Paris, un italiano nell’Olimpo dei campioni?

Dominik Paris domina nella discesa libera della Streif, la pista che consacra i fuoriclasse dello sci

Kitzbühel. Pista Streif. Hausbergkante in vista, ancora qualche metro e ci arrivi. La fatica c’è, le gambe chiedono pietà, è il finale della tua discesa libera. Vedi il traguardo, pensi sia finita. Ma è proprio lì che inizia la vera Streif, la famosa Streif, la temibile Streif. Il salto dell’Hausberg non è difficile ma ti serve per preparare al meglio quel traverso verso sinistra, quella linea di cresta piena di insidie, salti e contropendenze, l’Hausbergkante (letteralmente lo spigolo della montagna di casa). Siamo al punto più difficile della discesa e probabilmente dell’intera coppa del mondo di sci. Se resti troppo basso rischi di schiantarti sulle reti, se invece resti alto vuol dire che hai frenato troppo. È tutta una questione di compromessi. Se sopravvivi poi, devi lanciarti a 140 km/h verso lo Zielschuss, con annesso salto finale. Poi l’agognato traguardo e il sospiro di sollievo, che arriva solo dopo che in un qualche modo ti sei fermato.

La parte finale della Streif
L’impressionante spettacolo dell’Hausbergkante e dello Schuss finale della pista Streif

La stagione di Paris

L’inizio di stagione 2016/2017 di Dominik Paris non ha rispettato tutte le aspettative che il grande pubblico aveva posto in lui. Due terzi posti in Discesa libera finora male si adattavano alla maturità sciistica che ci si attendeva da parte del ventisettenne altoatesino. Sebbene le qualità tecniche unite a uno strapotere fisico e ad una scarsa volontà di rallentare in punti difficili l’abbiano reso uno dei discesisti più completi del momento, le pretese nei suoi confronti lo vogliono dominatore assoluto della discesa e non solo di alcune gare. Podi e piazzamenti ormai non bastano più, solo la vittoria può soddisfare le attese. E così ad offrire il riscatto ad una stagione sin qui opaca per lo sciatore italiano arriva il weekend più noto nella stagione sciistica, quello di Kitzbühel, con la discesa libera del sabato sulla Streif a farla da padrona.

La Streif

La Streif, situata sopra l’abitato di Kitzbühel in Austria, è di gran lunga la pista più famosa al mondo. Non è la più lunga, né quella con un dislivello maggiore, né quella che dura diù. È semplicemente la più difficile e la più bella. Le insidie iniziano fin dalla partenza con continui cambi di direzione e salti percorsi a velocità folli, costringendo gli atleti a uno sforzo fisico e a una concentrazione continui. Alcune parti della pista come la Mausefalle (un salto di ben 80 m), la Steilhang (una doppia curva con contropendenze assurde) o il Brückenschuss (una stradina strettissima di collegamento) sono ormai nomi comuni che il pubblico dello sci ricorda sin nei particolari più dettagliati. E poi c’è l’Hausbergkante e il traverso dei campioni posto nella parte conclusiva, punto nel quale molte teste sono cadute, perché se le gambe non ti tengono non ce la farai mai.

La gara

Sabato scorso il meteo regalava condizioni di sole ottimali e una neve dura e compatta, permettendo agli sciatori di sfruttare al massimo le caratteristiche della pista. Paris è sceso tra i primi, col numero 9, con l’obiettivo di fare meglio del compagno di squadra italiano Peter Fill, lo sciatore che al momento della sua discesa era in testa.  Dominik si è reso protagonista di una discesa ad alti e bassi nella parte alta, in alcuni tratti particolarmente brillante, in altri troppo trattenuto per non correre rischi. Ma nella parte finale l’altoatesino si è riscattato con una prestazione degna dei grandi campioni dello sci, mantenendo la velocità nonostante aver appoggiato le mani a terra, pennellando l’entrata dell’Hausbergkante e sparando un’accelerazione sensazionale nello tratto conclusivo. Primo, con quaranta centesimi di secondo su Fill. Da lì in poi l’ansia e l’attesa hanno preso il sopravvento, perché molti atleti ancora dovevano scendere e c’era il primo posto da mantenere. Grosse paure hanno riservato a Paris i vari Feuz (caduto all’Hausbergkante, sarebbe andato in testa sennò), Janka e i francesi Clarey e Giraud Moine. Ma nessuno di questi è riuscito a scalfire dal trono Paris, che nel frattempo riceveva il boato dei 60000 spettatori e i complimenti personali dai vari Schwarzenegger, Ecclestone e Lauda. Kitzbühel è sua.

Paris vincitore della Streif
Paris, al centro, premiato sul podio accanto a Giraud Moine e Clarey

Nell’Olimpo?

Forse non sarà la vittoria di una delle tante discese in programma quest’anno a renderlo il numero 1 assoluto. Forse varie cadute ed errori hanno aiutato la vittoria di Paris. Forse la fortuna stavolta è stata davvero dalla sua parte. Ma questa  è la Streif, questa è Kitzbühel e per Paris questa è già la seconda vittoria a Kitz, terza se si considera il Super-G del 2015. Statistiche alla mano i vincitori plurimi della Streif proprio delle comparse non sono (Maier, Eberharter, Alphand, Cuche…) e lo sciatore altoatesino merita di essere posto nell’Olimpo di questi campioni. Ed è proprio questa certezza che deve marcare il punto di partenza per Paris per poter diventare il più grande discesista che l’Italia si sia mai concessa.

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