TBP Serie A Awards – Peggior centrocampista

Ritornano gli Awards della Serie A, firmati Brockford Post

I migliori e i peggiori portieri, difensori, centrocampisti, attaccanti, secondo la nostra redazione sportiva. In aggiunta al voto, la motivazione della scelta. 


Stefano Uccheddu: Borja Valero

Quando ti chiedono che fine abbia fatto il vero Borja Valero…

Avete presente quando trovate – nella pagine degli annunci – il lavoro perfetto per voi, ma spunta il canonico cavillo scritto in carattere 4 con un font arzigogolato? Ecco, l’avventura di Borja Valero all’Inter è stata un’esperienza molto simile a quella di un disoccupato con un ottimo CV, ma un’età che non è più mascherabile con “l’esperienza”. La posizione lavorativa desiderata, per certi versi meritata sul campo, ma quel disclaimer illeggibile sul “cercasi palleggiatore di età non superiore ai 30 anni”, il povero Borja non l’aveva letto. Il problema, probabilmente, è insito anche nell’invecchiamento precoce dello spagnolo: 33 anni, ma il suo ciondolare per il campo lo assimila maggiormente a un giocatore pronto per la MLS o i lidi di Pechino. Parte come titolare inamovibile, ma rappresentando tutto il contrario dell’archetipo di trequartista spallettiano. Borja Valero è un semplificatore di gioco, non in grado di coprire vaste porzioni di trequarti a causa di un atletismo limitato. Imprigionato all’interno di tatticismi troppo complessi per la sua mobilità, l’ex Fiorentina perde immediatamente di efficacia nello scacchiere di Spalletti, tanto che l’allenatore toscano – da sempre suo grande estimatore – pare convinto di poterne fare a meno. Non a caso, la rincorsa dell’Inter nella seconda parte di stagione coincide con il “pensionamento” del regista spagnolo, che comunque troverà spazio da subentrato. Il tutto a dimostrazione di una vecchia legge del calcio italiano: i cambi sono importanti, specie per perdere tempo e, con le passerelle a San Siro di Borja, l’Inter s’è guadagnata l’accesso alla prossima Champions League.

 


Alfredo Montalto: Ledian Memushaj

“Da un grande potere derivano grandi responsabilità. Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta”

L’unico giocatore che è riuscito, cambiando squadra, a centrare due ultimi posti consecutivi in Serie A. Il buon Memu fino a febbraio continua ad essere inspiegabilmente titolare nella formazione campana, con medie voto scandalose e senza realizzare né assist né gol (nonostante faccia in media un tiro a partita). Siccome tutte le volte che ho visto giocare il Benevento mi sono a malapena accorto della sua presenza in campo, riporterò qualche statistica per spiegarvi la sua inutilità. Allora, sicuramente non è un interditore: mediamente vince 0.4 duelli aerei a partita, intercetta 0.6 palloni e vince 1.6 contrasti. Hetemaj fa due volte meglio di lui. Sarà allora un costruttore di gioco? Non pare proprio: 37.5 passaggi a partita (per farvi capire, Magnanelli quasi lo doppia) e viene battuto dal buon Magna anche sulla precisione degli stessi. Tutti dati di WhoScored. L’unica cosa positiva è che, al contrario dell’anno scorso, non ha sbagliato due rigori decisivi. Comunque da febbraio Memushaj non gioca più (scelta tecnica prima e infortunio poi) e il Benevento migliora a livello di gioco e risultati. Ora l’unica cosa interessante di tutto questo è sapere quale sarà la prossima neopromossa a cui appiopperanno Memushaj, così da andare a scommettere l’ultimo posto.

 


Alessandro Billi: Claudio Marchisio

Nella scelta della gif si scopre tutto il mio lato masochista. Vorrei intitolarla “cosa eravamo e cosa non saremo mai più”

Questo è un atto di dolore, voglio essere chiaro, sarò lamentoso e triste e deluso e affranto e arrabbiato. Claudio Marchisio è il principino per tutti gli juventini, un fratello, un figlio per ogni tifoso della Vecchia Signora. In lui sono ricadute le speranza de una nuova grande bandiera quando Del Piero si è ritirato e Buffon aveva già 34 anni, centrocampista di belle speranze, incursore di altissima qualità nell’anno del primo scudetto post calciopoli. Claudio viene dal vivaio della Juventus, è da sempre juventino e anche nel suo modo di comunicare c’è tanto di quello stile sabaudo storicamente legato ai bianconeri. Dopo il primo scudetto con Conte ne sono arrivati altri sei mentre lui nel suo processo di maturazione si trasformava da incursore a mediano/regista difensivo per sopperire all’assenza di un ricambio che facesse respirare Pirlo e per recuperare qualche minuto di quelli che gli stava togliendo l’esplosione di Pogba. Poi il maledetto infortunio al crociato, la riabilitazione infinita e il rientro in forma sempre più lontano. La scorsa estate durante il calciomercato una delle frasi più usate dai tifosi della Juve era “il nostro acquisto in più sarà il Principino” perché tutti credevamo nel rientro fra i ranghi di quello che era stato un giocatore di grande qualità ancora nemmeno vecchissimo, considerando i suoi 31 anni allora, ma soprattutto nel ritorno di una colonna nell’anno dell’abbandono di Buffon e Lichtsteiner e di quello paventato di Barzagli. Invece Claudio si è dissolto nelle pieghe di un infortunio più forte di lui, rallentato e ammorbidito. Ha calcato il campo da titolare nove volte e ha dato costantemente l’impressione di essere avulso dal gioco, ricordando le movenze del profeta Hernanes nell’anno in bianconero. Un assist nel 7-0 contro il sassuolo e vagonate di cambi di gioco e lanci lunghi con parabole lente e prevedibili fatte più per dimostrare di saperle fare che per una reale necessità di gioco. Marchisio forse sta chiudendo la sua carriera in bianconero in questa estate 2018, forse direzione USA o Cina, chissà? La speranza di rivederlo in campo nella prossima stagone è fleblie incrollabile, perché non si può essere juventini e odiarlo, Claudio è il nostro figliol prodigo e per quanto ci abbia delusi non vediamo l’ora di riabbracciarlo.

