiudere il primo ideale ciclo di partite è la bruttissima sconfitta in casa della Stella Rossa, con prestazioni rivedibili non solo difensivamente ma anche nella più familiare zona offensiva, il baratro ritorna vicinissimo.

Milano dopo la partita contro i serbi della Stella Rossa inanella una serie di nove sconfitte consecutive. Tutto parte da qui, dai giorni che i meneghini vivono fra Belgrado e Kazan. Una sconfitta al Forum contro i favoriti del Fenerbahce (in equilibrio più per demeriti dei turchi che per meriti milanesi) e quella più pesante contro l’Unics Kazan che al momento aveva vinto solo due delle precedenti partite, subendo 100 punti da una squadra che ne realizzava in media poco più di 70.

A quattro giorni dalla sconfitta di Kazan arriva la doccia ghiacciata: Ale Gentile se ne va. A certificarlo un comunicato congiunto del presidente Proli e del giocatore. La frattura mai ricomposta è da ricondursi all’estate 2016 quando il più giovane capitano della storia dell’Olimpia aveva auspicato il passaggio in NBA poi non avvenuto. Alessandro Gentile se ne va e porta con sé i suoi pregi e i suoi difetti.

Milano affonda sotto i colpi di un CSKA senza De Colo e Teodosic, perde senza reagire ad Istanbul contro il Galatasaray e viene contestata duramente durante e dopo la peggior prestazione dell’anno in casa contro il Panatinaikos.

A Barcelona la musica non cambia, senza Simon infortunato l’Olimpia continua a sprofondare. Adesso anche la panchina di Repesa vacilla, sembra non riuscire ad invertire il ruolino negativo della squadra. Milano è lontana tre partite dai playoff, in fondo alla classifica.

L’anno 2016 finisce con l’ennesima sconfitta, questa volta per mano dello Zalgris Kaunas, e con le dichiarazioni del presidente Proli sulla conferma di roster e allenatore a favore della continuità di progetto. Intanto Milano perde anche Sanders per un problema alla schiena, l’involuzione di Raduljica è un mistero, l’assenza di Gentile si fa sentire e la depressione all’interno dell’ambiente smantella anche ciò che aveva di buono la squadra di Armani: l’attacco ha perso la sua potenza di fuoco.

cosa NON è stato Raduljica quest’anno

Trovare nuovi stimoli

I primi giorni del 2017 certificano l’uscita di Milano dalla lotta per i playoff, con la sconfitta contro il Fenerbahce e quella drammatica contro il CSKA (101-64), e l’inizio di un nuovo periodo. In questo momento per l’Olimpia è necessario cambiare rotta anche con cambiamenti drastici per non lasciare che la disfatta europea influenzi anche il cammino in Italia.

Tre vittorie in quattro partite (alternate solo alla sconfitta in casa del Real Madrid capolista) riaccendono la fiammella dell’ottimismo; scendono in campo gli italiani fornendo ottime prestazioni individuali ma soprattutto il cambiamento è riscontrabile nel gioco di squadra, come sottolinea più volte Repesa. Milano sembra aver trovato la quadra difensiva e con essa è tornata anche una buona produzione offensiva, sembra quasi che la squadra giochi a mente sgombra dalle pressioni essendo ormai fuori dalla lotta playoff.

Ultimi

Dopo la sconfitta con l’Efes l’Olimpia chiude la sua Eurolega. Seguiranno altre 8 partite, di cui 7 sconfitte. Infortuni più o meno gravi, le solite amnesie difensive.

La campagna europea termina al Forum, fra i fischi assordanti del pubblico, con una sconfitta pesante (91-68) per mano dell’Unics Kazan, reduce da dodici sconfitte consecutive.

Cosa rimane dell’Olimpia di settembre?

Il mercato fallimentare; gli innesti che dovevano portare qualità ed esperienza spesso si sono rilevati inefficaci e nel caso di Raduljica addirittura nocivi; senza considerare il mancato acquisto di un centro che potesse far rifiatare il serbo (salvo poi l’acquisto tardivo di Kaleb Tarczewski) e la sottovalutazione di una perdita importante come quella di Gentile.

La situazione infortuni con giocatori costretti allo stop per lunghi periodi, sfortuna e sovraccarico di impegni si sono uniti ed in alcuni momenti hanno ridotto le rotazioni effettive a soli sette giocatori.

La mancanza di aggressività difensiva sulla quale si è focalizzato coach Repesa per tutta la stagione ha portato un crollo anche nella fase offensiva, vero fiore all’occhiello di questa squadra.

La questione mentale: i black out sono un leitmotiv che si è ripetuto durante ogni partita della stagione. La sfiducia all’interno dello spogliatoio durante la serie di dieci sconfitte consecutive che ha di fatto compromesso il cammino europeo non può essere additata alle pressioni esterne che in un ambiente ambizioso come Milano non verranno mai a mancare.

La fortuna di una società sportiva è che il giorno dopo la fine di un percorso ne inizia subito uno nuovo. La nostra speranza però è quella che non ci si ritrovi di nuovo ad assistere ad una demolizione completa; non tutto è da buttare e Milano non può più permettersi di correre dietro all’ennesima ondata di ricostruzione totale. La società intesa come dirigenza, staff medico, staff tecnico, roster è chiamata ad un’analisi profonda delle proprie strutture, alla ricerca di una solidità che permetta ai campioni d’Italia di affrontare una nuova annata di Eurolega che sia finalmente all’altezza della sua storia.

 

Alessandro Billi

 

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