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Open Homes: l’Airbnb dei rifugiati

Airbnb, in collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio e Refugees Welcome Italia ha lanciato il progetto “Open Homes Rifugiati”. Vediamo di cosa si tratta

E’ un’iniziativa che nasce dall’idea della società leader mondiale dell’ospitalità, Airbnb, per aiutare i migranti a trovare una casa pronta ad accoglierli.

Per il momento è attiva solo nel milanese. Ma è un buon inizio ed un buon esempio di solidarietà, in questi giorni di chiusura totale ai rifugiati.

 Questi ultimi, arrivano da ogni parte del mondo. Per rifugiato si intende un individuo costretto ad abbandonare il proprio paese natale a causa di guerre, crisi economiche o persecuzioni per motivi razziali, religiosi e d’orientamento sessuale.

Basta entrare nel sito di Airbnb (QUI) creare un account, registrare la propria casa e selezionare le cause che si decide di sostenere. Gli host, possono decidere con quale frequenza aprire le proprie case e per quanto tempo possono rimanere gli ospiti. 

La Comunità di Sant’Egidio e Refugees Welcome Italia, sono le prime organizzazioni italiane ad aver aderito al progetto. Queste potranno verificare l’offerta e prenotare posti letto in base alle esigenze.

L’Host può decidere inoltre se mettere a disposizione l’intera casa o solamente una stanza. 

«Dal 2013, a fronte dell’emergenza profughi, assistiamo a due Europe: da un lato l’Europa dei muri, dei fili spinati, dei respingimenti e di chi è indifferente ai morti in mare.

Dall’altro l’Europa delle associazioni e dei tanti cittadini che vogliono aiutare in modo solidale i profughi, anche inventando forme innovative di Welfare. Sono due Europe entrambe vere, anche se paradossalmente opposte.

Apprezziamo particolarmente questo progetto con Airbnb perché ci permette di contribuire a costruire l’Europa dei ponti e non dei muri»

ha spiegato Stefano Pasta, Responsabile dell’accoglienza profughi a Milano della Comunità di Sant’Egidio.

A lui fa eco Germana Lavagna, Presidentessa di Refugees Welcome Italia.  «È un’occasione importante che dimostra come, mettendo insieme community di cittadini, sia possibile dare risposte concrete a problemi reali».

E’ un progetto nato 5 anni fa. Fu utilizzato per la prima volta nel 2008 per mettere le abitazioni private a disposizione di chi è in difficoltà .

«La prima volta è stato a New York, con l’uragano Sandy, per raccogliere le necessità di chi era rimasto senza casa. Da allora abbiamo offerto la nostra assistenza in 65 calamità naturali.», racconta Calcaterra, presidentessa di Airbnb Italia.

«Abbiamo iniziato ad occuparci di migranti nel 2015, con l’emergenza nei Balcani. Vogliamo continuare farlo. L’obiettivo è fornire ospitalità a 100.000 persone nel mondo nei prossimi cinque anni».

Luna Riillo

 

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