 


Luca Guerri: Roberto Gagliardini

Il Dottor Gagliardini opera in anestesia locale un paziente che soffre di formicolio acuto a tibia e perone. Rosso? Macchè! Si gioca

Prendere il posto di Geoffrey Kondogbia nella mediana interista e in questa speciale classifica non era assolutamente affar semplice ma Roberto Gagliardini, tutto sommato, si è difeso egregiamente. Del giovane centrocampista di belle speranze che vestiva il nerazzurro della Dea non v’è apparentemente più traccia. Eppure l’impatto con l’ambiente interista era stato piuttosto buono: 18 presenze e 2 goal dal suo arrivo a gennaio in quel di Appiano Gentile, a condire prestazioni di sostanza in mediana e una discreta pericolosità nell’area avversaria. Poi l’arrivo di Spalletti in estate, le rotazioni a centrocampo che non gli permettono di trovare continuità, le partite giocate a morsi e bocconi, qualche piccolo acciacco di troppo come quello che lo costringe a saltare il rocambolesco finale di stagione. A fine anno sono 30 le presenze in campionato, di cui 7 da subentrato; 5 volte sostituito; 8 ammonizioni (alcune tendenti al rosso, come quello su Mertens in Inter-Napoli) e 0 goal all’attivo. A tutto ciò si aggiunge qualche intervento incredibilmente non sanzionato (vedi gif sopra) sintomo di una condizione fisica e soprattutto mentale non all’altezza. Spesso lento, goffo, spaesato. Molto, troppo discontinuo, in un centrocampo in cui a onor del vero non brilla nessuno per continuità di rendimento. Capro espiatorio di una mediana che anche quest’anno ha arrancato, Gagliardini si becca la palma di peggior centrocampista nel centrocampo (in rapporto qualità giocatori/prestazioni fornite) peggiore d’Italia.

 


Alessandro Viglione: Maxime Gonalons

“T’ha salvato la campanella, t’ha salvato!”

Chi scrive è un tifoso ferito. Chi scrive è un tifoso deluso. Già perché io in Maxime ci credevo davvero  come scrivevo al suo arrivo. Credevo che un giocatore che ha fatto per tanti anni il capitano del Lione potesse arrivare a portare garra ed esperienza alla causa giallorossa. Credevo che avremmo potuto finalmente colmare quel vuoto lasciato dalla partenza di Keita e che il solo Daniele ormai prova a colmare da solo. Vedevo molti punti di contatto con il capitano giallorosso: buona tecnica nella gestione del pallone, ottima interdizione davanti alla difesa, carisma ed esperienza anche internazionale.
Ecco invece il “fu condottiero” Maxime è venuto a mancare proprio nelle qualità che maggiormente mi aspettavo da un giocatore con la sua storia e la sua esperienza: il carisma e la concentrazione.
Non che non si siano viste le sue qualità, ovviamente: tanta verticalizzazione, buon giro palla, a volte è sembrato un regista addirittura più “azzeccato” di DDR per il gioco di Eusebio.
Ma quando rivesti quel ruolo davanti alla difesa non puoi permetterti errori di concentrazione. È lì che le sue mancanze hanno fatto più male. È lì che più di chiunque altro, Maxime ha trafitto il mio cuore. L’ho sostenuto e difeso fin dall’inizio, finché la pesantezza della sua svogliatezza non ha frantumato anche l’ultimo baluardo della mia speranza.
All’alba dei suoi 30 anni, in piena maturazione, Gonalons non sembra intenzionato a lasciare la Roma. Se saprà rinascere dalle sue ceneri non so certo dirlo; tuttavia, caro Maxime, devi sapere che io in te ho creduto davvero e devi riscattare questa fiducia tradita. Fallo per entrambi. Fallo perché un generale Massimo, proprio a Roma, è un’immagine che non puoi più compromettere.

 


Albo d’oro:

  2016/17 2017/18
Stefano Uccheddu Rade Krunic Borja Valero
Alfredo Montalto Gerson Ledian Memushaj
Alessandro Billi Alberto Aquilani Claudio Marchisio
Alessandro Viglione F.C. Internazionale Maxime Gonalons
Luca Guerri Geoffrey Kondogbia Roberto Gagliardini

 

 

Viste le molte richieste, inseriamo i link dei premiati dell’anno passato:

Miglior portiere 2017  ————————— Peggior portiere 2017 

Miglior difensore 2017 ————————— Peggior difensore 2017

Miglior centrocampista 2017 ——————– Peggior centrocampista 2017

Miglior attaccante 2017 ————————– Peggior attaccante 2017

Miglior allenatore 2017 ————————— Peggior allenatore 2017

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