Academy Award

And the Oscar goes to…

Tutti all’ombra della statuetta più ambita: quando la notte degli Oscar è l’occasione migliore per accendere il dibattito cinematografico.

Mancano ancora poche settimane e poi, finalmente, i riflettori di mezzo mondo saranno puntati su uno degli appuntamenti mondani più famosi d’America. E no, questa volta Donald Trump non c’entra. Non sarà lui il protagonista, almeno non direttamente, della cerimonia che si terrà sotto le sfavillanti luci del Dolby Theatre di Los Angeles. Parliamo invece del rito più importante dello showbiz americano, la notte della 89ª edizione degli Oscar del 26 febbraio 2017.

Il tappeto rosso che porta alla cerimonia degli Oscar
Ingresso del Dolby Theatre (Kodak Theatre) di Los Angeles

Superficialità e cultura cinematografica

Affidata al celebre conduttore televisivo Jimmy Kimmel, la serata si annuncia evento imperdibile per tutti gli appassionati di cinema e non solo. Perché la cerimonia per l’assegnazione degli Oscar è un evento dalla portata immensa. Esso restituisce alle grandi star hollywoodiane, in una sola notte, tutto quel fascino celestiale che avevano nell’epoca d’oro del cinema americano del secondo dopoguerra. Abiti sbrilluccicanti e rumors su presunte relazioni tra colleghi conferivano agli attori, chi dà quindi un corpo e un volto al processo cinematografico, il potere di affascinare chiunque, facendo avvicinare al mondo del cinema anche gli spettatori meno appassionati.

Perché il cinema è fatto di storie che meritano di essere raccontate, è uno dei mezzi attraverso il quale fare informazione. Se le luci della mondanità hollywoodiana illuminano una vastissima fetta di mondo attirando la sua attenzione, beh, allora ben vengano lustrini, scarpe mozzafiato e commenti al vetriolo.

I maggiori candidati

Tutta questa leggerezza fa poi da trampolino di lancio anche ad opere di grande spessore culturale, quei film che portano sul grande schermo tematiche complesse e a volte decisamente drammatiche. È il caso di Manchester by the Sea, film drammatico sui delicati equilibri familiari e l’elaborazione del lutto, che vede tra i protagonisti Casey Affleck, fresco vincitore del Golden Globe come Miglior attore in un film drammatico, e la talentuosa Michelle Williams.

Oppure Moonlight, opera divisa in tre parti (infanzia, adolescenza ed età adulta del protagonista), che ripercorre la vita di un afroamericano omosessuale con difficoltà nell’adattamento alla propria società. Anch’esso premiato col globo d’oro, sempre più termometro dei possibili vincitori alla notte degli Oscar, come Miglior film drammatico. E poi ancora La La Land (Damien Chazelle) e Arrival (Denis Villeneuve), tanto per citare quelli che probabilmente raccoglieranno il maggior numero di statuette.

Ci saranno poi, come è solito fare, le lunghe sfilate sul red carpet, le interviste, i ringraziamenti alle figure di riferimento dei singoli protagonisti (come dimenticare Maradona tra quelli citati da Paolo Sorrentino nel 2014) e le battute pungenti.

Incrociamo le dita!

Non ci resta che attendere le decisioni dell’Academy e fare il tifo per il bellissimo e italianissimo Fuocoammare, documentario di Gianfranco Rosi, candidato come Miglior documentario dopo l’esclusione dalla lista come Miglior film straniero. la speranza è quella di portare, ancora una volta, un film italiano nell’olimpo dei vincitori.

Un'inquadratura del documentario candidato agli Oscar
Una scena del film sugli sbarchi di migranti a Lampedusa

Manca poco, cresce l’attesa. Non resta altro che aspettare e prepararci alla notte più lunga dell’anno (ma quale capodanno!), con popcorn, tazza di caffè e tanta voglia di cinema.

Alberto Mancuso

 

 

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