A Pasqua si cancella la cultura

A pranzo con: musulmani, ebrei e cristiani

Oggi non si parlerà dell’ennesima crociata contro la commercializzazione di una festa Sacra. Forse perché ci si è resi conto della necessità di entusiasmare i bambini con racconti fantastici che facciano da sottofondo ad un tema complicato e malinconico. Così che da grandi riescano a maturare il vero significato delle feste religiose, in modo autonomo e disincantato.
Più probabilmente però, il motivo per cui si sentiranno meno critiche sulle profane attività commerciali del periodo di Pasqua, è molto più sconvolgente. C’è qualcosa di più importante da dire.

Lo sapevi che…

Per meglio comprendere tutto ciò che sta accadendo in questo disorientante 2017, sarebbe bene volgere uno sguardo alle radici della nostra cultura, che si diramano nei meandri della terra intrecciandosi inaspettatamente con i piedi di altri vecchi arbusti.
La Pasqua in particolare è una celebrazione religiosa dalle più svariate sfaccettature, una tradizione che si sussegue negli anni dei cristiani e non solo.

Le radici cristiane: la Pasqua cristiana celebra il passaggio da morte a vita di Gesù Cristo e il passaggio a vita nuova per i cristiani, liberati dal peccato con il sacrificio sulla croce.

Le radici ebraiche: come sappiamo, le tradizioni cristiane sono strettamente collegate alla cultura ebraica. La Pasqua ebraica, chiamata Pesach (“passare oltre”, “tralasciare”), celebra la liberazione degli Ebrei dall’Egitto grazie a Mosè.

La Pasqua in Islam: La Pasqua dell’Islam è una ricorrenza molto sentita che si rifà ad avvenimenti religiosi che gli stessi cristiani riconoscono. Questa è la cosiddetta festa del sacrificio: tale cerimonia, infatti, ricorda il sacrificio del profeta Abramo, primo patriarca dell’islam, nei confronti del figlio Isacco. Essa dura tre o quattro giorni e prevede l’uccisione di un capo di bestiame.

Omologazione e sterilizzazione della cultura

Come abbiamo visto, la Pasqua è una ricorrenza sentita da molte culture che seppur differenti e spesso in contrasto tra loro, condividono la volontà di celebrare le proprie tradizioni.
È da un po’ di tempo però che sulle terre cristiane si sta posando la nebbia dell’occultamento. La fiamma della fede sembra affievolirsi per soddisfare le esigenze religiose di chiunque abiti questo Occidente multiculturale.

Tutto ciò è simbolo di tolleranza e accettazione, ed è la comprensione il vero obbiettivo.

Ma esistono sul serio generosità e pazienza quando si tratta di religioni in contrasto?

Probabilmente no, a dimostrarlo recentemente sono Francia e Inghilterra.

Accade in Inghilterra

È tradizione che il National Trust, l’ente che amministra castelli e parchi del Regno Unito, organizzi ogni anno una caccia alle uova di Pasqua immersa nel verde. È un avvenimento aspettato con ansia dai più piccoli ma che allieta con un clima di festa e gioiosità anche gli adulti.

Quest’anno la festa verrà svolta in maniera diversa. Ogni riferimento alla Pasqua è infatti stato cancellato e la caccia alle uova verrà di conseguenza privata del suo significato.
La partecipazione al gioco, non era vietata alle famiglie non cristiane e per questo motivo in molti non hanno compreso questa azione. Forse i bambini non faranno caso al putiferio che la loro amata festa ha scatenato, ma non è questo ciò che conta. La caccia all’uovo di Pasqua era una tradizione, c’è chi vi partecipava solo per divertimento e chi in questo modo consacrava la sua fede. Perché cambiare le cose?

I bambini dovrebbero imparare a tollerare le differenze, a rispettarle. È giusto insegnare loro a cancellare o modificare ciò che è diverso per omologarlo al resto? Non è attraverso l’intolleranza e l’ignoranza che nascono i conflitti?

Accade in Francia 

Una notizia simile, sebbene più complessa, viene dalla Francia. Di seguito la spiegazione dell’accaduto con le parole di “Secolo d’Italia”.

 

Un rapporto pubblicato dalla fondazione “Terra Nova” sotto il titolo «L’emancipazione dell’islam di Francia» spiega che tutte le confessioni devono avere pari trattamento, perciò conviene «integrare almeno due nuove date», il Kippour (per gli ebrei) e l’Aid el Kébir islamico come giorni festivi, «sopprimendo i due lunedì che non corrispondono ad alcuna solennità particolare». Pasquetta e lunedì di Pentecoste, leggiamo. Non è uno scherzo.

“Tutte le confessioni devono avere pari trattamento”, fin qui tutto bene. Peccato che il fatto non sembra rispettare queste parole. Non si potevano giustificare le assenze dei ragazzi stranieri senza liberarsi di un patrimonio religioso e culturale connaturato all’occidente cristiano?

Ancora una volta si scambia l’omologazione per la comprensione. Se un cambiamento tirasse l’altro finiremmo in un mondo grigio, innaturalmente simile. Addio alle tradizioni.
Questa non è tolleranza, tolleranza significa rispettare le diversità altrui. Significa celebrare le proprie tradizioni perché cancellando la diversità non si impara a convivere, è accentandosi e rispettandosi che ci si riesce.

Eleonora Postai

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