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Palma bruciata, Milano occidentalizzata

Palme e banani: gli agenti patogeni responsabili dell’epidemia di Islam


Che la palma torni a casa sua.

Una cosa difficile nella vita? Scrivere articoli come questo. Ebbene sì, anche se potreste pensare: be’, cosa c’è di difficile nello scrivere circa un atto vandalico nel cuore di Milano. Fidatevi, è la cosa peggiore. Siamo tutti abbastanza sicuri nell’affermare che la semplificazione esasperata di una questione sia indizio di stupidità, ma concepire il sillogismo Palma = Africanizzazione dell’Italia con conseguente sottomissione del cristianesimo all’Islam mi pare esagerato.

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Difendiamo l’Italia dalle piante islamiche

Ma cos’è successo di preciso il quel di Milano? Un gruppo di botanici cristiani estremisti ha deciso di ribellarsi contro il nuovo giardinetto davanti al Duomo. Come? Nella notte han dato fuoco ad una delle palme finite al centro della polemica per la loro connotazione religiosa. Io posso capire il discorso sulla globalizzazione dei luoghi culturali italiani, il discorso sullo stile di tale progetto, ma davvero fatico ad identificare l’islam in una palma. Dov’è il burka? Infatti, non c’è.

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Presidio di Casapuond Italia in Piazza del Duomo, Milano | credit: neXt Quotidiano

Ché poi lo so già, a fronte di questi fatti divento estremamente pignolo e irritante. Ad esempio, i militanti di Casapuond si sono informati di che tipo di palma si trattasse? Non credo, visto la specie in questione, la Chamaerops Excelsa, cresce in tutta la macchia mediterranea, compresa Sicilia e Liguria. Naturalmente il fatto della protesta contro il progetto dell’architetto Marco Bay è da considerarsi come una provocazione fine a se stessa. Inutile sottolineerei.  Anche perché la scelta di tale tipologia di piante si deve soprattutto alla resistenza al freddo e al contrasto con lo stile gotico del Duomo. Difficile rintracciare la corrente filo-islamica nella tradizione statunitense, soprattutto per quanto riguarda l’economia dei suoi colossi, come Starbucks.

Probabilmente ci fanno

Nonostante il totale nonsense della protesta basata sull’ideologia religiosa, purtroppo c’è chi condivide tale punto di vista, basti guardare i commenti sotto gli articoli usciti sui principali social network. Ma quindi mi chiedo, elementi come le palme, connotativamente associati al mondo arabo, possono favorire l’africanizzazione dei paesi occidentali? Bene, proviamo a seguire questa logica. 

Guardiamoci intorno. Cazzo, probabilmente siamo già stati conquistati. Tutta la frutta proveniente dal meridione ha, nella locuzione stessa del suo nome, una chiara impronta araba (albicocche/al-barquq; arance/narangia; limoni/limum). Mi fiondo dal benzinaio e organizzo il rogo. D’ora in poi mai più frutta che mi vuole africanizzare.

L’idiozia dilaga

Personalmente, il giardinetto finanziato da Starbucks lo trovo orrendo. Non per questo, però, mi sognerei di accostarlo ad una tematica come quella dell’immigrazione, non tanto per la simbologia socio-valoriale suscitata dalle palme, ma per i motivi reali diametralmente opposti a tali concezione.

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Innanzitutto bisogna saper distinguere il marketing dalla politica. Mi pare abbastanza chiaro l’intento del colosso statunitense nel suscitare scandalo. Vi sembra controproducente? Ricordate la politica elettorale di Donald Trump? Ecco, si gioca sul clamore, sul chiasso, perché nella realtà online conta questo, l’engagement, lo sharing, non c’è spazio per la tradizione. 

Gianluca Minuto

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